FinanziamentEuropei…un supporto in più per le Aziende Italiane

Con oggi apriamo una nuova rubrica all’interno di questo sito, con cui andremo a parlare di Bandi e Finanziamenti per aprire nuove possibilità di sviluppo per le Aziende Agroalimentari e creare così nuove opportunità di collaborazione con chi ha desiderio di muoversi in questo ambito.

matteo_fabbri.jpgLo faremo assieme a MATTEO FABBRI Laureato in giurisprudenza con una tesi in diritto dell’UE avanzato. Matteo lavora dal 2015 a Bruxelles e ha fatto parte per quasi un anno, del Gabinetto del Vice Presidente del Parlamento Europeo. Da Aprile 2016 lavora come Policy Advisor presso una società di consulenza per le PMI. Esperto in finanziamenti dell’Unione Europea, conosce quello che serve alle PMI agroalimentari per sostenere la propria crescita sui mercati internazionali.

Matteo, quali pensi siano le criticità principali per le Aziende del Settore Agroalimentare che si avvicinano al mondo dei Finanziamenti Europei?

Probabilmente le criticità maggiori per quanto riguarda i fondi europei, siano essi diretti o indiretti, sono a livello di comunicazione e di accessibilità. Penso che le aziende debbano essere messe in condizione di accedervi facilmente. Allo stato attuale esistono troppi ostacoli. E’ anche per questo motivo che nasce questa rubrica sui fondi europei all’interno di CulturAgroalimentare: per fornire alle aziende il “codice d’accesso” ai finanziamenti.

Che impressione ti sei fatto sulle attuali politiche europee di sviluppo per il settore Agroalimentare?

commissione-europeaMi sembra che le attuali politche europee stiano andando nella giusta direzione, ma si può sicuramente fare di più per tutelare le nostre imprese. In Italia abbiamo un patrimonio agroalimentare incredibile, come dimostrato anche dal primato nel numero di IGP e di DOP. In queste settimane è stata pubblicata la classifica di «Global Health Index», l’agenzia creata da Bloomberg, che valuta lo stato di salute della popolazione in base a diversi indicatori e l’Italia si è classificata al primo posto, grazie soprattutto alla dieta mediterranea e agli straordinari prodotti del nostro territorio. Questa ricchezza va tutelata ed esportata. Pensa che in Gran Bretagna è stato introdotto un sistema di etichettatura dei prodotti agroalimentari cosiddetto “a semaforo”, che considera, ad esempio, il Parmigiano Reggiano più nocivo di una diet cola, danneggiando le aziende e fuorviando il consumatore. In questo l’Europa deve essere vigile.

E adesso, quale bando particolarmente interessante ti senti di suggerire al nostro pubblico?

In questo momento c’è un bando veramente valido: il programma EU Gateway.

Tuttavia, è mia intenzione parlarne più approfonditamente nel mio primo articolo qui su CulturAgroalimentare.

Quindi…continuate a seguirci!!

Vino e Vigne biologiche – Convegno UNIVPM ed AIS Marche

Il 21 Aprile scorso, presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali, si è tenuto un interessante convegno sulle tecniche biologiche in vigna ed in cantina.

Tecniche Biologiche in Vigna ed in cantina

Sono intervenuti docenti dell’Università Politecnica delle Marche, esperti e tecnici di importanti realtà vitivinicole marchigiane e dell’A.S.S.A.M. (Agenzia Servizi per il Settore Agroalimentare delle Marche).

Si è partito considerando il cambiamento dei vini negli ultimi anni: a cosa è dovuto? Come sta evolvendo l’enologia, in seguito alla sempre maggior richiesta e produzione di vino biologico (ma anche biodinamico/naturale, ecc…)?

La superficie vitata a bio ha superato i 4.000 ettari nelle Marche. L’interesse dei viticoltori è in crescita e si sposa con il discorso della sostenibilità.

Sandro Nardi, del servizio fitosanitario regionale ASSAM, ha poi iniziato il suo intervento, concentrandosi sui prodotti ammessi in regime di agricoltura biologica: questi hanno persistenze minori rispetto a quelli usati nella tradizionale o nell’integrata e, dunque, necessitano generalmente di un numero maggiore di interventi.

