Ritornano le giornate nazionali della cultura dell’olio e del vino

Anche quest’anno a Maggio c’è un evento da segnare a calendario: la Giornata Nazionale dell’Olio e del Vino. La data di questo 2017 è quella del 13 Maggio.

Ecco la locandina dell’evento della regione Marche:

Giornata nazionale dell'olio e del vino 2017 - Cingoli


13 maggio, ore 09:30 Auditorium chiesa Santo Spirito via del teatro Cingoli (Mc)

L’intera manifestazione ha il patrocinio del comune di Cingoli (MC).

L’Istituto Marchigiano di Tutela Vini a Collisioni 2016

Dal 14 al 18 luglio assaggi cibo-vino aperti al pubblico, degustazioni guidate da Ian d’Agata e l’incontro tra Regione Marche e Regione Piemonte sul palco wine and food

Collisioni 2016

Il Verdicchio e le Marche si fanno agrirock a Collisioni (Barolo, 14-18 luglio) tra musica, degustazioni e abbinamenti cibo-vino. L’Istituto Marchigiano di Tutela Vini – IMT rafforza infatti per il 2016 la sua partnership con il Festival di letteratura e musica in collina con una nutrita partecipazione al Progetto Vino di Ian D’Agata, ‘assaggi Dop & Slow Food marchigiani’ aperti al pubblico nello stand IMT in piazza Rossa e l’incontro tra Regione Marche e Regione Piemonte sul palco wine and food di Collisioni. All’evento – che quest’anno ospita tra premi Nobel, scrittori, musicisti ed esponenti del mondo dell’enogastronomia, anche Elton John, il premio Nobel per la letteratura 2015, Svetlana Aleksievič, il premio Pulitzer Richard Ford e il fondatore di Vinous, Antonio Galloni – parteciperanno 25 aziende IMT, con le denominazioni Verdicchio, Rosso Conero, Lacrima di Morro d’Alba, Colli Maceratesi Ribona e Bianchello del Metauro.

 Mazzoni

Per il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzoni: “Ci presentiamo quest’anno a Barolo con una collettiva più strutturata e con un’offerta eterogenea per il pubblico sull’enogastronomia regionale. Il sodalizio con Collisioni continuerà dopo il Festival con una due giorni itinerante nell’area di Jesi, che nel primo weekend di settembre ospiterà giornalisti internazionali e stakeholder del Progetto Vino ma anche alcune cantine di Barolo e del Piemonte, in un gemellaggio simbolico tra due grandi territori del vino”.

Si comincia giovedì 14 luglio con gli assaggi street food aperti al pubblico nella piazza Rossa, dove si potranno degustare fino a tarda notte i grandi prodotti della cucina marchigiana (dal Ciauscolo alla Casciotta d’Urbino, dall’Oliva ascolana del Piceno ai prodotti Presidio Slow Food) in abbinamento ai vini IMT per tutta la durata del Festival. Eccellenze che il pubblico potrà scoprire anche domenica 17 luglio (ore 12:00) sul palco wine and food del Castello di Barolo nell’incontro tra Marche e Piemonte con l’assessore all’Agricoltura e vicepresidente della Regione Marche, Anna Casini e l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero. Protagoniste dell’evento saranno le denominazioni IMT e i prodotti Dop marchigiani accanto a Barolo, Barbera e altre denominazioni, la Nocciola Igp e i formaggi Dop piemontesi.

Due invece gli appuntamenti riservati agli esperti coinvolti dal Progetto Vino – tra critici internazionali, giornalisti, importatori e buyer – che vedranno protagonisti i vini marchigiani nei tasting guidati da Ian D’Agata. Il 17 luglio primo piano sul bianco più premiato d’Italia, il Verdicchio, in una degustazione che metterà in luce le doti che lo rendono unico tra i grandi bianchi italiani: struttura e grande personalità, ma soprattutto longevità e capacità di migliorare nel tempo. Lunedì 18 luglio sarà invece la volta delle denominazioni marchigiane, dalle più conosciute come il Rosso Conero alle emergenti Colli Maceratesi Ribona e Bianchello del Metauro.

