Verdicchio VS Chablis…

Il 9 marzo scorso, in occasione della 23esima edizione di Tipicità ho avuto il piacere di assistere ad una grande sfida: “il Verdicchio lancia il guanto allo Chablis“.

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Relatori:
– Stefano Isidori (Sommelier AIS, moderatore dell’incontro),
– Aldo Cifola (Az. Monacesca),
– Gianluca Garofoli (Az. Garofoli),
– Gualberto Compagnucci (Gran Maestro Sommelier AIS).

Lo Chablis: il bianco francese più blasonato al mondo. Il Verdicchio: il bianco italiano più votato dalle guide.”

Lo Chablis viene realizzato nella regione della Yonne-Chablis, a nord della Borgogna, vicino a quella alla zona dello Champagne. Si tratta di un paesaggio particolarmente affascinante, oltre che vocato a produzioni di qualità, con tanti piccoli villaggi situati su colline a degradare. Il vigneto dello Chablis si estende per circa 20 km in lunghezza, 4-5 in larghezza, senza interruzioni. Dal punto di vista geologico, il primo strato di terreno é costituito da sabbia, argilla e marne, il secondo strato da calcare e gesso e, infine, l’ultimo strato è composto da calcare argilloso e kimmeridgiano. (nota: Kimmeridge è materia organica costituita da fossili di ostrica. Si tratta di elementi fossili ricchi di minerali che danno sentori di selce o pietra focaia).
Sette grand cru, filari stretti e bassi: niente trattori, ma solo cavalli da tiro; inverni lunghi e freddi….viticoltura quasi estrema.
Lo Chablis é uno dei vini in assoluto più acidi e fa barrique proprio per ammorbidirsi. Vitigno: Chardonnay. Inizialmente si usavano le foillet: piccole botti da 131/132 litri e solo successivamente si è passato ad utilizzare le barrique e i tonneau.

Abbinamenti: piatti fini, ma soprattutto particolarmente grassi, proprio in funzione della sua acidità. Dalle ostriche, al salmone, dai crostacei, all’agnello, ai formaggi…

Il documento più antico che parla di Chablis risale al 510 d.C. Si tratta di un vino che è riuscito ad entrare già da tempo nelle grandi Maison e si è costruito la sua fama nel tempo. Per entrare nel club dei grandi produttori bisogna rispettare i crismi della filosofia produttiva dei secoli precedenti, pur confrontandosi col mercato globalizzato di oggi.

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Le Marche sono la seconda ragione più collinare d’Italia dopo l’Umbria e perciò godono di un microclima particolare e caratteristiche del suolo uniche, per via di una spinta tettonica che ha fatto alzare il suolo, laddove prima c’era il mare. L’escursione termica, inoltre, conferisce una maggior presenza di aromi e profumi primari.

Tre areali di produzione per il Verdicchio:
– sponda sinistra dell’Esino: Montecarotto, Castelplanio,
– sponda destra: più giovane, geologicamente parlando,
entrambe per la produzione del Verdicchio di Jesi;
– zona di Matelica.

Radon: polvere cosmica che ricade sui vigneti, conferendo una maggior mineralità.

Abbinamenti: vino equilibrati e sapidi, che si sposano bene coi paccheri allo scoglio, lo stoccafisso all’anconetana, grigliate di mare, fritti misti di carne e pesce, carbonara, olive ascolane, fino ai grandi formaggi e salumi.

“Il vino è storia e immagine di una tradizione e la forza del Verdicchio – ha voluto ricordare Alberto Mazzoni, presidente dell’IMT – è legata alle aziende ed agli uomini che le guidano. Stare insieme senza oscurare il vicino: 5 aziende hanno l’80% del territorio mentre le altre 90 hanno solo il 20%. Il Verdicchio è il vino più imbottigliato delle Marche: 18 milioni di bottiglie per 2.200 ettari di vigneti.”

E’ intervenuto poi Gianluca Garofoli (della più antica casa vitivinicola delle Marche), parlando dell’importanza della sperimentazione costante in vigneto ed in cantina, della passione e della ricerca che ha permesso di arrivare dove si è oggi, grazie anche all’opera di promozione che, tra produttori congiunti, consente di arrivare sempre più in alto. Per ottenere maggior successo, però, bisogna arrivare al consumatore, facendogli capire che il vino bianco italiano non è solo un prodotto da bere giovane…
L’Italia all’estero è ancora vista come pinot grigio da 6,99/9,99 dollari a bottiglia.
Quando nel 1981 Garofoli ha proposto sul mercato il “Macrina”, ha segnato un passaggio importante per il Verdicchio della propria cantina, cominciando ad impostare un prodotto capace di invecchiare in barrique. Dieci anni dopo, col “Podium”, si è dato vita ad un Verdicchio capace di resistere nel tempo, ma senza l’uso di barrique.

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E’ stata poi la volta di Aldo Cifola che ha voluto parlare dell’importanza del territorio come rappresentazione del prodotto che si affina negli anni, solo grazie all’esperienza. Lo sviluppo tecnologico non può prescindere, soprattutto per prodotti di qualità media, mentre per i top di gamma è bene fare un uso sempre mirato della tecnologia, sfruttando competenze aggiornate, per fare meglio ciò che si deve fare mantenendo sempre fede alla tradizione.
Matelica ha delle caratteristiche particolari: un Verdicchio che deve fare la Malolattica. Bisogna aspettare, quindi, il ritorno di una temperatura di almeno 20 gradi, che “costringe” i produttori a far “maturare” il vino su fecce fini, altrimenti si avrebbe un Verdicchio “di montagna”, troppo rustico.
Ci sono dei tratti (calcare, sali di potassio), legati alla natura geologica e pedologica del matelicese, che segnano il vino, rendendolo minerale e salato, con caratteristiche aromatiche particolari, che emergono con l’invecchiamento e che difficilmente lo Chardonnay riesce ad esprimere.
Miro era il soprannome del padre di Aldo Cifola e proprio da questo soprannome è nato il nome “Mirum”, riserva nata nel 1988 per festeggiare i 25 anni dell’azienda.

Un’iniziativa che ha fatto davvero apprezzare i nostri prodotti, che nulla hanno da invidiare ai tanto blasonati francesi, pur uscendo sul mercato con un pricing decisamente differente…

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Nella degustazione, infatti, lo Chablis “ha mostrato i muscoli” solo quando si è trattato di sbicchierare una riserva, capace di esprimere equilibrio ed armonia sia al naso che in bocca.

La sala intera, al di là di inutili campanilismi, ha decretato la vittoria del “Made in Italy”. Bisogna credere e puntare sempre di più nel nostro Verdicchio, un cavallo di razza per affrontare e vincere la sfida sui mercati internazionali!!

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