La viticoltura biologica nelle Marche è in aumento e il nuovo Piano di Sviluppo Rurale ha allocato risorse dedicate proprio a questo settore. È dal quadro normativo che si desumono gli interventi che si possono fare in campo.

L’allegato 2 del regolamento CE 889/2008 è molto dettagliato al riguardo, elencando tutti gli  antiparassitari autorizzati in agricoltura bio.

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Generalmente, le molecole devo esser ottenute da estratti naturali e non da sintesi chimica.

Feromoni, piretrine naturali (estratti da piante tipo il crisantemo), olii vegetali, microrganismi, sostanze di origine organica ed inorganica (con limitazioni sui quantitativi per anno e per ettaro); poi vi sono sostanze corroboranti, che si possono utilizzare in abbinamento ad altri prodotti oppure con finalità collaterali, ma non con scopo primario.
Le possibilità ammesse in bio sono, ovviamente, in evoluzione e ogni anno bisogna ricontrollare la lista di prodotti ammessi ed autorizzati.

Le avversità principali sono costituite da:

crittogame –> peronospora (contrastabile con sali di rame, prodotti alternativi al rame, come l’olio d’arancio dolce. Da mezzo kg a due kg li di prodotto per ettaro per unico intervento, ma non più di 6 kg di prodotto all’anno);
 oidio (zolfi bagnabili o polverulenti);
⁃ botrite (alcuni bacilli e bicarbonati di potassio. Rame e zolfo in parte);
 mal dell’esca.

Ha preso poi la parola il professor Gianfranco Romanazzi (docente di patologia vegetale) che è intervenuto ribadendo subito un concetto molto importante: gli apporti di prodotti fitosanitari sono maggiori in agricoltura bio rispetto a quelli dell’agricoltura tradizionale ed integrata; 6 kg per ettaro per anno di rame sono il limite consentito.

Vi sono poi altri prodotti che si possono utilizzare: sono possibili tentativi con polvere di propoli più rocce che si è visto poter portare anche ad una riduzione di circa il 50% delle malattie, mentre col rame la riduzione arriva, spesso, ad oltre il 90%.

Il rame si accumula e resta sul terreno e sul legno di potatura anche mesi dopo i trattamenti.

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Poltiglia bordolese ed idrossido di rame sembrano i prodotti più efficaci, nelle annate scarsamente piovose. Interessante il chitosano che protegge da peronospora ed induce resistenza nelle piante, soprattutto nelle annate piovose.

E’ stato poi il turno della professoressa Paola Riolo (docente di entomologia generale ed applicata) che ha parlato di due “odiosi” parassiti della vite: la tignoletta e Scaphoideus titanus.

Lobesia botrana è un lepidottero tortricide che depone un uovo all’interno dell’acino. Svolge tre generazioni all’anno: di conseguenza tre volte all’anno si ha il pericolo di danni, prima sui fiori e poi sugli acini. Gli adulti sono attivi a temperature superiori ai 15°C (con un optimum di 25°C) ed umidità relativa del 40/70%. Le larve possono causare danni anche all’olivo.

I danni sugli acini sono poi utili per Botritis cinerea, che può sfruttare i fori sugli acini per penetrare ed ammuffirli. La pioggia ostacola i voli di queste farfalline ed estati calde e secche ne ostacolano lo sviluppo (umidità relativa inferiore a 40% e temperature superiori a 30°C). Bisogna fare rilevamenti della presenza degli adulti piazzando trappole a feromone specifiche per i maschi. Così si realizzano le curve di volo che danno indicazioni su quando eseguire i trattamenti, osservando al contempo i danni sui fiori e sugli acini. La soglia di intervento è il 5%. Confusione sessuale con erogatore di feromone sintetico.

Altro mezzo di contrasto è il Bacillus thuringensis che deve intervenire sulle larve appena sgusciate.  In ultimo si possono usare specifiche neurotossine.

Per quanto riguarda S. titanus, invece, i trattamenti sono da effettuare nelle ultime fasi giovanili, generalmente verso giugno, con le Piretrine.

E’ intervenuto poi Gabriele Tanfani (Agronomo dell’Azienda Bucci) che ha voluto precisare subito che il vino biologico è l’unico normato dal legislatore a livello comunitario.
“Oggi ci sono dei contributi per chi fa biologico, ma quanti sono quei produttori che lo hanno fatto per scelta e lo avrebbero fatto anche senza contributi?” Quesito interessante che ha poi stimolato una piacevole tavola rotonda.

