#DegustazionItineranti – Brunello di Montalcino DOCG 2011 “Pieve Santa Restituta” – Gaja

#DegustazionItineranti – Brunello di Montalcino DOCG 2011 “Pieve Santa Restituta” Gaja
di Alessandro Serenellini

Oggi voglio condividere con voi una mia veloce recensione su un vino bevuto pochi giorni fa assieme ad alcuni amici in un ristorante in Toscana. Non ho potuto fare un’analisi schematica come le precedenti, ma comunque voglio farvi partecipi di questa mie esperienza.

Come spesso capita, scelte le portate per la cena, l’onere della selezione del vino è toccato (molto volentieri) a me. Premetto subito che il ristorante, ubicato nel centro storico della “mia” bellissima Firenze, offre cucina tipica toscana e propone una carta dei vini con una vasta (ma, a parer mio, un po’ noiosa) gamma di vini del territorio.

Un amico suggerisce una bottiglia, molto buona per carità, di Brunello che, però, conoscevo molto bene e non mi ispirava, così ho deciso di provare a dare un tocco di originalità alla serata e provare qualcosa di più interessante, cercando sempre di rimanere dentro i canoni della tradizione toscana.

Sempre all’interno sezione dei Brunelli trovo un vino di uno dei produttori più famosi del Mondo, non tanto per il Sangiovese quanto per il Nebbiolo: Gaja. Prezzo in carta della bottiglia: 60 euro.

Decidiamo per questo Brunello di Montalcino DOCG 2011 (si, giovane, lo so!) “Pieve Santa Restituta”, che si fa notare subito per la bella etichetta dorata che un po’ rimanda ad una realtà che è stata il simbolo di una parte della toscana: il Chianti di Dievole. Senza ulteriori indugi, andiamo ad analizzare questa bellezza…

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Un vino rosso rubino brillante con ancora poca tendenza al granato e consistente. Diamogli il tempo di ossigenarsi un po’ nel calice e passiamolo al naso: intenso, complesso, fine, con sentori floreali e fruttati di viola mammola, ribes nero, amarena, mora e frutti neri tutti tendenti alla confettura, oltre ad accenni di pepe nero e liquirizia.

La bocca invece, secondo me, perde un po’ la complessita riscontrata al naso, pur confermando di essere un vino secco, caldo, morbido, fresco, tannico, sapido, equilibrato, intenso, persistente e fine.

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Detto questo potrebbe sembrare un prodotto che segue alla lettera gli standard, ma personalmente sono rimasto sorpreso e molto contento di questa scelta per un paio di motivi: il primo è la sua freschezza, un po’ atipica per questo vino, ma sinceramente ben accetta da parte mia; il secondo è il tannino: levigatissimo e quasi impercettibile, in contrasto con la giovane età del vino.

In conclusione un vino di corpo, tra il giovane ed il maturo ma con enormi margini di miglioramento, anche se, a mio avviso, già armonico.

Bottiglia sprecata per una bistecca alla fiorentina, ma sicuramente valida per uno stufato peposo all’imprunetina o uno spezzatino di cinghiale.

Ultimo consiglio: se doveste decidere di acquistarlo oggi, mi raccomando: almeno 2 bottiglie. Una da gustare adesso e l’altra da mettere a riposo in cantina.

“Il profilo sensoriale del vino”…Il mio primo libro

Oggi voglio fare questa breve comunicazione per dire che, dopo alcuni mesi di revisione, dal 27 giugno è disponibile in commercio il mio primo libro: “Il profilo sensoriale del vino. Analisi ed applicazione del metodo“.

Si tratta di un testo scientifico, rielaborazione della mia tesi di Laurea in Viticoltura ed Enologia, ultimata nel 2011.

Lo si può ordinare online e ricevere direttamente a casa, tramite il catalogo di “More Books“, cliccando qui.

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Edito da EAI (Edizioni Accademiche Italiane), il testo tratta le differenze tra l’analisi sensoriale e quella chimica, approfondisce la figura dell’assaggiatore e si concentra su un lavoro di diversi mesi condotto sul Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Non certo un testo “facile” o per neofiti, anche se non eccessivamente lungo o impegnativo. Se ne consiglia la lettura a chi ha delle minime basi di statistica.