Felloni Spekehus – Salami italiani prodotti in Norvegia

andreasIn questi miei mesi norvegesi ho conosciuto molte persone interessanti, una di queste è un italiano, Andreas Kleven-Felloni, originario di Roma, che ormai si trova in Norvegia da 17 anni.
Andreas, nel 2015, insieme al suo partner Rocco Addona, ha fondato un’azienda, la Felloni Spekehus, che si occupa della produzione di salumi italiani tradizionali. La Felloni Spekehus, che tradotto in italiano significa “Casa dei Salumi Felloni”, ha avuto una rapida crescità grazie alla qualitá dei prodotti che sono molto apprezzati nel mercato della ristorazione: salumi, insaccati, salsicce, prosciutti e chi più ne ha più ne metta…
Perchè sono interessato a questa realtà?
Ovviamente, perché si tratta di un’azienda del settore Food dedicata alla produzione artigianale di prodotti di qualitá, ma anche perché ha un cuore tutto italiano, pur essendo norvegese.

Oggi sono in compagnia di Andreas, uno dei soci fondatori, a cui ho rivolto alcune domande.

fellonispekehus_squared-med-tekstAndreas, qual’è il tuo background culturale?
La mia istruzione universitaria inizia alla Business school di Oslo con un master in Strategia aziendale. Successivamente ho preso 2 specializazzioni: gestione aziendale e revisione dei conti. Nel 2015 ho vinto un corso formativo sponsorizzato dalla confindustria Norvegese come giovane talento straniero, finalizzato allo sviluppo delle propie capacità manageriali.

Quindi nulla a che vedere con l’agroalimentare….come è nata questa idea?
Ho iniziato a lavorare nella ristorazione già subito dopo il Liceo, come lavapiatti, e poi cuoco improvvisato. Ho lavorato 6-7 anni in diversi ristoranti in giro per l’Europa prima di decidere di venire a vivere ad Oslo. Questo mi ha dato un bagaglio formativo che si è rivelato estremamente importante per le scelte che ho potuto fare dopo la Laurea. Insomma mi ha dato una conoscienza ed un network indispensabili per il progetto avviato assieme a Rocco nel 2015.

aqq_0294-1Quali sono le caratteristiche fondamentali dei vostri prodotti ed i punti di forza della vostra attività?
Diciamo che per oggi siamo una piccola produzione artigianale orientata verso ristoranti che vogliono prodotti italiani origianali e tradizionali e che vogliono pagare per la qualitá che ricevono. Nel nostro portafoglio di prodotti, abbiamo salumi fatti con carne di maiali allevati allo stato brado, quindi carne ricercata per la qualitá dell allevemanto, la razza ed il rispetto dei principi ecologici.
Allo stesso tempo produciamo in esclusiva salami e petti d’oca per una cooperativa di fattorie norvegesi che allevano un antica razza d’oche, originaria della Norvegia, che prende il nome della regione di allevamento: Smaalens.
Anche se principalmente produciamo prodotti italiani rispettando i disciplinari, facciamo acnhe altri prodotti dove prendiamo ispirazione da altri paesi sud europei, come, ad esempio, per quanto riguarda l’uso del
pimenton nei salami.

det-handler-omDove si trova lo stabilimento produttivo e quante persone vi lavorano?
Il nostro locale di produzione è ad Årnes e si trova a ca. 55km dalla capitale. Al momento abbiamo 2 dipendenti fissi, a cui abbiamo fornito un training di primo livello che li rende autonomi a produrre la maggior parte dei prodotti, sotto il controllo qualitativo mio o del mio socio Rocco. Nel 2017 avremo la necessità di trovare un terzo dipendente responsabile per la produzione. È possibile che cercheremo in questo caso qualche talento in Italia.

Quali sono i principali mercati, in Norvegia, che attualmente richiedono i vostri prodotti e quali, invece, quelli su cui avete intenzione di puntare nel prossimo futuro?
Oggi il nostro mercato principale è costituito da gli hotel e ristoranti. Nel prossimo futuro ci piacerebbe puntare sul mercato dei consumatori privati, ma questo richiede una rete di distrubuzione che non abbiamo, oppure la formalizzazione di un contratto per la distribuzione dei nostri prodotti da parte di una ditta d’ingrosso alimentare.