Concimazione, potature ed inerbimento: la vite deve mangiare poco ed esser sana.

Il biologico, se fatto seriamente, permette di esaltare le caratteristiche di un territorio perché ne limita al massimo le possibili “alterazioni esterne” dovute alla chimica.

Giuliano D’Ignazi (Enologo dell’Azienda Moncaro), ha iniziato il suo intervento da una considerazione: la crescita del 280% del biologico negli ultimi 10 anni. La prima normativa comunitaria sulle coltivazioni biologiche risale al 1991, la normativa CE 203/2012, invece, riguarda le tecniche di vinificazione.

Si è passato da una enologia “curativa” ad una preventiva. L’utilizzo delle biotecnologie è in crescita anche nella viticoltura tradizionale e, in generale, l’utilizzo della chimica sta diminuendo perché non consente di fare una vera qualità e non è rispettoso dell’ambiente.

Il vino è un bene di piacere, che deve emozionare, quindi il vino biologico deve essere piacevole e gustoso almeno quanto quello non biologico.

10 mg/l di solforosa sono il limite per non inserire la dicitura “contiene solfiti” in etichetta. Limite difficile da non superare anche per chi fa biologico.

Tutte le aziende di questo settore hanno controlli documentali, con riscontri analitici sul campo e sul vino. Se non si costruisce la qualità in campagna, con uve sane, l’enologo non può fare miracoli in cantina ed il risultato finale sarà comunque mediocre e necessiterà di maggiori trattamenti.

Giuseppe Camilli (Responsabile settore vitivinicolo ASSAM), si è invece concentrato sula sostenibilità che deve essere economica, ambientale e sociale.

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Utilizzando alcuni dati riportati da infowine.com, Camilli ha parlato di sostenibilità come di un percorso in cui non vi è un punto di arrivo: col progredire delle conoscenze, si potranno avere sempre più prodotti maggiormente sostenibili.

Il dibattito si è avviato alla conclusione con un “ping pong” tra Marco Menghini (presidente associazione agronomi marche) e la professoressa Oriana Silvestroni che hanno parlato dell’importanza di una corretta gestione del vigneto possibilmente fin dall’impianto. Il vino biologico deve essere piacevole e forse anche di una qualità sensoriale maggiore rispetto a quello da agricoltura convenzionale perché l’uva dovrebbe esser ancor di più segno del territorio di provenienza.

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Esistono oltre 20 enti certificatori, il cui codice è riconoscibile dalla sigla “Lit bio” riportata sull’apposita etichetta del biologico, ma la cosa più importante resta sempre quella di conoscere le cantine e capire se queste stanno facendo biologico per scelta etica od economica, in quanto l’approccio, almeno in prima battuta, è sensibilmente diverso.

Il futuro potrebbe essere l’utilizzo sempre maggiore di varietà ibride di vigna maggiormente resistenti ad oidio e peronospora che potrebbero essere una soluzione per ridurre l’impatto ambientale dei trattamenti.

Discorso diverso è per il biodinamico che non è necessariamente garanzia di una maggior qualità, ma solo del rispetto di una determinata filosofia. Prima bisogna essere biologici e poi certificarsi Demeter per entrare nel novero dei produttori biodinamici, i cui prodotti finali si avvalgono esclusivamente  dell’uso di lieviti indigeni, riprodotti di anno in anno e non liofilizzati.

Un pomeriggio di vera “CulturAgroalimentare” che si è concluso nel migliore dei modi: un piccolo rinfresco, accompagnato da vini tutti rigorosamente bio, di Aziende Marchigiane.

Come sempre, tutte le foto di questo evento sono disponibili sulla Pagina Facebook di CulturAgroalimentare.com cliccando qui.

Only Wine Festival…la festa dei giovani produttori

Notevole successo di pubblico per la quarta edizione dell’Only Wine Festival di Città di Castello, bella cittadina non lontana da Perugia.

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Complice la presenza di alcuni tra i più famosi e stimati sommelier d’Italia e del mondo, l’evento ha fatto registrare oltre 8.000 biglietti venduti soltanto nella prima giornata.

