Oscar Farinetti all’ISTAO (Ancona, 27.03.2017)

Ogni anni l’ISTAO (Istituto Adriano Olivetti di studi per la gestione dell’economia e delle aziende) ospita un personaggio di rilievo nel panorama imprenditoriale (e non solo) per tenere una Lectio Magistralis.
Quest’anno è stata la volta di Oscar Farinetti, ex patron della catena Unieuro e fondatore, 12 anni fa, di Eataly, realtà internazionale che oggi conta quasi 6000 dipendenti, la metà dei quali in Italia.
Tanti gli argomenti toccati e gli spunti di riflessioni forniti durante un’ora di piacevolissima “chiacchierata”. Si è partiti dall’importanza di mantenersi sempre giovani e positivi verso il futuro, senza tralasciare il passato e le proprie radici.20170327_105229
Farinetti si è rapidamente soffermato su alcuni aspetti particolarmente importanti, legati alla realtà Eataly:
– non esistono barriere per l’innovazione e l’organizzazione;
– è necessario consentire il passaggio generazionale (in tal senso la nomina del nuovo a.d. Guerra);
– guardare avanti con ambizione: in tal senso, la prossima quotazione in borsa, ma anche lo sviluppo di “FICO”, un progetto da 80 ettari nella zona di Bologna, con oltre 40 ristoranti e l’obiettivo di superare i 10 milioni di visitatori nel primo anno di vita.
Oscar Farinetti ISATO Ancona
Farinetti è nato il 24.09.1954 ad Alba, nelle Langhe, zona in continua crescita per il turismo, ma che solo 50 anni fa versava in condizioni molto difficili.
E qui l’importanza di guardare al passato, per costruire il futuro: prendersi il giusto tempo per fare la propria analisi, quindi passare alla costruzione progettuale (project management, il progetto) e, infine, curare il racconto (lo story telling).
L’analisi è la fase più importante: se si sbaglia lì, tutto il progetto andrà male. Serve guardare al passato per copiare, con la dovuta leggerezza, senza rimpianti o dare colpe, ma trovando soluzioni.
Ci sono tre stati d’animo riguardo al passato: rimpianti, rimorsi e soddisfazione.
Qui Farinetti fa una battuta interessante: perché non rimuovere la “gola” dai peccati capitali, rimpiazzandola con il “pessimismo”?
Meglio essere positivi ed ottimisti (numerose i richiami a Tonino Guerra, il poeta dell’ottimo), cercando di avere confidence, ossia fiducia: in sè stessi e negli altri. È questo un aspetto fondamentale per dare il meglio di sé ed aiutare gli altri a dare il loro meglio.
170 anni fa circa nasce la società dei consumi:
Posto di lavoro –> salario –> consumi.
Oggi c’è internet (visto come il fuoco dell’era moderna) che, unitamente all’automazione dell’intelligenza artificiale,  sta abbattendo i posti di lavori. Ora, che fare?
Cambiare il modello sociale (con l’istituzione di reddito di cittadinanza: “esisto quindi merito un salario“) o creare nuovi posti di lavoro?
La società di consumi produce beni e servizi con l’obiettivo di stare bene. La società negli ultimi 50 anni è cresciuta come non aveva mai fatto prima e ora siamo un numero di persone che non ha eguali nella storia. Un grosso problema è lo spreco: in tutti i settori, dal cibo all’abbigliamento, ma attenzione: se riducessimo lo spreco andremmo a ridurre ulteriormente i posti di lavoro.
La sostenibilità ed il rispetto del pianeta in cui ci troviamo sono il business del futuro e qui si creeranno nuovi lavori ed occasioni di impiego: inventare strumenti e servizi che allontanino la fine del mondo e, quindi, la nostra. Fare del bene al Pianeta, guadagnando bene.
Ognuno di noi deve fare qualcosa per aiutare il Pianeta. Farinetti afferma di volerlo fare con la sua politica “Zero waste! No rifiuti”.
La crisi dei posti di lavori costringerà molti giovani a diventare imprenditori, con un focus sul rispetto per la terra, l’acqua e l’aria. Il valore del rispetto deve diventare un elemento “cool”.
Non sono mancate stoccate a quelli della sua generazione che hanno combinato danni enormi e che spesso hanno anche la pretesa di poter dare consigli ai giovani (“non ascoltate nessuno, ma sbagliate da soli”) e a coloro che hanno la presunzione di essere i padroni della terra e vogliono costruire muri per impedire agli altri di potersi muovere e spostare (“che merito o colpa ha una persona di esser nata in un certo posto del mondo in un determinato periodo storico?”).
Ed infine il futuro, che può essere visto con paura o con speranza…Inutile dire quale sia l’approccio del numero uno di Eataly al futuro.
Insomma, un’ora di intervento che è stata un po’ un inno alla gioia, alla positività ed alla voglia di fare.
Un lunedì’ mattina diverso dal solito…e non si poteva scegliere un giorno migliore, per affrontare la settimana con il giusto spirito!
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Cliccando qui è possibile vedere tutti gli scatti di questa stimolante mattinata.