(Intercom – Ufficio stampa IMT, Ilaria Koeppen)

Il Rosso Conero nei ristoranti delle Marche

VINO: IMT PRESENTA LA CAMPAGNA “RED MARINE WINE” SUL ROSSO CONERO.
LA PRIMA DOC ROSSA DELLE MARCHE FA SQUADRA CON I RISTORANTI DI PORTONOVO

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Al via “Red Marine Wine”, la campagna del Rosso Conero promossa dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini. Per l’estate 2016 infatti la prima doc rossa nata nelle Marche si rifà il look con una nuova immagine coordinata e un nuovo claim che si affiancheranno ad azioni promozionali e di marketing realizzate in sinergia con i ristoranti della Baia di Portonovo. A presentare l’iniziativa oggi a Portonovo, alla presenza dei produttori di Rosso Conero e Conero Riserva aderenti al progetto, il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT), Alberto Mazzoni e il presidente del consorzio La Baia di Portonovo, Marcello Nicolini.

portonovo

Obiettivo della campagna “Red Marine Wine”, in partenza dal 10 luglio sulla stampa e sui social network con una pagina Facebook dedicata, è “il rilancio di una denominazione caposaldo della viticoltura marchigianaoltre 350 gli ettari vitati e più di 13mila gli ettolitri di vino imbottigliato nella campagna 2014-2015attraverso un brand che ne rievoca il terroir e l’incontro tra il mare della Baia di Portonovo e il Monte Conero. Un ambiente straordinario, caratterizzato da brezze marine e da un terreno calcareo che permettono al vitigno Montepulciano di esprimere nel Rosso Conero una tipicità unica e irripetibile altrove”, come spiegato dallo studio HEERO che ha realizzato l’advertising.

All’insegna del connubio tra Rosso Conero e mare sarà anche il progetto di marketing territoriale, che prevede dal 10 luglio al 31 ottobre una carta dei vini ‘ad hoc’ e degustazioni al calice in abbinamento ai piatti a base di pesce e di moscioli in dodici ristoranti della Baia di Portonovo contraddistinti da apposita vetrofania. Ad arricchire la carta anche un QR code in grado di fornire in tempo reale su smartphone la geolocalizzazione e le informazioni delle cantine, che sarà utilizzato parallelamente per le brochure in distribuzione negli alberghi della zona.

Mazzoni e IMT

Dopo il Verdicchio – ha detto il direttore di IMT, Alberto Mazzoni – anche il Rosso Conero fa squadra con il territorio in un progetto di promozione che per la prima volta unisce 20 aziende, pari al 90% della denominazione, per ridare il giusto slancio ad un prodotto piacevole da bere, non necessariamente legato all’uso del legno, e che esprime una fetta importante della nostra produzione. L’obiettivo è quello di intraprendere, sulla scia di quanto fatto per il Verdicchio, un percorso condiviso sulla qualità totale e sulla promozione di un brand che si lega ad un territorio di forte appeal a livello turistico. Entro il prossimo inverno – ha concluso Mazzoni – puntiamo a coinvolgere anche alberghi e ristoranti di Senigallia, Porto Recanati e dell’entroterra”.

ECCO L’ELENCO AZIENDE IMT E DEI RISTORANTI ADERENTI A RED MARINE WINE

lista aziende e ristoranti Red Marine Wine

(Intercom – Ufficio stampa IMT, Ilaria Koeppen)

Viale dei Sapori 2015, domani 26/6 taglio del nastro per il Festival dello Stoccafisso all’Anconetana

Sono otto i quintali di stoccafisso pronti per essere cucinati al Viale dei Sapori, la kermesse dedicata al gusto, alla tradizione, alla cucina e alle produzioni di qualità che si inaugura domani, venerdì 26 giugno, al Viale della Vittoria, ad Ancona. L’edizione 2015, promossa da Ordine Cultori della Cucina di Mare “Re Stocco” e Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana in collaborazione con Coldiretti Marche e Confartigianato Imprese, vedrà oltre cinquanta stand assieme al meglio delle produzioni agroalimentari marchigiane e di tutta Italia.