Numerose le iniziative e le degustazioni organizzate in italiano ed in inglese: il genere di attività che fornisce un concreto supporto alla crescita di tutto il movimento che ruota attorno al mondo del vino.

Only Wine Festival 2017 - foto 82Il cuore pulsante del festival è stato allestito nel centro storico della città, dove oltre 100 espositori hanno avuto modo di mostrare, far assaggiare e vendere i propri prodotti. A due passi dall’edificio che ha accolto la quasi totalità delle aziende espositrici sono state allestita due “dependance”: una dedicata alle bollicine Trento Doc ed una per alcuni produttori internazionali, tra cui anche uno della Georgia (Gvymarani), con una produzione di circa 1000 bottiglie di Orange Wine…una chicca che non potevo non provare.

Molto positivo il riscontro da parte delle cantine con cui ho avuto modo di scambiare qualche chiacchiera, a riprova dell’importanza di mainfestazioni come questa che permettono a quelle realtà condotte da giovani imprenditori e/o di dimensioni limitate di mettersi in evidenza.

Only Wine Festival 2017 - foto 5Simpatica l’idea di organizzare gli speed wine, degustazioni educative agili e stimolanti, capaci di coinvolgere il pubblico anche grazie alla bravura dei relatori. Personalmente ho partecipato a quella condotta in lingua inglese dal miglior sommelier del mondo, Luca Martini, dedicata alla Calabria. Bella la spiegazione della discrepanza tra maturazione fenologica e tecnologica delle uve, utilizzata per i vini, molto caldi ma forse “un po’ sgraziati”, proposti in degustazione.

Altro momento intetessante a cui avuto il piacere di partecipare è stato quello inerente la consegna dei premi conferiti da Wine Tv a 10 produttori:

Only Wine Festival 2017 - foto 2– Miglior bianco premio Wine Tv: La posta, Verdicchio dei Castelli di Jesi classico superiore. Casaleta azienda vitivinicola;
– Miglior rosso premio Wine Tv: Amarone della Valpolicella. Le Guaite di Noemi;
– Miglior bollicina premio Wine Tv: Dosaggio zero, metodo classico. Tenuta Decugnano dei Barbi;
– Miglior dolce premio Wine tv: Piera Dolza, Torchiato di Fregona. Cantina produttori Fregona;
Only Wine Festival 2017 - foto 93– Miglior autoctono premio Wine Tv: Aculei, Barolo. Cantina La Bioca;
– Miglior vino qualità/prezzo premio Wine Tv: Friulano. Azienda Agricola Valentino Butussi;
– Azienda Green premio Wine Tv: Podere Pomaio;
– Miglior Etichetta premio Wine Tv: Janù Montepulciano d’Abruzzo. Jasci & Marchesani;
– Vino originale premio Wine Tv: Vin de la Neu. Nicola Biasi;
– Viticoltore dell’anno premio Wine Tv: Elena Fucci. Azienda Agricola Elena Fucci.

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Una bella occasione per conferire il giusto riconoscimento all’impegno ed alla professionalità che ogni giorno questi imprenditori mettono nel proprio lavoro.

Clicca qui per il video integrale della premiazione.

Altre due ulteriori “estensioni” interessanti di questa mainfestazione, si sono sviluppate a ridosso della bellissima Cattedrale di Città di Castello ed hanno riguardato il mondo della birra e quello degli wisky e dei sigari. È stato esaltante assistere in diretta alla realizzazione, totalmente a mano,  di un vero sigaro “Made in Italy”.

Tanti gli assaggi di vini meritevoli di un plauso, i compimenti e le strette di mano con produttori già conosciuti oppure incontrati per la prima volta.

Come sempre, tutte le foto di questo evento sono disponibili sulla pagina Facebook di CulturAgroalimentare.com cliccando qui.

Sicuramente un evento che deve crescere e che sembra avere tutte le carte in tavola per attestarsi stabilmente nella cerchia delle manifestazioni più importanti del nostro Paese. Assolutamente consigliato.

Only Wine Festival 2017 – Città di Castello

22 E 23 APRILE 2017, CITTA’ DI CASTELLO (PG): ONLY WINE FESTIVAL 2017

Neanche il tempo di archiviare il Vinitaly che già un altro evento importante sul mondo del Vino bussa alle porte: la quarta edizione dell’Only Wine Festival.