Felloni Spekehus – Salami italiani prodotti in Norvegia

andreasIn questi miei mesi norvegesi ho conosciuto molte persone interessanti, una di queste è un italiano, Andreas Kleven-Felloni, originario di Roma, che ormai si trova in Norvegia da 17 anni.
Andreas, nel 2015, insieme al suo partner Rocco Addona, ha fondato un’azienda, la Felloni Spekehus, che si occupa della produzione di salumi italiani tradizionali. La Felloni Spekehus, che tradotto in italiano significa “Casa dei Salumi Felloni”, ha avuto una rapida crescità grazie alla qualitá dei prodotti che sono molto apprezzati nel mercato della ristorazione: salumi, insaccati, salsicce, prosciutti e chi più ne ha più ne metta…
Perchè sono interessato a questa realtà?
Ovviamente, perché si tratta di un’azienda del settore Food dedicata alla produzione artigianale di prodotti di qualitá, ma anche perché ha un cuore tutto italiano, pur essendo norvegese.

Oggi sono in compagnia di Andreas, uno dei soci fondatori, a cui ho rivolto alcune domande.

fellonispekehus_squared-med-tekstAndreas, qual’è il tuo background culturale?
La mia istruzione universitaria inizia alla Business school di Oslo con un master in Strategia aziendale. Successivamente ho preso 2 specializazzioni: gestione aziendale e revisione dei conti. Nel 2015 ho vinto un corso formativo sponsorizzato dalla confindustria Norvegese come giovane talento straniero, finalizzato allo sviluppo delle propie capacità manageriali.

Quindi nulla a che vedere con l’agroalimentare….come è nata questa idea?
Ho iniziato a lavorare nella ristorazione già subito dopo il Liceo, come lavapiatti, e poi cuoco improvvisato. Ho lavorato 6-7 anni in diversi ristoranti in giro per l’Europa prima di decidere di venire a vivere ad Oslo. Questo mi ha dato un bagaglio formativo che si è rivelato estremamente importante per le scelte che ho potuto fare dopo la Laurea. Insomma mi ha dato una conoscienza ed un network indispensabili per il progetto avviato assieme a Rocco nel 2015.

aqq_0294-1Quali sono le caratteristiche fondamentali dei vostri prodotti ed i punti di forza della vostra attività?
Diciamo che per oggi siamo una piccola produzione artigianale orientata verso ristoranti che vogliono prodotti italiani origianali e tradizionali e che vogliono pagare per la qualitá che ricevono. Nel nostro portafoglio di prodotti, abbiamo salumi fatti con carne di maiali allevati allo stato brado, quindi carne ricercata per la qualitá dell allevemanto, la razza ed il rispetto dei principi ecologici.
Allo stesso tempo produciamo in esclusiva salami e petti d’oca per una cooperativa di fattorie norvegesi che allevano un antica razza d’oche, originaria della Norvegia, che prende il nome della regione di allevamento: Smaalens.
Anche se principalmente produciamo prodotti italiani rispettando i disciplinari, facciamo acnhe altri prodotti dove prendiamo ispirazione da altri paesi sud europei, come, ad esempio, per quanto riguarda l’uso del
pimenton nei salami.

det-handler-omDove si trova lo stabilimento produttivo e quante persone vi lavorano?
Il nostro locale di produzione è ad Årnes e si trova a ca. 55km dalla capitale. Al momento abbiamo 2 dipendenti fissi, a cui abbiamo fornito un training di primo livello che li rende autonomi a produrre la maggior parte dei prodotti, sotto il controllo qualitativo mio o del mio socio Rocco. Nel 2017 avremo la necessità di trovare un terzo dipendente responsabile per la produzione. È possibile che cercheremo in questo caso qualche talento in Italia.