Mi sembra, giustamente, di capire che tu sia molto soddisfatto di quanto realizzato in appena due anni. Ora quali sono gli obiettivi aziendali per il prossimo biennio?
A livello finanziario ci siamo proposti di raddoppiare il fatturato del 2017 rispetto a quello del 2016. Per il 2018 ci saranno delle questioni importanti da considerare rispetto la capacità produttiva del nostro attuale locale ed eventualmente aprire delle succursali, difficile poter pronosticare adesso…
Per quanto riguarda il nostro portafoglio di prodotti, abbiamo dei salami monoporzioni in pratiche confezioni, da consumare come snack, che vogliamo introdurre al piú presto perchè riteniamo che possano essere una novità allettante per il mercato Norvegese.
Siamo comunque sempre alla ricerca di prodotti che possano incrementare la domanda su segmenti esistenti e, al contempo, abbiamo un occhio su come riinventare il packaging di alcuni prodotti per poter coprire anche altri segmenti di mercato che promettono margini interessanti.

Personalmente sto conoscendo questi prodotti (davvero niente male!) e, nelle prossime settimane, li andremo a trattare in maniera più approfondita perché è bello pensare che ci siano nostri connazionali che contribuiscono attivamente alla diffusione della Cultura Alimentare anche al di fuori della nostra amata Italia…e chissà che non possa nascerne una bella collaborazione….

Stay tuned!!!

aqq_0356

Oslo Vinfestival 2017 – Settima edizione

Si è appena conclusa una sontuosa tre giorni di “immersione” nel mondo del Vino qui ad Oslo, per la settima edizione dell’Oslo Vinfestival, manifestazione che sta crescendo di anno in anno, coinvolgendo un numero sempre maggiore di aziende, importatori, addetti ai lavori, curiosi, appassionati e sommelier.

Dal 3 al 5 Febbraio, il quartiere di Tjuvholmen è stato il cuore pulsante della Oslo che ama il vino, con una bella esposizione di vini da tutto il mondo, nelle giornate di venerdì e sabato, e con un’avvincente competizione per decretare il miglior sommelier della Scandinavia, domenica pomeriggio.

Una ghiotta occasione per numerosi importatori di promuovere alcuni dei loro vini presenti all’interno del Vinmonopolet e un’ottima opportunità per fare un po’ il “giro del mondo” senza doversi spostare dal cuore di Oslo.

Ecco la lista di tutti i produttori che sono stati proposti durante le prime due giornate di manifestazione:

img_20170204_183042Bache Gabrielsen Cognac
Roland Champion Champagne
Domaine Jean Touzot (Macon Village)
Meleto (Chianti Classico)

Moet & Chandon

Campo Viejo
Pazo de Villarei

Louis Roederer (Champagne)
Abbazia (Prosecco)
Delapierre (Cava)
Fresita (Chile)
Philipp Kuhn (Germany)
Charles Smith Wines (Washington)
Zonnebloem (South Africa)
Casal Garcia (Vinho verde doc)
Ravenswood (California)
Cave de Turckheim (Alsace)
Finca Manzanos (Rioja)

img_20170204_181720Villa Borghetti (Valpolicella)
Cecilia Beretta (Valpolicella)
Speri (Valpolicella)
Lorenzo Nifo Sarrapocchiello (Ponte – BN – Italy)
André Brunel (Cotes du Rhone)

Bodega Faustino (Rioja)
Recorrido Itata (Chile)

Dr. Henry John Lindeman (Australia but with a Puglia IGT red wine too)
Penfold Wines Road Magill SA (Australia)
Matua Wines (New Zeland)
Henri Bourgeois (France)
Clos Henri (New Zeland)

Barefoot cellars (Modesto, California)
Miguel Torres (Spain)
Reh Kendermann GmbH Weinkelkerei, Black tower (Germany)

André Delorn (France)
Henriot (France)
Domaine William Fevre (France)

Huber-Verderau (France)img_20170204_174902
STK Gutsabfullung Sattlerhof GmbH (Austria)
Lalama Dominio Do Bibei (Spain)
Barone Ricasoli (Italy)
Alamos (Argentina)
Dr. Loosen (Germany)

Masi Agricola S.p.A. (Italy)
Odfjell Vineyards Padre Hurtado (Chile)
Lagar de Fornelos (Spain)
Espelt Viticultors (Spain)
Bodegas Gran Feudo (Spain)
Bodega Santa Julia (Argentina)
Wongraven wines (Italy)
Miopasso Italia The Wine People Srl
Von Winning Gmbh
Marchesi Carboni (Campania)
Blanc Foussy (France)

img_20170203_180401Chateauneuf-du-pape (vaucluse) (France)
Laroche
Pietro di Campo (Italy)
Francois Lurton (France)
Zanni Valpolicella (Italy)