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E’ l’evento clou dell’enogastronomia grazie anche alla partecipazione delle cantine protagoniste del Concorso Selezione Vini” ha spiegato Bernardo Marinelli, di Re Stocco, nel corso della conferenza stampa di presentazione. L’obiettivo è promuovere il turismo legato alle tipicità che nella nostra regione è in continuo aumento, con prospettive di crescita per il 2015 sono di oltre il 2% rispetto al 2014”.

Al Viale dei Sapori porteremo una selezione delle nostre aziende di Campagna Amica, la più grande rete di vendita diretta a livello regionale, con un centinaio di punti solo nella provincia di Ancona – ha sottolineato Emanuele Befanucci, presidente di Coldiretti Ancona – ma anche gli ingredienti per lo stoccafisso verranno dalle nostre campagne, secondo la tradizione della cucina contadina”.

Altrettanta importanza nella promozione del nostro stoccafisso la hanno il vino e… il cuoco – ha aggiunto il presidente dell’Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana, Mauro Bignami. Tutto deve essere di qualità per promuovere nella maniera giusta il territorio”.

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Non a caso saranno i docenti e gli studenti dell’Istituto Alberghiero Panzini di Senigallia a proporre le specialità più attese, dallo Stoccafisso all’Anconetana al Vincistocco (lasagna con stoccafisso anziché carne) fino al baccalà fritto con stoccoliva.

L’abbinamento cibo-vino rappresenta la sfida della Regione Marche per i prossimi dieci anni nella consapevolezza che l’enoturismo rappresenta un asset decisivo nella promozione del territorio – ha precisato Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto Marchigiano tutela vini. Se riusciamo, i nostri prodotti risulteranno vincenti, da Urbino ad Ascoli abbiamo un patrimonio artistico invidiabile, in mezzo tutta una rete di prodotti tipici”.

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Proprio l’Istitituto ha curato il concorso dedicato ai vini da… stocco, con una giuria composta da Claudio Gagliardini (in rappresentanza della Camera di Commercio di Ancona), Alberto Mazzoni (Direttore Imt), Domenico Balducci (presidente Ais Marche), Gualberto Compagnucci (maestro sommelier), Maurizio Gioacchini (enogastronomo), Natalia Bumbeeva (enogastronoma), Roberto Orciani (enogastronomo), Vanessa Ghergo (ass. Re Stocco), Marco Ascoli Marchetti (Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana).

Verdicchio VS Chablis…

Il 9 marzo scorso, in occasione della 23esima edizione di Tipicità ho avuto il piacere di assistere ad una grande sfida: “il Verdicchio lancia il guanto allo Chablis“.

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Relatori:
– Stefano Isidori (Sommelier AIS, moderatore dell’incontro),
– Aldo Cifola (Az. Monacesca),
– Gianluca Garofoli (Az. Garofoli),
– Gualberto Compagnucci (Gran Maestro Sommelier AIS).

Lo Chablis: il bianco francese più blasonato al mondo. Il Verdicchio: il bianco italiano più votato dalle guide.”

Lo Chablis viene realizzato nella regione della Yonne-Chablis, a nord della Borgogna, vicino a quella alla zona dello Champagne. Si tratta di un paesaggio particolarmente affascinante, oltre che vocato a produzioni di qualità, con tanti piccoli villaggi situati su colline a degradare. Il vigneto dello Chablis si estende per circa 20 km in lunghezza, 4-5 in larghezza, senza interruzioni. Dal punto di vista geologico, il primo strato di terreno é costituito da sabbia, argilla e marne, il secondo strato da calcare e gesso e, infine, l’ultimo strato è composto da calcare argilloso e kimmeridgiano. (nota: Kimmeridge è materia organica costituita da fossili di ostrica. Si tratta di elementi fossili ricchi di minerali che danno sentori di selce o pietra focaia).
Sette grand cru, filari stretti e bassi: niente trattori, ma solo cavalli da tiro; inverni lunghi e freddi….viticoltura quasi estrema.
Lo Chablis é uno dei vini in assoluto più acidi e fa barrique proprio per ammorbidirsi. Vitigno: Chardonnay. Inizialmente si usavano le foillet: piccole botti da 131/132 litri e solo successivamente si è passato ad utilizzare le barrique e i tonneau.