Only-Wine-Festival-2017-Città-di-Castello

Organizzato da Fiera Show in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier e patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole, la mostra mercato si terrà nel Centro Storico di Città di Castello, in provincia di Perugia, questo weekend: 22 e 23 Aprile 2017.

Only Wine Festival si propone come il Salone Nazionale dei Giovani Produttori e delle piccole Cantine: più di 100 piccole cantine gestite da produttori “under 40”, esporranno, faranno degustare e venderanno il meglio della propria produzione.

A differenza del Vinitaly, infatti, in questo tipo di evento sarà anche possibile acquistare singole bottiglie (oltre 350 le etichette disponibili!!).

Ecco l’elenco completo delle cantine selezionate dall’Associazione Italiana Sommelier per l’evento:

A seguire, invece, l’elenco delle Cantine Ospiti:

A questo link , invece, l’intero programma della manifestazione.

onlywinefestival2017L’edizione di quest’anno si preannuncia particolarmente interessante per tutte le attività proposte: oltre alle degustazioni libere (sia di vino che di birre), infatti, vi saranno anche degustazioni guidate e minicorsi della durata di mezz’ora.

L’ingresso ad Only Wine Festival è gratuito, ma, per poter degustare i vini o le birre presenti è necessario acquistare un ticket, il cui prezzo varia a seconda del tipo di esperienza prescelta: con un ticket da 15 Euro (acquistabile cliccando qui) si ha diritto a 5 degustazioni libere presso i banchi di assaggio delle cantine + 1 Trentodoc + 1 only Wine International con compreso calice e porta bicchiere.

E’ possibile scaricare una degustazione omaggio, cliccando qui.

Only Wine Festival 2017, Città di CastelloPresente anche una sezione dedicata alle birre artigianali presso l’area Only Beer. Acquistando un ticket da 10 euro si ha diritto a 5 degustazioni assieme ad un calice ed al portabicchiere.

L’ospite d’eccezione di Only Wine Festival 2017 è l’Istituto Trento DOC, con oltre 43 etichette del famoso Spumante di Montagna nelle varianti Bianco, Rosato, Brut, Millesimato e Riserva, che sarà possibile assaggiare presso l’Area Trento DOC.

Only-Wine-Festival-2017-Città-Castello-PGSi parlerà molto di riconoscibilità enologica e comunicazione con gli Speed Wine: corsi di avvicinamento alla degustazione della durata di mezz’ora. Si potranno, così, apprendere le regole fondamentali per una corretta e piacevole degustazione.

Interessanti ed utilissimi tour, inoltre, guidati sempre da sommelier AIS e riservati a piccoli gruppi, permetteranno di andare alla scoperta delle eccellenze regionali e degli abbinamenti migliori.

All’interno di Only Wine Festival quest’anno anche una sezione speciale dedicata al Whisky Club Italia: l’Only Whisky. Qui si terranno anche alcuni Master per la guida alle degustazioni dei migliori Whisky del Mondo. Cliccando qui puoi visualizzare lo specifico programma.

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Sigari, degustazioni guidate dai migliori Sommelier del Mondo (Luca Martini, miglior Sommelier del Mondo, Maurizio Dante Filippi, miglior Sommelier d’Italia in carica e Andrea Galanti, migliore Sommelier d’Italia 2015), vendite di vini per beneficenza, una mostra di pittura ed una sezione dedicata agli Champagne, ai vini della Borgogna, della Mosella e della Spagna (presso l’Only Wine International) sono le altre chicche che renderanno questo weekend davvero speciale.

In particolare sabato 22 aprile si terrà l’esclusiva cena-degustazione Only Wine Excellence: Luca Martini racconterà i cinque vini della selezione Only Wine International assieme allo Chef Hirohiko Shoda, che, invece, preparerà straordinari piatti in abbinamento.

In conclusione, dunque, riassumiamo i punti principali di questa IV edizione:

  • Dove??
    Palazzo Bufalini, piazza Matteotti 2, 06012 Città di Castello (Pg).
  • Quando??
    Sabato 22 Aprile: 12:00 – 23:00 | Domenica 23 Aprile: 11:00 – 22:00

Per ulteriori informazioni:
+39 389 127 68 72
email: info@onlywinefestival.it
www.onlywinefestival.it 

Se non abitate troppo lontani, vi consiglio di farci un salto. Io stesso ci proverò perché mi sembra davvero molto ben organizzata ed interessante.