Jose Maria da Fonseca (Portugal)
Bottega Spa Godega di Sant’Urbano (Italy)
Priocca da Ricossa (Italy)
Gabriel Meffre (France)
Banfi (Italy)
Vinergia (Spain)
Georg Breuer (Germany)
Castellblanch sau (Spain)
Old coach road (New Zealand)
Viña Cono Sur (Chile)

E. Michel (France)
Bodega Argento (Argentina)
Altareggia (Italy)
Baron Aimé (France)
Foucher (France)
Chioccioli (Italy)
Giannoni Fabbri (Italy)
Charles & Charles (Washington)

La Monacesca (Italy)
Loxarel (Spain)
Musella Agricola (Italy)img_20170203_191431
Jaffelin (France)
Domaine Jean Monnier & Fils (France)
Schwedhelm (Germany)
Veuve Ambal (France)

Bodegas Bentomiz (Spain)
Scarzello Giorgio e Figli (Italy)
Mas conscience (France)
Boffa (Italy)
Petrucca e Vela (Italy)
Capuano Ferreri (France)
Laderas de Cabama (Spain)
Quinta do Portal (Portugal)

Bodega Mustiguillo (Spain)
Matsu (Spain)
Siegrist (Germany)

Sicuramente l’anno prossimo bisognerà pensare ad uno spazio ancor più grande per ospitare sia gli espositori che il pubblico, sempre più numeroso.

img_20170203_184408Personalmente ho avuto il piacere di ritrovare prodotti di aziende che già conoscevo (“La Monacesca” delle Marche e l’abruzzese “Villa Reale”), ma anche di scoprire qualche interessante Champagne (su tutti “E. Michel”) ed un eccellente Moscatel de Setubal Portoghese (“Josè Maria Da Fonseca”).

All’interno del Latter, sempre ad Aker Brygge, invece, Domenica 5 si è tenuta la giornata conclusiva della manifestazione, durante la quale altri produttori vitivinicoli hanno esposto i propri prodotti, in attesa degli eventi clou del festival: le competizioni per decretate il miglior sommelier junior ed il miglior sommelier senior della Scandinavia.

Ho assistito con piacere alla competizione dei Senior, che ha visto anche un italiano (Fancesco Marzola) in gara e proprio nella rosa dei tre finalisti.

img_20170205_171644

Per prima cosa, uno alla volta, i sommelier hanno dovuto assaggiare 5 vini, riconoscerli e trovare il “punto comune”. Nella fattispecie, si è trattato di 5 diversi Sherry, quindi il punto comune era proprio legato alla tipologia e provenienza di questa speciale tipologia di vini.

La seconda prova consisteva nel leggere una carta dei vini che riportava diversi errori, legati all’annata, alla tipologia di vino o alla sua provenienza geografica ed individuarli.

img_20170205_175939

Terza prova: il servizio. Una tavola con 5 commensali che richiedono un menù francese e dei vini, uvaggio bordolese, provenienti da tutto il mondo…meno che dalla Francia. Mentre ogni sommelier esponeva le sue proposte, la leader della tavolata estraeva una bottiglia proveniente dall’Argentina, chiedendo al sommelier di illustrarla e servirla, mediante il decanter. Successivamente, bisognava indicare un caffè adatto alla chiusura del pasto ed un’altra bevanda: due sommelier su tre hanno suggerito un tè giapponese, mentre il terzo ha proposto uno whisky. Per concludere, i commensali hanno richiesto anche il suggerimento di un sigaro ed il servizio dello stesso. E’ in questo momento della competizione che si sono raggiunti momenti anche esilaranti, data la difficoltà che alcuni dei partecipanti hanno avuto nel riuscire ad accendere il sigaro stesso.

img_20170205_185225

Successivamente, i sommelier sono stati messi alla prova, stavolta in contemporanea, con una serie di quiz: 20 domande sono state proiettate sul maxischermo ed i nostri finalisti, in pochi secondi, hanno dovuto fornire la loro risposta, scrivendola su di una lavagnetta da mostrare ai giudici.

L’ultima prova, è consistita nel servizio di una bottiglia magnum di spumante Ferrari, da utilizzare per riempire una serie di coppe, proprio come se si fosse ad un matrimonio o ad un ricevimento.