Quali sono i principali mercati, in Norvegia, che attualmente richiedono i vostri prodotti e quali, invece, quelli su cui avete intenzione di puntare nel prossimo futuro?
Oggi il nostro mercato principale è costituito da gli hotel e ristoranti. Nel prossimo futuro ci piacerebbe puntare sul mercato dei consumatori privati, ma questo richiede una rete di distrubuzione che non abbiamo, oppure la formalizzazione di un contratto per la distribuzione dei nostri prodotti da parte di una ditta d’ingrosso alimentare.

Mi sembra, giustamente, di capire che tu sia molto soddisfatto di quanto realizzato in appena due anni. Ora quali sono gli obiettivi aziendali per il prossimo biennio?
A livello finanziario ci siamo proposti di raddoppiare il fatturato del 2017 rispetto a quello del 2016. Per il 2018 ci saranno delle questioni importanti da considerare rispetto la capacità produttiva del nostro attuale locale ed eventualmente aprire delle succursali, difficile poter pronosticare adesso…
Per quanto riguarda il nostro portafoglio di prodotti, abbiamo dei salami monoporzioni in pratiche confezioni, da consumare come snack, che vogliamo introdurre al piú presto perchè riteniamo che possano essere una novità allettante per il mercato Norvegese.
Siamo comunque sempre alla ricerca di prodotti che possano incrementare la domanda su segmenti esistenti e, al contempo, abbiamo un occhio su come riinventare il packaging di alcuni prodotti per poter coprire anche altri segmenti di mercato che promettono margini interessanti.

Personalmente sto conoscendo questi prodotti (davvero niente male!) e, nelle prossime settimane, li andremo a trattare in maniera più approfondita perché è bello pensare che ci siano nostri connazionali che contribuiscono attivamente alla diffusione della Cultura Alimentare anche al di fuori della nostra amata Italia…e chissà che non possa nascerne una bella collaborazione….

Stay tuned!!!

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Mizzica Grillo 2015 – Vinoli82

Agli inizi di Febbraio di quest’anno ho avuto finalmente modo di assaggiare, assieme ad un amico, una delle 2.000 bottiglie di Mizzica Grillo, annata 2015, dell’Azienda Vinoli82.
Condivido con voi le mie riflessioni per far capire il lavoro e la difficoltà dietro ad un vino, specialmente per un giovane e piccolissimo produttore siciliano.
Mizzica Grillo
Annata: 2015
Gradazione alcolica: 12 °Alc.

Il vino si presenta cristallino, di colore giallo paglierino tenue, abbastanza consistente.
Il naso è abbastanza intenso e complesso: mela verde, pesca bianca, fiori bianchi leggeri, mandorla, noce.
In bocca è secco, caldo, morbido, abbastanza fresco, abbastanza sapido. Il vino risulta non particolarmente equilibrato poichè viene un po’ a mancare nella freschezza. Qui capiamo quanto sia difficile realizzare, soprattutto in zone molto calde, un bianco dotato di una bella acidità. In generale è abbastanza fine ed abbastanza armonico.
I vigneti da cui provengono queste uve si trovano nel trapanese, a 150 m.s.l.m. e sono anche battuti dallo scirocco, che quindi tende ad asciugare i grappoli, costringendo ad anticipare il periodo della vendemmia, con una maturazione fenolica delle uve non sempre perfetta.
L’annata 2015 di questo vino, non regala particolari emozioni in bocca e non regge bene il confronto con un pesce (in questo caso baccalà norvegese) al forno, con patate, olive e pomodorini.
Molto meglio in abbinamento con formaggi (tipo caciotte o pecorino) a media stagionatura.
Se ne consiglia il servizio a temperature attorno ai 4-8 °C.

#RadiniRecensioni – Un Master ALMA su questo blog!!

Capita spesso di incontrare persone molto piene di sé, che pur senza avere validi motivi per esserlo, non perdono l’occasione per ostentare una qualche ipotetica superiorità… Allo stesso modo, capita anche di incontrare persone veramente capaci che, con grande umiltà, non si montano la testa e vanno avanti per la loro strada, senza darsi arie.

In occasione del mio ultimo rientro in Italia, per le festività natalizie, ho avuto modo di incontrare un ex collega dei corsi sommelier, jesino come me, che nel Luglio 2016 ha conseguito il prestigioso (quanto impegnativo) Master ALMA-AIS.