#LifeInNorway – Gli Amici del Vino (seconda puntata)

Con questo post archivio ufficialmente gli ultimi appunti legati alla mia vita norvegese: non potevo, infatti, lasciare in sospeso una serata (la mia ultima serata all’interno del mitico gruppo degli “amici del vino”) durante la quale ho avuto modo di fare un po’ il “burattinaio”, coordinando un blind tasting che è stato davvero divertente e stimolante.

Per il secondo incontro degli “wine fellas”, ci siamo concentrati sui vini rossi, lasciandoci la libertà di provare a stupirci.

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4 italiani, 2 norvegesi e 2 francesi a degustare vini da tutto il Mondo, partendo dalla Spagna:
Lalama Ribeira Sacra, annata 2012, 12,5 gradi alcolici.
Menchia (90%) e Granacha (10%) i vitigni utilizzati per realizzare questo vino rosso tendente al violaceo, limpido ed abbastanza consistente, con un naso abbastanza complesso, intenso, ma non particolarmente fine. Sentori eteri di frutta sotto spirito e mora, per lo più i profumi percepiti.
Al gusto è secco, caldo, morbido, fresco, abbastanza tannico, abbastanza sapido, abbastanza intenso ma non molto equilibrato e non particolarmente persistente.
Insomma, un vino con troppi “abbastanza”, che, alla fine, non si lascerà ricordare.

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– Il secondo vino della serata è stato una gradevole sorpresa.
Etichetta e nome stravaganti: Pomin’Roll. Vendemmia 2014 e 13 gradi alcolici per questo “Grand Vin de Bordeaux”, dal colore rosso rubino intenso, limpido e consistente.
Intenso anche al naso, complesso e fine, regala profumi di mora, lampone, spezie leggere ed una nota alcolica dolcemente pungente.
In bocca è secco, caldo, morbido, fresco, con un tannino morbido, una bella sapidità ed un equilibrio interessante.
Di corpo ed elegante. Vino che supera tranquillamente gli 80 punti.

– Col terzo vino ci siamo spostati in Italia, per un prodotto piuttosto commerciale in Norvegia: il Piemonte Barbera DOC “Silenzio”, dell’azienda Pietro di Campo.
Annata 2015 e 13 gradi alcolici, la sua gioventù si palesa già nel bicchiere, con un rosso rubino tendente al violaceo, limpido e consistente.
Intenso, abbastanza complesso e fine, al naso regala note di prugne, marmellata di ciliegia e profumi riconducibili alla famiglia dei tostati (cioccolato e liquirizia in primis),
In bocca è secco, ma con un retrogusto molto morbido che ne affievolisce anche la percezione tannica, è gradevolmente caldo, fresco, con un buon corpo, fine ed armonico.
Media la persistenza, un Barbera piuttosto “scolastico” e “piacione” che potremmo definire “senza infamia e senza lode”; può risultare gradevole su formaggi a media stagionatura, gustati assieme a marmellate.

– Ci spostiamo ora in California per quello che è stato (a mio avviso, ma non solo) il vino della serata: Beringer Cabernet Sauvignon del 2015. 13,5 gradi alcolici ed un vino di colore rosso rubino intenso, quasi purpureo, impenetrabile, limpido e consistente.
Al naso è intenso, complesso e fine, in continua evoluzione all’interno del bicchiere: profumi tostati (liquirizia), speziati (cannella), floreali (violetta), fruttati (marmellata di ciliegia).
Secco, caldo, morbido…vellutato in bocca; fresco, sapido e con un tannino setoso. Buona anche la persistenza ed interessante l’evoluzione nel bicchiere. Piacevole la beva (leggermente vanigliata) ed il gusto che lascia in bocca. Un vino fine, equilibrato, elegante, da sposare con carni elaborate e verdure grigliate.

Come ultimi due vini della serata, ho deciso di lasciare ai miei “fellas” un confronto tra Pinot: uno Neozelandese ed uno Californiano.