Ecco di seguito il video di questa fase della finale…

Purtroppo per noi italiani, il nostro connazionale non è riuscito ad andare oltre una, comunque ottima, terza posizione. E’ stato il norvegese Simon Zimmermann, del ristorante Happolati di Oslo, a trionfare, dimostrando grandissima competenza, ma anche simpatia e brillantezza in fase di servizio.

Prima della premiazione dei “sommelier senior” è stato dato spazio anche alla premiazione dei “sommelier junior”, che si erano dati battaglia nel primo pomeriggio.

Come sempre, sulla nostra pagina Facebook trovate anche l’album con tutti i migliori scatti (oltre 100!!) di questa tre giorni “divina”…non perdeteli!!!

#LifeInNorway – Gli Amici del Vino (prima puntata)

Abitare in un Paese che non produce vino, come la Norvegia, può esser visto anche in modo positivo: ho una certa imparzialità nei confronti dei prodotti che mi vengono proposti al Vinmonopolet (o allo shop dell’Aeroporto per i voli internazionali).

Si perché Francia e Italia sono indubbiamente i leader di mercato, per volumi e varietà di prodotti, ma, specie se si visita un negozio abbastanza grande, quasi tutti i Paesi produttori hanno un minimo di spazio a scaffale. Il sito ufficiale del monopolio, inoltre, permette l’acquisto di qualsiasi referenza a catalogo, quindi, considerando sempre la necessità di una certa disponibilità economica, si è relativamente più liberi da condizionamenti pregressi, quando si decide di provare qualcosa di nuovo.

O almeno, di tutto ciò ha provato a convincermi un ragazzo francese, recentemente conosciuto all’interno del gruppo “gli amici del vino” in cui sono stato gentilmente coinvolto dal mio amico Roberto Giovanni Attolico.

img_20170123_200920
Lo scorso 23 Gennaio, a casa sua, infatti, si è tenuta la prima serata di degustazione con 5 vini, in 6 bottiglie e 7 persone, tutti, ovviamente, “enogastrappassionati” o comunque appassionati abbastanza competenti.

img_20170123_230824
Ci siamo divertiti a studiare un po’ il vitigno Chardonnay, confrontando un 2015 ed un 2012 australiani, con un 2013 della Borgogna, per poi passare ad un Aligotè dello stesso territorio francese, ma del 2015.
4 bianchi che hanno fatto da apripista al “pezzo da 90” della serata: il Taurasi DOCG “Radici” di Mastroberardino…
Ma andiamo in ordine, riavvolgiamo il nastro e cominciamo dall’inizio:

1) Chardonnay “Stella Bella” Margaret River 2015.
13°Alc.

Si presenta brillante alla vista, di colore giallo paglierino scarico e consistente.
Al naso è intenso, complesso e fine, con note minerali importanti e fiori gialli (come la ginestra), leggermente surmaturi.
In bocca è secco, caldo, morbido…quasi rotondo. Fresco e sapido, non è perfettamente equilibrato, ma da l’impressione di poter migliorare col tempo. Abbastanza persistente ed abbastanza armonico, ha nel complesso una buona finezza.

Un vino che sicuramente si può abbinare bene ad antipasti di pesce, verdure sott’aceto, formaggi a media stagionatura e speziati (tipo un bel pecorino al tartufo).
Vino che mi immagino di gustare in Italia, verso metà settembre, su di una terrazza in collina da cui godersi una bella vista sul mare…

2) Chardonnay De Bortoli Yarra Valley Villages 2012.
12,5° Alc.

Nel bicchiere si presenta brillante, giallo paglierino, consistente.
Abbastanza complesso al naso, intenso (più del vino precedente) e fine. Questo vino fa un periodo di affinamento in botti di quercia e ciò può aver contribuito a coprire un po’ gli odori che, in generale, sono riconducibili a quelli della famiglia olfattiva floreale (essenzialmente fiori gialli) ed erbacea.
All’assaggio risulta secco, caldo, morbido, abbastanza fresco e sapido. La sua acidità sembra iniziare a venir meno, il che non basta ancora per definirlo “sgradevole”, ma ci porta a sospettare che sia iniziata la fase discendente.

Da abbinare a formaggi piuttosto sapidi, in grado di dargli un po’ di quella “verve” necessaria a facilitarne la beva.