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Federico Radini ha 47anni, Diplomato, in gioventu, Perito tecnico in Telecomunicazioni e, successivamente, sommelier AIS dal 2014, proprio come me.

Davanti ad una birra è nata così l’idea di rendere più “organiche” le sue riflessioni sul mondo del vino (e non solo), costruendo una nuove rubrica: le RadiniRecensioni.

Federico, come nasce la passione per il mondo Food & Beverage?

Sono sempre stato appassionato del buon mangiare e bere, inizialmente più del primo, di più facile approccio, anche se poi bisogna sviluppare la sensibilità per carpire i segreti della cucina ma soprattutto dei singoli elementi. Vi confesso che le prime esperienze food, sono state delle degustazioni che tenevo a Moena, dove per un negozio di prodotti locali, guidavo nel tardo pomeriggio gli assaggi di alcuni formaggi locali, tra cui il fatidico “Puzzone di Moena” ! Beh, la soddisfazione più bella era rivedere, durante gli ultimi giorni della settimana, prima del rientro a casa, i vari ospiti degli alberghi, tornare a fare acquisti proprio di quei formaggi assaggiati in precedenza. Successivamente, nel 2012, ho iniziato il mio avvicinamento al mondo della sommellerì per cercare di apprezzare, almeno così credevo allora, i vini che più m’incuriosivano e piacevano. Come potete ben capire, con l’andar dei corsi AIS, sono andato ben oltre…

Hai, a mio avviso, uno stile sintetico ed asciutto, ma tu, in poche parole, come ti descriveresti?

Sincero e passionale! Sì, Raffaello, hai centrato molto bene il mio attuale stile, anche se sto provando ad affinarlo migliorando il linguaggio, che cerco di tenere sempre molto immediato e semplice, in modo da riuscire a trasmettere in  poche parole l’emozione di un assaggio, di un incontro in cantina con il vignaiolo o la bellezza di una vigna: chi mi legge deve poter rivivere con immediatezza tutto ciò che io ho vissuto. In poche parole, voglio anche trasmettere le emozioni e rendere protagonista chi per mesi e mesi, si prende cura delle vigne, della cantina, che teme la grandine o spera che arrivi la pioggia nel momento giusto o che, semplicemente, vada tutto bene, per arrivare alla vendemmia ed aspettare con impazienza l’assaggio dei primi mosti, dei primi vini da mettere in bottiglia, e ricominciare da capo ogni stagione… Come dice il titolo di un simpaticissimo film <<Io speriamo che me la cavo>> !

14212602_10210319834540606_7138918564266366080_nGrazie alla tua passione prima, al Master ALMA-AIS poi ed ora al desiderio di riuscire a trasformare tutto ciò che hai appreso in un vero e proprio lavoro, stai girando sempre più per l’Italia, confrontandoti con numerosi produttori e ristoratori. Che cosa ti piace e cosa, invece, vorresti cambiare dell’Italia?

Dell’Italia amo tutto, più giro per vigne e luoghi rurali e sempre più mi commuovo nel vedere paesaggi unici, spettacolari che regalano delle emozioni a volte indescrivibili. Vorrei poter cambiare la sensibilità di molti, che sta scemando verso l’insensibilità, complici i mille impegni, pensieri e preoccupazioni che ci portano a trascurare queste bellezze uniche che abbiamo e che saranno il nostro futuro. Fabbriche e industrie ci saranno, ma in misura minore, e per questo dovremo attingere ad altre risorse: turismo ed enogastronomia.

Federico, qual’è secondo te, la criticità principale delle Aziende Marchigiane?

Come marchigiani siamo per natura molto riservati e schivi, perciò non diamo subito confidenza e prima di aprirci facciamo fatica, perdendo delle volte le opportunità che ci si propongono. Le dimensioni delle Aziende, molte volte piccole e a conduzione familiare, ma con dei prodotti d’eccellenza, sono un altro aspetto critico: ogni piccolo investimento, infatti, rappresenta spesso un grosso sacrificio e questo rende ogni decisione sofferta, specie se non si percepiscono riscontri immediati. Si tende, così, a rimandare a tempi migliori, che forse non arriveranno mai o quando arriveranno, sarà ormai troppo tardi… A volte, inoltre, ho come l’impressione che si tenda a non credere nei nostri prodotti e territori, sminuendoli.