Abbinamenti: piatti fini, ma soprattutto particolarmente grassi, proprio in funzione della sua acidità. Dalle ostriche, al salmone, dai crostacei, all’agnello, ai formaggi…

Il documento più antico che parla di Chablis risale al 510 d.C. Si tratta di un vino che è riuscito ad entrare già da tempo nelle grandi Maison e si è costruito la sua fama nel tempo. Per entrare nel club dei grandi produttori bisogna rispettare i crismi della filosofia produttiva dei secoli precedenti, pur confrontandosi col mercato globalizzato di oggi.

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Le Marche sono la seconda ragione più collinare d’Italia dopo l’Umbria e perciò godono di un microclima particolare e caratteristiche del suolo uniche, per via di una spinta tettonica che ha fatto alzare il suolo, laddove prima c’era il mare. L’escursione termica, inoltre, conferisce una maggior presenza di aromi e profumi primari.

Tre areali di produzione per il Verdicchio:
– sponda sinistra dell’Esino: Montecarotto, Castelplanio,
– sponda destra: più giovane, geologicamente parlando,
entrambe per la produzione del Verdicchio di Jesi;
– zona di Matelica.

Radon: polvere cosmica che ricade sui vigneti, conferendo una maggior mineralità.

Abbinamenti: vino equilibrati e sapidi, che si sposano bene coi paccheri allo scoglio, lo stoccafisso all’anconetana, grigliate di mare, fritti misti di carne e pesce, carbonara, olive ascolane, fino ai grandi formaggi e salumi.

“Il vino è storia e immagine di una tradizione e la forza del Verdicchio – ha voluto ricordare Alberto Mazzoni, presidente dell’IMT – è legata alle aziende ed agli uomini che le guidano. Stare insieme senza oscurare il vicino: 5 aziende hanno l’80% del territorio mentre le altre 90 hanno solo il 20%. Il Verdicchio è il vino più imbottigliato delle Marche: 18 milioni di bottiglie per 2.200 ettari di vigneti.”

E’ intervenuto poi Gianluca Garofoli (della più antica casa vitivinicola delle Marche), parlando dell’importanza della sperimentazione costante in vigneto ed in cantina, della passione e della ricerca che ha permesso di arrivare dove si è oggi, grazie anche all’opera di promozione che, tra produttori congiunti, consente di arrivare sempre più in alto. Per ottenere maggior successo, però, bisogna arrivare al consumatore, facendogli capire che il vino bianco italiano non è solo un prodotto da bere giovane…
L’Italia all’estero è ancora vista come pinot grigio da 6,99/9,99 dollari a bottiglia.
Quando nel 1981 Garofoli ha proposto sul mercato il “Macrina”, ha segnato un passaggio importante per il Verdicchio della propria cantina, cominciando ad impostare un prodotto capace di invecchiare in barrique. Dieci anni dopo, col “Podium”, si è dato vita ad un Verdicchio capace di resistere nel tempo, ma senza l’uso di barrique.