3) Chardonnay
Appellatiòn Bourgogne Controllee Terroir Noble 2013, Vincent Girardin.
13°Alc.

Brillante, di colore giallo paglierino con tenui riflessi verdolini, consistente.
Ha un naso complesso, abbastanza intenso e fine, con richiami erbacei (basilico, menta) e floreali.
In bocca, però, delude le promesse fatte al naso, con una acidità un po’ bruciante e l’assenza di quella “grippe” che stimola la beva. Un vino che si siede un po’ troppo e rischia di stancare subito.

4) Bourgogne Aligotè, Joseph Drouhin. Annata 2015.
12°Alc.

Limpido, giallo paglierino scarico, abbastanza consistente.
Intenso, abbastanza complesso ed abbastanza fine, con richiami alla frutta tropicale (ananas, pesca bianca) e alle note erbacee (menta).
In bocca è secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, abbastanza sapido, non perfettamente equilibrato, poiché risaltano maggiormente le note dure. Un vino abbastanza persistente, abbastanza fine, abbastanza armonico, che si potrebbe abbinare bene a primi piatti a base di pasta con sughi bianchi con verdure.

5) “Radici” Taurasi DOCG Riserva 2007 Mastroberardino.
13,5 Alc.

Limpido, rosso rubino corposo, consistente.
Intenso, complesso e fine al naso, ricorda sentori fruttati di mora e lampone, ciliegia e liquirizia, sottobosco, spezie, tabacco…un vino che regala emozioni ad ogni respiro, invitandoci a farsi scoprire un po’ alla volta. Nonostante abbia già 10 anni è ancora giovane.

img_20170123_222939
Bocca piena, rotonda ed affascinante. Secco, caldo, morbido, fresco, con tannini forti ma non invasivi, sapido. Equilibrato e fine, con ulteriori margini di miglioramento, molto persistente ed armonico. Siamo davanti ad un vino importante, con almeno altri 10 anni per evolvere.

Da provare in abbinamento a piatti elaborati, paste al sugo, lasagne, cannelloni, piatti importanti a base di carne e selvaggina, ecc…

Una serata assolutamente piacevole, accompagnata da formaggi, taralli, olive, pomodori secchi e salumi italiani, conclusa con un buon bicchiere di Bourbon del Kentucky.

img_20170123_231126
E così per una sera, 3 italiani, 2 norvegesi e 2 francesi, tutti ad Oslo per lavoro, si son sentiti un po’ al centro del Mondo…

Il mio Natale 2016…a cavallo tra Italia e Norvegia

Anche quest’anno le vacanze di Natale sono passate. Tutti o quasi, torniamo a lavoro con qualche kilo in più ed un pizzico di tristezza per questi giorni volati troppo rapidamente.
Mi ero ripromesso di fare un pezzo per parlare del Natale in Norvegia, ma, ovviamente, non cel’ho fatta ed approfitto ora del volo aereo di rientro per buttare giù qualche riflessione…

god-jul-2012

Il Natale (“Jul” in norvegese) è sicuramente la Festa più importante ed il suo spirito cala sulla vita di tutti i giorni subito dopo Halloween. Già dai primi di Novembre, infatti, nei supermercati si iniziano a trovare i tipici biscottini di Natale (Småkaker), che, da tradizione, sono di 7 tipologie diverse (il pepperkake – l’omino di pan di zenzero- è probabilmente il più popolare di questi) e tanti altri prodotti vengono “vestiti a festa” con l’etichetta natalizia (la birra, ad esempio, diventa “Juleøl”, cioè Birra di Natale).

Verso la terza settimana di Novembre, iniziano gli “Julebord”, ovvero le “tavolate di Natale”: cene coi colleghi di lavoro, del gruppo di ballo, di sport, corso di studi, ecc… Queste cene proseguiranno fino a ridosso del Natale e riprenderanno a Gennaio dove, di solito, coloro che non hanno potuto prima, come ad esempio i lavoratori del settore della ristorazione, avranno modo di fare la propria “cena di Natale”.

Tra il 23 ed il 25 Dicembre è silenzio assoluto: i famigerati mercatini di Natale chiudono i battenti e tutti trascorrono le feste in famiglia.
I bambini aspettano i regali portati da Babbo Natale (che viene dalla Finlandia) e gli adulti si dilettano a mangiare i piatti tipici della tradizione e bere birra ed Acquavit (distillato di patate aromatizzato con semi di cumino, anice, aneto, finocchio e coriandolo).
La Multekrem, un dessert fatto di more artiche e panna montata, non deve mancare.