E qual’è, invece, la tua idea per cercare di superare questi limiti?

Aprirsi di più: meno timidezza ed essere più attivi nel cercare nuove occasioni, ovunque esse siano, iniziando in Italia e guardando senza indugi e timori anche all’estero. Maggior collaborazione tra tutti i vari soggetti che ruotano intorno all’enoturismo, l’esclusività serve a poco, frammenta e indebolisce. Credere nei nostri territori e prodotti, non solo quando accadono terremoti e cataclismi vari, che però hanno avuto la capacità di risvegliare un senso d’orgoglio e di apprezzamento per la propria terra, dimenticata nella vita quotidiana e riscoperta in queste circostanze.

Di cosa ci parlerai nella prima “puntata” della tua rubrica?

ALMA! Una splendida esperienza che ha cambiato totalmente il mio approccio al vino.

10561709_10206852945630550_5170179745561309069_nTi aspettiamo con ansia allora e, nel frattempo, qual’è il tuo consiglio per la Festa di San Valentino? Con cosa suggerireristi a due innamorati di brindare?

Festeggiate! Festeggiate comunque l’amore, che sia con la vostra amante, compagna, amica, fidanzata o moglie. Beh se ne avete più di una… sarà impegnativo festeggiare e accontentare tutte, ma ne vale la pena e sicuramente ne gioverete in salute! Bollicine! Perché già a vederle, le bollicine, fanno festa, mettono allegria e contemporaneamente solleticano l’olfatto inebriando i pensieri per quella serata e stuzzicano il palato… tra un bacio e l’altro.

Che bere? Giocando in casa, Verdicchio Metodo Classico o anche Charmat, poi abbiamo delle belle Passerine (maschietti, non equivocate subito, che già vi vedo sorridere sornioni!) e sta crescendo sempre più l’interesse anche per il Ribona (alias Maceratino). Inoltre non possiamo trascurare i grandi classici: il Trento Metodo Classico oppure il Franciacorta. Intramontabile anche lo Champagne! Ad ognuno i suoi gusti…!

Ci uniamo a te, Federico, per augurare un buon San Valentino a tutti i nostri follower!!

Oslo Vinfestival 2017 – Settima edizione

Si è appena conclusa una sontuosa tre giorni di “immersione” nel mondo del Vino qui ad Oslo, per la settima edizione dell’Oslo Vinfestival, manifestazione che sta crescendo di anno in anno, coinvolgendo un numero sempre maggiore di aziende, importatori, addetti ai lavori, curiosi, appassionati e sommelier.

Dal 3 al 5 Febbraio, il quartiere di Tjuvholmen è stato il cuore pulsante della Oslo che ama il vino, con una bella esposizione di vini da tutto il mondo, nelle giornate di venerdì e sabato, e con un’avvincente competizione per decretare il miglior sommelier della Scandinavia, domenica pomeriggio.

Una ghiotta occasione per numerosi importatori di promuovere alcuni dei loro vini presenti all’interno del Vinmonopolet e un’ottima opportunità per fare un po’ il “giro del mondo” senza doversi spostare dal cuore di Oslo.

Ecco la lista di tutti i produttori che sono stati proposti durante le prime due giornate di manifestazione:

img_20170204_183042Bache Gabrielsen Cognac
Roland Champion Champagne
Domaine Jean Touzot (Macon Village)
Meleto (Chianti Classico)

Moet & Chandon

Campo Viejo
Pazo de Villarei

Louis Roederer (Champagne)
Abbazia (Prosecco)
Delapierre (Cava)
Fresita (Chile)
Philipp Kuhn (Germany)
Charles Smith Wines (Washington)
Zonnebloem (South Africa)
Casal Garcia (Vinho verde doc)
Ravenswood (California)
Cave de Turckheim (Alsace)
Finca Manzanos (Rioja)

img_20170204_181720Villa Borghetti (Valpolicella)
Cecilia Beretta (Valpolicella)
Speri (Valpolicella)
Lorenzo Nifo Sarrapocchiello (Ponte – BN – Italy)
André Brunel (Cotes du Rhone)

Bodega Faustino (Rioja)
Recorrido Itata (Chile)

Dr. Henry John Lindeman (Australia but with a Puglia IGT red wine too)
Penfold Wines Road Magill SA (Australia)
Matua Wines (New Zeland)
Henri Bourgeois (France)
Clos Henri (New Zeland)