– Il primo è il Matua, Pinot Noir Marlborough, annata 2015 con 13 gradi alcolici. Dal colore rosso porpora scarico, limpido e consistente, ha un naso intenso ma non particolarmente complesso, con una discreta finezza. Necessita di tempo per aprirsi e rilasciare note di ciliegia, pepe leggero, rosa, fragola.
In bocca è secco, caldo, morbido, molto fresco, con un tannino leggero, sapido, ma un po’ sbilanciato verso le parti dure. Lascia una bocca gradevole anche se, probabilmente, potrebbe esprimere qualcosa in più con un’ulteriore periodo di evoluzione in bottiglia. Da rivedere.

– Diverso il discorso per l’ultimo vino della serata: La Crema Monterey, Pinot Noir del 2014 con 13,5 gradi alcolici. Un bel rosso rubino di media intensità risalta nel nostro bicchiere, limpido e consistente. Anche in questo caso il vino necessita di tempo per aprirsi e farsi apprezzare, rivelando così un naso intenso, abbastanza complesso e fine, in cui risaltano la ciliegia, le spezie (pepe) ed i tostati (tabacco).
Secco, caldo, morbido, fresco, abbastanza tannico e sapido, questo vino ha fatto barrique e si sente.
Di corpo, fine e persistente, porta con se anche al gusto la lieve nota di pepe già percepita al naso. Gradevolissima.
La bocca è asciutta dopo aver bevuto questo vino e allora subito l’associazione coi piatti grassi viene da sè: piatti saporiti, aromtaitici, ma non troppo complessi potrebbero essere in grado di esaltare questo vino.

Insomma, una serata che, casualmente, ha visto la California “mostrare i muscoli” e proporci due vini davvero molto interessanti, di gran lunga i più meritevoli di un plauso.

Ora che sono tornato in Italia non sarebbe male creare un nuovo gruppo di “Wine Fellas” su Ancona e provincia per provare a continuare a “giocare col vino”…ma in maniera seria…
Any volounteers?

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Vinitaly 2017: una intensa giornata…