Il 26 Dicembre ed il 6 Gennaio non sono festivi.

Il presepe non c’è e l’albero di Natale la fa da padrone: generalmente fresco (difficilmente il norvegese medio acquista un albero di Natale sintetico, da riutilizzare più volte), lo “juletree” viene addobbato e sistemato nella stanza più importante della casa, in modo da potervi ballare e cantare attorno, tenendosi per mano. Generalmente all’interno delle abitazioni private l’albero viene allestito solo un paio di giorni prima del Natale e ha una vita breve: sarà infatti rimosso pochi giorni dopo.

20161211_134208

Un gioco simpatico di questo periodo consiste nel costruire della villette in miniatura con biscotti alla cannella, da attaccare assieme grazie alla pasta di zucchero e decorare con smarties e zuccherini. E’ una vera e propria sfida, ma l’esito finale è sempre lo stesso: prendere a picconate tutte le abitazioni costruite e mangiarle…

Sempre a proposito di mangiare, uno dei piatti tipici del Natale è il “risgrøt” (che, ovviamente, in questo periodo diventa “Julegrøt”): riso bollito nel latte e, una volta impiattato, condito con burro, cannella in polvere e zucchero. Decisamente qualcosa di poco consueto per noi latini e dalla consistenza non proprio appetitosa…
Pur avendolo mangiato ben due volte, non ne sono rimasto propriamente innamorato, ma ho conosciuto molte persone che ne vanno matte.
La cosa simpatica è che, nel periodo natalizio, si è soliti nascondere una mandorla all’interno di uno dei piatti di Julegrøt: il fortunato che la troverà riceverà un premio.

img_20161202_121711

Altri piatti tipici del Natale, oltre al Pinnekjøtt di cui avevo già scritto (e qui trovi il post), sono il Ribbe (pancetta di maiale arrosto, di solito servita con crauti e patate bollite, salsicce di Natale, polpette di carne e salsa) ed il Lutefisk (stoccafisso che è stato a mollo in acqua e soda caustica per poi esser cotto al forno). Non avendo ancora avuto modo di assaggiare questi piatti, mi riservo, eventualmente, di parlarne più approfonditamente in futuro.

Per quanto riguarda i salumi, oltre ai salami di renna, alce e balena (in vendita un po’ sempre per la verità), una specialità è il fenalår, la coscia salata ed essiccata di agnello, oltre al fårikål, cioè agnello bollito con cavoli e pepe in grani.

Oltre allo Julebord del posto in cui lavoro, svoltosi presso il Ladegård, un bellissimo edificio risalente agli inizi del 1700, pochi giorni prima avevo avuto il piacere di essere ospite dell’Ambasciatore (Dott. Giorgio Novello) e della sua consorte presso l’Ambasciata Italiana in Norvegia, per un cocktail di Natale.

20161214_202015

Quello del 2016, dunque, è stato per me un Natale speciale, celebrato con stile sia in Norvegia che in Italia. Non sono mancati torroni, panettoni, ma anche salmone e patate dolci, per vivere al meglio quanto di buono abbia da offrire il posto in cui ci troviamo.

E voi invece? Come avete festeggiato? E che cosa non può assolutamente mancare sulle vostre tavolate a Natale?

In attesa di leggere i vostri commenti qui, o sulla nostra pagina Facebook, vi auguriamo un buon anno…o anche, “Godt Nyttår”!!

#LifeInNorway – Pinnekjøtt

Siamo finalmente in quel momento dell’anno in cui il Natale inizia ad entrare nelle nostra quotidinità e allora oggi voglio parlarvi di uno dei piatti tipici della tradizione norvegese, consumati proprio nel periodo natalizio: il pinnekjøtt.

pinnekjott-5

Prima di tutto, ci tengo a dire che ho avuto il privilegio di assaggiare questo piatto direttamente a casa di un ragazzo italiano (un partenopeo che vive in Norvegia da 11 anni) e della sua compagna.
Francesco, con cui siamo diventati ottimi amici, è molto bravo ai fornelli, tant’è vero che sta sviluppando la sua vita professionale, qui a Oslo, proprio nel campo della ristorazione.
La ricetta che mi ha proposto, comunque, è proprio quella tradizionale norvegese.

Ma che cos’è il Pinnekjøtt?