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E’ stata poi la volta di Aldo Cifola che ha voluto parlare dell’importanza del territorio come rappresentazione del prodotto che si affina negli anni, solo grazie all’esperienza. Lo sviluppo tecnologico non può prescindere, soprattutto per prodotti di qualità media, mentre per i top di gamma è bene fare un uso sempre mirato della tecnologia, sfruttando competenze aggiornate, per fare meglio ciò che si deve fare mantenendo sempre fede alla tradizione.
Matelica ha delle caratteristiche particolari: un Verdicchio che deve fare la Malolattica. Bisogna aspettare, quindi, il ritorno di una temperatura di almeno 20 gradi, che “costringe” i produttori a far “maturare” il vino su fecce fini, altrimenti si avrebbe un Verdicchio “di montagna”, troppo rustico.
Ci sono dei tratti (calcare, sali di potassio), legati alla natura geologica e pedologica del matelicese, che segnano il vino, rendendolo minerale e salato, con caratteristiche aromatiche particolari, che emergono con l’invecchiamento e che difficilmente lo Chardonnay riesce ad esprimere.
Miro era il soprannome del padre di Aldo Cifola e proprio da questo soprannome è nato il nome “Mirum”, riserva nata nel 1988 per festeggiare i 25 anni dell’azienda.

Un’iniziativa che ha fatto davvero apprezzare i nostri prodotti, che nulla hanno da invidiare ai tanto blasonati francesi, pur uscendo sul mercato con un pricing decisamente differente…

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Nella degustazione, infatti, lo Chablis “ha mostrato i muscoli” solo quando si è trattato di sbicchierare una riserva, capace di esprimere equilibrio ed armonia sia al naso che in bocca.

La sala intera, al di là di inutili campanilismi, ha decretato la vittoria del “Made in Italy”. Bisogna credere e puntare sempre di più nel nostro Verdicchio, un cavallo di razza per affrontare e vincere la sfida sui mercati internazionali!!

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Il Brand Marche: oltre la convinzione di “una regione al plurale”

Presentazione slow wine 2015 “Storie di vita, vigne, vini in Italia”

Relatori:
Armando Falcioni (direttore consorzio vini piceno);
Gianmario Spacca (presidente della Regione Marche);
Alberto Mazzoni (presidente Istituto Marchigiano Tutela Vini);
Francesco Quercetti (responsabile Marche Guida Slow Wine);
Fabio Giavedoni (curatore guida Slow Wine);
Maurizio Mangialardi (sindaco Senigallia).

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Nella meravigliosa cornice della Rotonda di Senigallia, per il quinto anno consecutivo, produttori, esperti ed appassionati di vino, si sono ritrovati tutti assieme per questa importante manifestazione, volta a celebrare non solo il prodotto, ma l’anima e la storia di chi è artefice di prodotti eccellenti. Una guida che non parla solo dei grandi produttori, ma che si distingue dalle altre guide poiché parla del territorio, valorizzando tutte le zone di produzione della nostra regione.

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Il Governatore Spacca ha voluto sottolineare l’importanza dei fondi europei per il recupero della Rotonda di Senigallia, che è oggi uno dei monumenti più rappresentativi de Le Marche, sottolineando come continuino ad essere attivati progetti mirati a valorizzare e sviluppare le attività viticolo-enologiche, così importanti per quello che è un aspetto fondamentale della nostra economia, trainante anche per altri settori.

E’ stata l’occasione giusta anche per ringraziare pubblicamente i produttori che creano lavoro e portano sempre più giovani a puntare sull’agricoltura.

Con questa guida si parla ovviamente di vino, ma anche delle storie che ci sono dietro a questo prodotto, i sacrifici e l’impegno di tutto un ecosistema in grado di legare la cultura, il prodotto, il turismo e la valorizzazione della vita della nostra comunità.

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E’ intervenuto poi Giavedoni, un friulano che vive a Bologna, ma molto legato alla nostra regione. “Questa è una guida che parla di più delle realtà e delle persone, piuttosto che dei vini. Oggi i giovani stanno sviluppando un certo orgoglio per questo settore, rilanciando l’azienda di famiglia e provando ad apportare tecniche innovative, rifacendosi maggiormente all’approccio dei loro nonni, piuttosto che a quello dei padri.”

Si è parlato molto dei giovani, non solo perchè stanno acquisendo maggior consapevolezza di ciò che fanno, con orgoglio, ma anche perchè bisognerebbe cercare nuove formule per far ottenere finanziamenti e fondi anche ad aziende e progetti più piccoli.