Barefoot cellars (Modesto, California)
Miguel Torres (Spain)
Reh Kendermann GmbH Weinkelkerei, Black tower (Germany)

André Delorn (France)
Henriot (France)
Domaine William Fevre (France)

Huber-Verderau (France)img_20170204_174902
STK Gutsabfullung Sattlerhof GmbH (Austria)
Lalama Dominio Do Bibei (Spain)
Barone Ricasoli (Italy)
Alamos (Argentina)
Dr. Loosen (Germany)

Masi Agricola S.p.A. (Italy)
Odfjell Vineyards Padre Hurtado (Chile)
Lagar de Fornelos (Spain)
Espelt Viticultors (Spain)
Bodegas Gran Feudo (Spain)
Bodega Santa Julia (Argentina)
Wongraven wines (Italy)
Miopasso Italia The Wine People Srl
Von Winning Gmbh
Marchesi Carboni (Campania)
Blanc Foussy (France)

img_20170203_180401Chateauneuf-du-pape (vaucluse) (France)
Laroche
Pietro di Campo (Italy)
Francois Lurton (France)
Zanni Valpolicella (Italy)

Jose Maria da Fonseca (Portugal)
Bottega Spa Godega di Sant’Urbano (Italy)
Priocca da Ricossa (Italy)
Gabriel Meffre (France)
Banfi (Italy)
Vinergia (Spain)
Georg Breuer (Germany)
Castellblanch sau (Spain)
Old coach road (New Zealand)
Viña Cono Sur (Chile)

E. Michel (France)
Bodega Argento (Argentina)
Altareggia (Italy)
Baron Aimé (France)
Foucher (France)
Chioccioli (Italy)
Giannoni Fabbri (Italy)
Charles & Charles (Washington)

La Monacesca (Italy)
Loxarel (Spain)
Musella Agricola (Italy)img_20170203_191431
Jaffelin (France)
Domaine Jean Monnier & Fils (France)
Schwedhelm (Germany)
Veuve Ambal (France)

Bodegas Bentomiz (Spain)
Scarzello Giorgio e Figli (Italy)
Mas conscience (France)
Boffa (Italy)
Petrucca e Vela (Italy)
Capuano Ferreri (France)
Laderas de Cabama (Spain)
Quinta do Portal (Portugal)

Bodega Mustiguillo (Spain)
Matsu (Spain)
Siegrist (Germany)

Sicuramente l’anno prossimo bisognerà pensare ad uno spazio ancor più grande per ospitare sia gli espositori che il pubblico, sempre più numeroso.

img_20170203_184408Personalmente ho avuto il piacere di ritrovare prodotti di aziende che già conoscevo (“La Monacesca” delle Marche e l’abruzzese “Villa Reale”), ma anche di scoprire qualche interessante Champagne (su tutti “E. Michel”) ed un eccellente Moscatel de Setubal Portoghese (“Josè Maria Da Fonseca”).

All’interno del Latter, sempre ad Aker Brygge, invece, Domenica 5 si è tenuta la giornata conclusiva della manifestazione, durante la quale altri produttori vitivinicoli hanno esposto i propri prodotti, in attesa degli eventi clou del festival: le competizioni per decretate il miglior sommelier junior ed il miglior sommelier senior della Scandinavia.

Ho assistito con piacere alla competizione dei Senior, che ha visto anche un italiano (Fancesco Marzola) in gara e proprio nella rosa dei tre finalisti.

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Per prima cosa, uno alla volta, i sommelier hanno dovuto assaggiare 5 vini, riconoscerli e trovare il “punto comune”. Nella fattispecie, si è trattato di 5 diversi Sherry, quindi il punto comune era proprio legato alla tipologia e provenienza di questa speciale tipologia di vini.

La seconda prova consisteva nel leggere una carta dei vini che riportava diversi errori, legati all’annata, alla tipologia di vino o alla sua provenienza geografica ed individuarli.

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Terza prova: il servizio. Una tavola con 5 commensali che richiedono un menù francese e dei vini, uvaggio bordolese, provenienti da tutto il mondo…meno che dalla Francia. Mentre ogni sommelier esponeva le sue proposte, la leader della tavolata estraeva una bottiglia proveniente dall’Argentina, chiedendo al sommelier di illustrarla e servirla, mediante il decanter. Successivamente, bisognava indicare un caffè adatto alla chiusura del pasto ed un’altra bevanda: due sommelier su tre hanno suggerito un tè giapponese, mentre il terzo ha proposto uno whisky. Per concludere, i commensali hanno richiesto anche il suggerimento di un sigaro ed il servizio dello stesso. E’ in questo momento della competizione che si sono raggiunti momenti anche esilaranti, data la difficoltà che alcuni dei partecipanti hanno avuto nel riuscire ad accendere il sigaro stesso.