Siamo giunti all’edizione numero 51 del Vinitaly, la più grande fiera sul vino (e ormai sulle bevande alcoliche in generale) del territorio nazionale.
Mancavo a questo evento dal 2015 e, grazie anche al seguito di pubblico a cui tutti voi contribuite, quest’anno ho potuto parteciparvi in qualità di blogger. Ho, così, avuto accesso all’area stampa presso la quale mi sono appoggiato per alcuni importanti appuntamenti di lavoro; a differenza delle edizioni passate, infatti, questa edizione è stata per me più un’occasione di incontri e contatti utili che una rassegna di degustazioni ed assaggi vari.
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Ho potuto, così,  raccogliere le impressioni dei produttori e percepire una generale soddisfazione per l’organizzazione e la qualità dei contatti utili che le aziende presenti hanno potuto sviluppare quest’anno.
Interessanti le novità di questa edizione con l’inserimenti di un padiglione dedicato agli importatori ed alle aziende americane e russe, oltre alla presenza di diversi espositori di Saké dal Giappone.
Durante la prima parte della giornata, dopo aver raccolto informazioni utili per sostenere l’esame per la Certificazione WSET (Wine Spirit Education Trust) prossimo obiettivo nel mio percorso formativo, ho deciso di fare un salto in Sicilia per rivedere un vecchio amico, Leonardo Zerilli dell’azienda Terre Del Sole, ed assaggiare in anteprima la nuova versione del suo “Mariangela Rosso“, da quest’anno risultato del bland Nero D’Avola e Cabernet Sauvignon: un vino interessante e corretto che, a mio avviso, potrebbe anche offrire qualche interessante spunto evolutivo.
Sempre in Sicilia, ho avuto il piacere di conoscere Alagna Vini, una potenza del Marsala, oggi condotta dal professor Ercole Alagna, enologo e docente universitario che mi sono ripromesso di intervistare data la sua enorme competenza sui vini passiti e, per l’appunto, Marsalati.
E infatti proprio su questa tipologia di prodotti che si concentra la totalità della produzione di questa cantina, con un amontare produttivo annuo di oltre 300.000 bottiglie.
Ho quindi avuto il piacere di farmi condurre attraverso una degustazione dei loro prodotti:
– Marsala vergine (invecchiato 5 anni in botti di rovere da 55 hl).
19 gradi alc. Caramello, miele…Totalmente secco. Ottimo per aperitivi importanti con formaggi stagionati e salame piccante. Molto apprezzato in Usa, Brasile, Cina e Giappone.
Superiore S.O.M., sempre secco, ma meno impegnativo, 18 gradi. Minimo due anni di invecchiamento.
Liquirizia e tostati al naso.
Marsala fine (17,5 gradi alcolici). Semi secco. Tra il 4 ed il 10% di mosto cotto (aggiunto post fermentazione).
Un anno di invecchiamento.
Marsala superiore dolce. Oltre 10% di vino cotto. 18.5 gradi.
Zibibbo  (16,5 alcol). Aromatico, fruttato, fresco.
Miele, agrumati. Fermentazione bloccata con aggiunta di alcol.
Moscato (da uve appassite).
Colore aranciato, aromi simili a quelli dello zibibbo, corpo notevole, bella dolcezza e buona freschezza.
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Terminati questi primi assaggi, mi sono spostato nel padiglione (Sol&Agrifood) dove ho conosciuto l’azienda piemontese Antiche Delizie e assaggiato alcuni loro prodotti tra cui dei favolosi cioccolatini. Questo padiglione custodiva altre gemme interessanti tra cui il primo (probabilmente unico) produttore al mondo di aceto balsamico ottenuto da ciliege.
Breve pausa per un appuntamento e poi di nuovo in giro per gli stand.
Non potevo, infatti, esimermi dal visitare il padiglione delle Marche dove sono stato praticamente “placcato” dal Dott. Roberto Orciani che mi ha fatto assaggiare la sua ultima creazione: un Sangiovese maturato in anfore ottenute artigianalmente da terra del suolo marchigiano. Un incredibile esempio di vino naturale prodotto presso l’azienda Gagliardi di Matelica della quale ho anche assaggiato i Verdicchi.
Altro stand visitato è stato quello della cantina dei Colli Ripani, dove ho potuto provare qualcosa della nuova linea “numerata”, dal packaging davvero accattivante.
Non di soli vini, però, vive l’uomo… così, proprio quando un leggero languorino cominciava a bussare, ecco apparire dal nulla un interessante vassoio di prelibatezze proposte dallo chef Errico Recanati del noto ristorante “Andreina” di Loreto.
Ma il tempo è tiranno ed ecco che è già ora del mio appuntamento con un importatore norvegese: una piacevolissima chiacchierata che mi auguro possa portare nuove occasioni di collaborazione.
La giornata volge al termine ed, assieme ad un mio amico commerciale del Veneto, ci spostiamo ad assaggiare alcuni dei prodotti “Cantine del Notaio“: nobile manifestazione della potenza dell’Aglianico in tutte le sue declinazioni, dalle bollicine al bianco dolce…
Tutte le etichette sono collegate al mondo notarile e sono assolutamente eccellenti. Chicca di questo stand, l’abbinamento del bianco dolce Basilicata IGT “L’Autentica” con un favoloso panettone artigianale prodotto sempre nelle stesse zone di provenienza dei vini. Una vera delizia sensoriale…
Siamo quasi al “gong” finale e così avviandomi verso l’uscita, attraverso di nuovo il padiglione delle Marche soffermandomi presso lo stand di Monteschiavo Vini dove ho modo di scambiare quattro chiacchiere con il direttore commerciale e di rendermi conto di essere al cospetto di un’azienda con una proposta di vini dall’eccellente rapporto qualità/prezzo. Complimenti al mio amico Simone Schiaffino, enologo proprio di questa cantina!
P1030369Da Jesi a Matelica il passo è breve e così, quasi rischiando di farmi chiudere dentro,  concludo questa intensa giornata, con un buon sorso di Verdicchio di Matelica IGP “Colpaola”, presentatomi in maniera appassionata da Laura Migliorelli, dell’Associazione dei produttori di Verdicchio di Matelica.
A distanza di un mese esatto dal mio rientro in Italia,  questo Vinitaly è stato il primo evento di una certa rilevanza a cui ho partecipato ed ora sono pronto per nuove sfide e per continuare a raccontarvi il meglio di tutto ciò che ruota attorno al mondo del food and beverage.
Stay Tuned!