In cinque anni Slow wine è diventata la guida che ha maggior mercato in italia e viene tradotta anche in inglese, per gli USA ed in tedesco, per la Germania. Al di là del momento non facile che ormai da diversi anni l’editoria vive, questa guida gode di ottima salute ed è stata adottata da tutti i 9000 soci della FISAR come strumento didattico, a dimostrazione che “le guide non sono morte” ed ancora non sono apparsi validi strumenti che possano mandarle in pensione.
Tuttavia, la necessità di innovazione, ovviamente, sta portando a ragionare su qualcosa che in futuro possa sostituire le guide: Slow Wine Magazine. Una rivista online scritta, per ora, in italiano, inglese e tedesco. Sul numero attuale, a riprova della longevità dei nostri bianchi, che non hanno niente da invidiare ai prodotti più blasonati, come quelli francesi, c’è una interessante retrospettiva sul Verdicchio, con le annate 2004/2006 in parallelo, analizzandone l’ottima evoluzione in bottiglia.
L’idea é quella di riuscire ad andare all’estero attraverso il nostro territorio e tutto ciò che di eccellente esso ha da proporre.

Per Falcioni la strada da percorrere è quella di un ecosistema integrato, per la nostra regione, che possa permettere di superare l’idea di “Regione al plurale” che da sempre caratterizza questa zona d’Italia. Un Brand che si diversifica, puntando sui vitigni autoctoni.
Il Piceno: l’Italia che non ti aspetti. Pecorino, Passerina e Montepulciano…

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Mazzoni, con il suo intervento, ha voluto insistere sul concetto di “Brand Marche“, da condividere con forza e coraggio sul mercato nazionale ed internazionale. “Il nostro – ha detto – è un percorso iniziato nel 1986, con lungimiranza e che oggi permette a qualsiasi azienda che produce almeno 50 hl ed abbia deciso di far parte del consorzio, di attingere ai finanziamenti del P.S.R. e dell’O.C.M.”

Importante, infine, l’intervento di Quercetti che ha spiegato le ragioni per cui si è fortemente voluto portare avanti il progetto editoriale Slow Wine: “realizzare una guida che permettesse ai consumatori di capire la storia, la filosofia e il modo di lavorare delle aziende, per scegliere quei prodotti che maggiormente soddisfano i propri desideri.”
La qualità dei prodotti negli anni si sta alzando moltissimo, rendendo le scelte sempre più difficili per gli autori. Per le Marche 104 sono le aziende presenti in guida.
“La meritocrazia è il criterio basilare, che permea tutto il lavoro di stesura di questa guida. I vini vengono lasciati aperti un giorno intero e, se non hanno convinto al primo assaggio, riassaggiati il giorno dopo, a volte anche durante il pasto serale.”

La presentazione si è conclusa con l’assegnazione dei premi, avvenuta dopo l’illustrazione del significato delle varie categorie…

Per i vini:
– Grande Vino: si tratta di bottiglie eccellenti sotto il profilo organolettico;
– Vino Slow: bottiglie che oltre alla qualità organolettica, esprimono i caratteri legati al vitigno, al territorio, alla storia ed all’ambiente;
– Vino quotidiano: le migliori bottiglie nel rapporto qualità/prezzo. Su 1038 vini assaggiati, circa 700 possono stare in questa fascia di prezzo, ma solo 15 ricevono questo premio. Si tratta del vino che l’azienda produce in maggior quantità e che la maggior parte delle persone possono acquistare e mettere in tavola tutti i giorni.

Per le aziende:
– La Chiocciola: aziende che offrono la miglior espressione dei caratteri organolettici, ambientali e territoriali, in linea con la filosofia Slow Food;
– La Bottiglia: aziende che offrono ottima qualità in tutta la produzione;
– La Moneta: aziende che offrono ottimo rapporto qualità/prezzo in tutta la produzione.

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Assegnati i premi, si è poi lasciato spazio alle degustazioni…

Come sempre, tutte le foto di questo evento, sono presenti sulla nostra pagina facebook.