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Successivamente, i sommelier sono stati messi alla prova, stavolta in contemporanea, con una serie di quiz: 20 domande sono state proiettate sul maxischermo ed i nostri finalisti, in pochi secondi, hanno dovuto fornire la loro risposta, scrivendola su di una lavagnetta da mostrare ai giudici.

L’ultima prova, è consistita nel servizio di una bottiglia magnum di spumante Ferrari, da utilizzare per riempire una serie di coppe, proprio come se si fosse ad un matrimonio o ad un ricevimento.

Ecco di seguito il video di questa fase della finale…

Purtroppo per noi italiani, il nostro connazionale non è riuscito ad andare oltre una, comunque ottima, terza posizione. E’ stato il norvegese Simon Zimmermann, del ristorante Happolati di Oslo, a trionfare, dimostrando grandissima competenza, ma anche simpatia e brillantezza in fase di servizio.

Prima della premiazione dei “sommelier senior” è stato dato spazio anche alla premiazione dei “sommelier junior”, che si erano dati battaglia nel primo pomeriggio.

Come sempre, sulla nostra pagina Facebook trovate anche l’album con tutti i migliori scatti (oltre 100!!) di questa tre giorni “divina”…non perdeteli!!!

#DegustazionItineranti – Franciacorta Derbusco Cives 2010

#DegustazionItineranti – Franciacorta Derbusco Cives 2010
di Alessandro Serenellini

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Questa volta voglio provare a parlarvi di un vino proveniente da una regione vitivinicola che mi ha sempre incuriosito molto, sia per i suoi livelli qualitativi eccellenti, sia per la sua crescente valenza in campo di “bollicine”: la Franciacorta.

Siamo a Erbusco (Brescia), capitale morale della suddetta zona e luogo in sono situate le colline moreniche dove si coltivano quelle che, a detta di molti, sono le migliori viti per la produzione del FRANCIACORTA D.O.C.G.

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Derbusco Cives, Franciacorta Blanc de Blanc Millesimato 2010 (tiraggio ad aprile 2011 e sboccatura a novembre 2015), da 12,5° alcolici.

Il vino è commercializzato all’interno di una elegante champagnotta “a collo lungo” con etichetta e capsule molto curate; bottiglia pesante, importante e vetro impenetrabile, da cui possiamo capire che questo Brut 100% Chardonnay è stato pensato per l’invecchiamento. Del resto…come dargli torto…?

L’esame visivo riceve il massimo dei voti data la brillantezza del giallo paglierino con riflessi dorati e le numerose bollicine fini e persistenti.

Al naso è molto intenso, complesso, fine, con aromi fruttati di agrumi (pompelmo rosa in particolare), fiori gialli e qualche accenno di frutta estiva/esotica (albicocca/ananas). Una fragranza che ricorda la crema e la pasticceria in genere, terminando con un bel finale minerale e richiami di frutta secca.

16442959_10210262576194232_745014365_oIn bocca questo vino, secco, caldo, morbido, fresco, sapido, equilibrato, molto intenso, molto persistente, conferma l’impressione avuta con l’esame olfattivo, trasmettendo anche tutta la freschezza e la complessità che i Franciacorta sanno regalare, arrivando anche a raggiungere i livelli degli Champagne, facilmente riconoscibili dalla chiusura minerale, con forti richiami alle nocciole ed alle mandorle secche.

Il corpo robusto di questo prodotto va di pari passo con la sua armonia ed il suo stato evolutivo è maturo.

Non sono sicuro se la sua longevità possa essere ancora sfruttata, quindi consiglierei di berlo in tempi brevi, abbinandolo ad un bel primo allo scoglio (ricco di crostacei), un bel flan al formaggio Bagòss oppure semplicemente con del buon prosciutto crudo abbastanza salato.

E` un vino da occasioni speciali, di festa, quindi da gustare assieme a persone care e con almeno un paio di bottiglie minimo (soprattutto nel caso dell’abbinamento con pietanze piuttosto sapide).

Cin Cin!!

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