Si tratta di costolette d’agnello, che possono essere sia salate ed essiccate che salate, affumicate ed essiccate, la cui ricetta è stata a lungo un segreto ben custodito tra le valli e i fiordi della Norvegia occidentale e di alcune zone del Trøndelag, ma che oggi è popolare in tutta la Norvegia.

E’ un piatto che la stragrande maggioranza dei norvegesi è solita consumare alla vigilia di Natale o a Capodanno.
Tuttavia, il periodo natalizio, nei paesi Scandinavi, è molto sentito e va da fine ottobre/inizio novembre a gennaio inoltrato, quindi questo piatto è facile che venga proposto durante questi mesi dell’anno; durante questo periodo, infatti, è più facile reperire sul mercato il pinnekjøtt, anche a prezzi abbordabili, dato che l’offerta di tale prodotto è molto più alta rispetto al resto dell’anno. E’ bene sempre considerare che gli stipendi medi norvegesi sono tra i più alti d’Europa e il costo della vita è decisamente più impegnativo rispetto all’Italia.

Dato che una buona parte della pietanza è composta da ossa e grasso se ne consigliano 500 gr a persona, nel caso in cui il pinnekjøtt rappresenti la portata unica del pasto, se invece si prevede di servirlo, come da tradizione, assieme a salse ed altri contorni, allora 350 gr a persona dovrebbero essere più che sufficienti.

tavola-imbanditaIngredienti per 4 persone:

– 1-2kg di Pinnekjøtt (costolette), acqua.

Procedimento:

Divedere le costolette in pezzi, tagliandole lungo l’osso; immergerle in acqua fredda per una notte e poi predisporle su di una griglia, sul fondo di una casseruola (meglio se utilizzate quelle con la griglia in corteccia di betulla). Riempire la casseruola d’acqua fino a raggiungere la griglia sulla quale abbiamo adagiato la nostra carne in strati uniformi. Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere la carne al vapore fino a che diventi tenera (circa 2/3 ore), prestando attenzione che vi sia sempre dell’acqua all’interno della casseruola, affinché questa non si non bruci. Durante queta cottura a vapore, il pinnekjøtt essuderà buona parte del suo grasso che finirà, quindi, nell’acqua all’interno della casseruola ed andrà a costituire un sugo grasso e molto saporito, ottimo per condire poi la stessa carne e le verdure con cui la accompagneremo. Una volta terminata la cottura a vapore, generalmente si usa grigliare o friggere le costolette.
Il mio amico Francesco le ha ripassate al forno per circa 15 minuti a 200 gradi, in modo da farle leggermente dorare.

pinnekjott-4In Norvegia, questo piatto viene solitamente servito su piatti caldi con salsicce, patate bollite (servite con tutta la buccia), stufato di cavoli e purea di navone o di kålrot (rapa svedese). Tutti questi contorni possono essere aromatizzati con sughi di cottura, mostarda o mirtilli. Il piatto viene accompagnato con del pane non lievitato e per bevanda una buona birra, possibilmente doppio malto e dalla gradazione alcolica di almeno 8 gradi.
Personalmente ho gustato questo piatto con un bell’Amarone della Valpolicella e vi posso assicurare che l’abbinamento non è stato affatto male, data la complessità del piatto, che richiede una bevanda alcolica con una certa struttura.

Andiamo a vedere meglio la preparazione dei contorni, cominciando dallo stufato di cavolo cappuccio.

Ingredienti per 4 persone:

– 1 cavolo cappuccio da 600/700 grammi,
– vino bianco secco,
– 4 cucchiai di olio extravergine di oliva,
– 1 scalogno,
– sale,
– pepe,

Procedimento:

Togliere le foglie esterne del cavolo cappuccio, tagliarlo spicchi e metterlo in una pentola con acqua salata bollente per farlo lessare per 5/6 minuti. Scolatelo una volta cotto. Prendete una padella antiaderente con bordi alti e metteteci l’olio con lo scalogno tritato finemente, aggiungete il cavolo cappuccio che avrete tagliato a pezzi grossolani. Fate insaporire e sfumate con un po’ di vino. Quando il vino sarà evaporato aggiungete dell’acqua, regolate di sale e pepe e fate cuocere per almeno mezz’ora. Servite caldo.

Passiamo a vedere come realizzare la purea di kålrot (rapa svedese).kalrot

Ingredienti per 4 persone:

– un kålrot di medie dimensioni,
– 5/6 carote,
– panna da cucina (se in Italia) oppure fløte (se in Norvegia),
– burro,
– sale,
– pepe,
– succhi di cottura del pinnekjøtt.

