#LifeInNorway – Gli Amici del Vino (seconda puntata)

Con questo post archivio ufficialmente gli ultimi appunti legati alla mia vita norvegese: non potevo, infatti, lasciare in sospeso una serata (la mia ultima serata all’interno del mitico gruppo degli “amici del vino”) durante la quale ho avuto modo di fare un po’ il “burattinaio”, coordinando un blind tasting che è stato davvero divertente e stimolante.

Per il secondo incontro degli “wine fellas”, ci siamo concentrati sui vini rossi, lasciandoci la libertà di provare a stupirci.

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4 italiani, 2 norvegesi e 2 francesi a degustare vini da tutto il Mondo, partendo dalla Spagna:
Lalama Ribeira Sacra, annata 2012, 12,5 gradi alcolici.
Menchia (90%) e Granacha (10%) i vitigni utilizzati per realizzare questo vino rosso tendente al violaceo, limpido ed abbastanza consistente, con un naso abbastanza complesso, intenso, ma non particolarmente fine. Sentori eteri di frutta sotto spirito e mora, per lo più i profumi percepiti.
Al gusto è secco, caldo, morbido, fresco, abbastanza tannico, abbastanza sapido, abbastanza intenso ma non molto equilibrato e non particolarmente persistente.
Insomma, un vino con troppi “abbastanza”, che, alla fine, non si lascerà ricordare.

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– Il secondo vino della serata è stato una gradevole sorpresa.
Etichetta e nome stravaganti: Pomin’Roll. Vendemmia 2014 e 13 gradi alcolici per questo “Grand Vin de Bordeaux”, dal colore rosso rubino intenso, limpido e consistente.
Intenso anche al naso, complesso e fine, regala profumi di mora, lampone, spezie leggere ed una nota alcolica dolcemente pungente.
In bocca è secco, caldo, morbido, fresco, con un tannino morbido, una bella sapidità ed un equilibrio interessante.
Di corpo ed elegante. Vino che supera tranquillamente gli 80 punti.

– Col terzo vino ci siamo spostati in Italia, per un prodotto piuttosto commerciale in Norvegia: il Piemonte Barbera DOC “Silenzio”, dell’azienda Pietro di Campo.
Annata 2015 e 13 gradi alcolici, la sua gioventù si palesa già nel bicchiere, con un rosso rubino tendente al violaceo, limpido e consistente.
Intenso, abbastanza complesso e fine, al naso regala note di prugne, marmellata di ciliegia e profumi riconducibili alla famiglia dei tostati (cioccolato e liquirizia in primis),
In bocca è secco, ma con un retrogusto molto morbido che ne affievolisce anche la percezione tannica, è gradevolmente caldo, fresco, con un buon corpo, fine ed armonico.
Media la persistenza, un Barbera piuttosto “scolastico” e “piacione” che potremmo definire “senza infamia e senza lode”; può risultare gradevole su formaggi a media stagionatura, gustati assieme a marmellate.

– Ci spostiamo ora in California per quello che è stato (a mio avviso, ma non solo) il vino della serata: Beringer Cabernet Sauvignon del 2015. 13,5 gradi alcolici ed un vino di colore rosso rubino intenso, quasi purpureo, impenetrabile, limpido e consistente.
Al naso è intenso, complesso e fine, in continua evoluzione all’interno del bicchiere: profumi tostati (liquirizia), speziati (cannella), floreali (violetta), fruttati (marmellata di ciliegia).
Secco, caldo, morbido…vellutato in bocca; fresco, sapido e con un tannino setoso. Buona anche la persistenza ed interessante l’evoluzione nel bicchiere. Piacevole la beva (leggermente vanigliata) ed il gusto che lascia in bocca. Un vino fine, equilibrato, elegante, da sposare con carni elaborate e verdure grigliate.

Come ultimi due vini della serata, ho deciso di lasciare ai miei “fellas” un confronto tra Pinot: uno Neozelandese ed uno Californiano.

– Il primo è il Matua, Pinot Noir Marlborough, annata 2015 con 13 gradi alcolici. Dal colore rosso porpora scarico, limpido e consistente, ha un naso intenso ma non particolarmente complesso, con una discreta finezza. Necessita di tempo per aprirsi e rilasciare note di ciliegia, pepe leggero, rosa, fragola.
In bocca è secco, caldo, morbido, molto fresco, con un tannino leggero, sapido, ma un po’ sbilanciato verso le parti dure. Lascia una bocca gradevole anche se, probabilmente, potrebbe esprimere qualcosa in più con un’ulteriore periodo di evoluzione in bottiglia. Da rivedere.

– Diverso il discorso per l’ultimo vino della serata: La Crema Monterey, Pinot Noir del 2014 con 13,5 gradi alcolici. Un bel rosso rubino di media intensità risalta nel nostro bicchiere, limpido e consistente. Anche in questo caso il vino necessita di tempo per aprirsi e farsi apprezzare, rivelando così un naso intenso, abbastanza complesso e fine, in cui risaltano la ciliegia, le spezie (pepe) ed i tostati (tabacco).
Secco, caldo, morbido, fresco, abbastanza tannico e sapido, questo vino ha fatto barrique e si sente.
Di corpo, fine e persistente, porta con se anche al gusto la lieve nota di pepe già percepita al naso. Gradevolissima.
La bocca è asciutta dopo aver bevuto questo vino e allora subito l’associazione coi piatti grassi viene da sè: piatti saporiti, aromtaitici, ma non troppo complessi potrebbero essere in grado di esaltare questo vino.

Insomma, una serata che, casualmente, ha visto la California “mostrare i muscoli” e proporci due vini davvero molto interessanti, di gran lunga i più meritevoli di un plauso.

Ora che sono tornato in Italia non sarebbe male creare un nuovo gruppo di “Wine Fellas” su Ancona e provincia per provare a continuare a “giocare col vino”…ma in maniera seria…
Any volounteers?

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