Procedimento:

Il procedimento è piuttosto semplice: sbucciare ed affettare il kålrot per poi cuocerlo in acqua leggermente salata finché non diventa tenero. Rimuovere quasi totalmente l’acqua e frullare il kålrot , aggiungendo panna (o fløte), burro, pepe e succhi di cottura del pinnekjøtt.

In ultimo, vediamo come preparare la purea di navone (ruta).

Ingredienti per 4 persone:

-1 kg di navone,
– acqua,
– pepe,
– sale,
– succhi di cottura del pinnekjøtt.

Procedimento:

Anche in questo caso il procedimento è piuttosto semplice: sbucciare ed affettare il navone per poi cuocerlo fino a che diventi tenero, in acqua leggermente salata. A questo punto si può rimuovere l’acqua e passare o frullare il navone, per poi condirlo con sale, pepe e succhi di cottura del pinnekjøtt.

Si tratta, ovviamente, di piatti piuttosto calorici che appartengono alle tradizioni di un popolo storicamente abituato a fronteggiare diversi di intenso freddo, durante i quali il fabbisogno energetico del corpo è maggiore. Se ne consiglia, quindi, un consumo moderato.

Detto questo…non mi resta che augurarvi “God Appetitt“!!

pinnekjott-2

Un campione del Mondo a Oslo…

La settimana che si sta concludendo è stata, per me, come per ogni italiano amante della pizza che viva ad Oslo, particolarmente piacevole e stimolante: Giulio Scialpi, campione del del Mondo da Aprile 2014 a Maggio 2015 nella competizione di Pizza classica, ha infatti, visitato la Norvegia e realizzato un mini-tour di 3 appuntamenti.

Due tappe a Oslo ed una a Tonsberg, hanno permesso a centinaia di norvegesi (e non solo) di conoscere un po’ meglio la vera pizza italiana, quella col cui nome spesso ci si riempie la bocca, ma che non molti (specie al di fuori degli italici confini) sono in grado di realizzare a regola d’arte, con la giusta serietà e l’adeguata professionalità.

Ovviamente, come ho saputo della presenza di un personaggio così rilevante nella capitale scandinava, mi sono organizzato per poterlo incontrare di persona e rivolgergli qualche domanda.
Ho avuto, così, il piacere di conoscere un maestro della Pizza (con la “P” maiuscola) che è anche una persona estremamente umile ed alla mano, con un vissuto davvero interessante, in giro per il Mondo e centinaia di migliaia di pizze sfornate….

Ne è venuta fuori un’intervista divertente e ricca di spunti che vi invito a guardare…

Non potevo, però, accomiatarmi “a bocca asciutta” e allora ho deciso di partecipare anche ad uno dei suoi eventi (quello al centro commerciale Mathallen a Oslo) e assaggiare di persona un paio delle sue creazioni: una pizza con melanzane, peperoni, scamorza affumicata e burrata ed una pizza dolce, alla nutella, ricoperta di zucchero a velo.

(Per vedere tutte le foto di questa manifestazione, clicca qui.)

I “segreti” di Giulio, carpiti a microfoni spenti, risiedono fondamentalmente in una lievitazione di 14 ore, con un uso di quantità molto ridotte di lievito e l’utilizzo di prodotti di eccellenza Made in Italy (anzi, quasi tutti Made in Puglia), rigorosamente freschissimi.

Qui a Oslo, Giulio è stato ospite del corregionale Roberto Giovanni Attolico, titolare del negozio “Giù, Torshov Delikatesse“, ma nella vita di tutti i giorni, il nostro campione abita e lavora a Noci (BA), dove è sposato e ha tre bellissimi bambini che lo aspettano con ansia dai suoi viaggi in giro per il Mondo, attraverso i quali diffonde la cultura e l’amore per questo meraviglioso alimento, con cui è possibile realizzare menù in grado di coprire tutto il pasto e soddisfare anche i palati più esigenti.

Ora Giulio sta lavorando ad un suo marchio, per promuovere la cultura del Km zero e ha anche in mente dei progetti didattici, ad ampio respiro, di livello internazionale. Chissà che CulturAgroalimentare.com non possa realizzare qualche puntata speciale su questi temi in futuro…

L’unico modo per scoprirlo, è continuare a seguirci… Alla prossima puntata!!