Amarone della Valpolicella 2012 – Cantine Lamberti

E’ possibile comprare in Norvegia un Amarone della Valpolicella (tra l’altro anche buono), pagandolo circa 25 euro???

La risposta è si. Per qualche strana logica di mercato, a quanto pare è possibile e ringrazio l’amico che me lo ha fatto provare, ma bando alle ciance e andiamo subito a vedere un po’ più da vicino questo vino, prodotto ed imbottigliato dalle Cantine Lamberti.

L’annata è la 2012 ed il titolo alcolometrico dichiarato in bottiglia è di 15,5 gradi.

Alla vista si presenta limpido, di colore rosso rubino tendente al granato e molto consistente.

img_20170226_151940Il naso è intenso,complesso e fine, con sentori di frutti rossi (mora, lampone), spezie (cuoio, liquirizia) ed anche una certa nota eterea. Col passare dei minuti si apre e regala anche qualche sentire floreale (violette).
In bocca è secco, caldo, morbido, fresco, abbastanza tannico, sapido, intenso, persistente, di corpo e fine.
Armonico e pronto, pur avendo sicuramente “nelle gambe” ancora qualche anno di potenziale evoluzione.
E’ un vino da abbinare a piatti aromatici, complessi, a base di carne, ma anche con formaggi ed insaccati stagionati.
Un vino che “fa Domenica”, da stappare in compagnia di amici e gustare davanti ad un bel pacchero di Gragnano con un sugo di pomodoro al ragù bello carico di manzo ed agnello, funghi, carote, sedano ed una abbondante grattuggiata di Parmigiano Reggiano.

Simply Italian Great Wines Norway 2016

Il 10 ottobre scorso ho avuto il piacere di partecipare alla prima edizione del Simply Italian Great Wines, che si è svolta ad Oslo e ha permesso a circa 30 aziende italiane di farsi conoscere ad importatori e ristoratori locali.

L’evento è iniziato con una degustazione guidata dal Master of Wine norvegese Arne Ronald, che ha illustrato a grandi linee le principali aree produttive italiane e ci ha condotto all’assaggio di 9 vini, principalmente toscani e veneti, con due eccezioni dal Piemonte e dall’Abruzzo. Andiamoli a vedere in dettaglio:

  1. #Chianti DOCG “Poggio ai Grilli” dell’Azienda Tenuta San Jacopo (Cavriglia – AR).
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    Solo 25.000 bottiglie per questo Sangiovese 100% del 2014, le cui uve sono raccolte a mano, pressate dolcemente per ottenerne un mosto che viene tenuto due giorni a bassa temperatura prima di iniziare la fermentazione, condotta, a temperatura controllata, in vasche d’acciaio per circa 15 giorni. 13°Alc. Si presenta con un colore rosso rubino non particolarmente intenso, limpido e consistente. Al naso è intenso, abbastanza complesso ed abbastanza fine, con note fruttate (ciliegia e fragola) e qualche richiamo di sottobosco. In bocca è secco caldo, abbastanza mordibo, fresco, abbastanza tannico. Un vino corretto.
  2. #Chianti Classico DOCG “La Sala” dell’Azienda La Sala-Il Torriano (San Casciano in Val di Pesa – FI).img_20161010_122818
    Tra le 20 e le 30.000 bottiglie prodotte nel 2013 per questo blend Sangiovese (85%) e Merlot (15%). Anche in questo caso la vendemmia è manuale e il vino affronta un periodo di affinamento di 12 mesi, di cui sei in botti di rovere francese da 38,5 hl. 13°Alc. Rosso rubino abbastanza intenso, limpido e consistente. Al naso è fine, intenso, quasi complesso: lampone, pepe, tabacco, leggera nota di cuoio. Si avverte l’uso (sapiente) del legno. Il 15% di Merlot completa il bouquet sia al naso che in bocca, dove risulta secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, con un tannino gradevole; un buon equilibrio, armonia e persistenza abbastanza buone.
  3. DOC #Piave “Raboso” dell’Azienda Ornella Molon (Campo di Pietra – TV).
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    Abbiamo assaggiato l’annata 2011, la cui produzione conta solo 6500 bottiglie. Un 100% Raboso che completa la fermentazione malolattica in barrique, tra la primavera e l’estate successive alla vendemmia e che deve attendere ben 5 anni prima di essere immesso sul mercato: 24 mesi in barrique di rovere francese di secondo e terzo passaggio, ulteriori 12 mesi in tonneau da 50 hl e poi altri due anni di affinamento in bottiglia. Si presenta con un bel colore rosso rubino quasi impenetrabile. Ciliegia sotto spirito, cuoio e liquirizia al naso. Tannino importante, forse un po’ verde, che asciuga quasi completamente la bocca e ben si abbina con piatti abbastanza grassi, sughi e stracotti.
  4. Vino #Nobile di #Montepulciano Riserva DOCG “Carpineto” del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (SI).
    img_20161010_122829Nel 2015 l’annata 2010 di questo vino si è attestata alla 26esima posizione della lista dei 100 migliori vini, secondo Wine Spectator. Noi abbiamo assaggiato l’annata 2012. Blend di Sangiovese, Canaiolo ed altre varietà autorizzate, il cui mosto è lasciato in macerazione sulle bucce per 10/15 giorni a 25/30°C, questo vino si presenta con un colore rosso rubino abbastanza profondo, limpido e consistente; al naso offre una nota aromatica particolare, eterea e tendenzialmente legnosa che sorprende notevolmente, data l’assenza dell’uso di botti in lavorazione. In bocca è tendenzialmente morbido, con un tannino quasi setoso, gradevolissimo. E’ un vino pieno, rotondo, da gustare con formaggi ed affettati.
  5. #Montepulciano d’#Abruzzo DOC Riserva “Marina Cvetic San Martino Rosso” dell’Azienda Masciarelli (San Martino sulla Marrucina – CH).
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    “Uno stile molto moderno di fare Montepulciano” secondo il relatore della degustazione. Un Montepulciano in purezza che ha un periodo di affinamento di 12 mesi in botti di rovere di primo passaggio, più ulteriori 12 mesi in bottiglia. L’annata 2013 che abbiamo degustato ha ben 14°Alc. e un bel colore rosso rubino con riflessi violacei, un naso fine, intenso ma non particolarmente complesso (complice anche una temperatura di servizio un po’ bassa); in bocca è una bomba di frutti e spezie (violetta, vaniglia, cioccolato amaro). Pieno, armonico, assolutamente rispondente alle caratteristiche del Montepulciano, anche se forse un po’ pesante.
  6. DOCG #Brunello “La Togata”, dell’omonima azienda La Togata (Montalcino – SI).
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    Sangiovese 100% con alle spalle 36 mesi di botti di Slavonia. L’annata 2011 proposta in degustazione si presenta con un intenso rosso rubino con riflessi granati. Al naso rivela profumi di more, spezie, erbaceo, tabacco. In bocca è secco, caldo, morbido, tannico, ma non ruvido, complesso, strutturato, bilanciato, armonico e persistente. Un vino importante, da abbinare a cibi complessi, cacciagione, selvaggina, stracotti…Assolutamente interessantissimo.
  7. #Brunello di #Montalcino DOCG “Le Macioche”, dell’omonima azienda Le Macioche (Montalcino – SI).
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    La fermentazione viene condotta con lieviti indigeni, in botti di legno di Slavonia. L’annata 2011 dichiara 14,5°Alc e si presenta con un colore rosso rubino ed un naso fruttato ed etereo, che richiede tempo prima di aprirsi e regalare una morbidezza assolutamente particolare. In bocca è molto caldo, con un tannino un po’ pungente e, almeno ad un primo assaggio, non sembra totalmente equilibrato. Da abbinare a piatti di carne, soprattutto cacciagione e selvaggina.
  8. #Barolo DOCG “Boiolo” dell’Azienda Camparo (Diano d’Alba – CN).img_20161010_122914

    Un barolo biologico, annata 2011, prodotto in sole 6000 bottiglie. Nebbiolo 100% con alle spale 24 mesi in barrique di rovere francese da 25 hl ed un grado alcolico di 15°Alc.
    L’annata 2011 ha un naso che richiede tempo per farsi apprezzare, intenso, ma non molto complesso (frutti rossi). In bocca è molto caldo, secco, abbastanza fresco. Si avverte l’importante carica alcolica. Rotondo, ma non molto persistente.

  9. #Amarone della #Valpolicella DOCG dell’Azienda Villa Mattielli (Soave – VR).
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    L’uvaggio dichiarato di questo Amarone, annata 2012, è il seguente: Corvina (50%), Corvinone (30%), Rondinella (15%), Oseleta (5%).
    12/15 mesi in barrique e tonneaux di rovere francese ed ulteriori 2 anni in bottiglia. L’annata proposta in degustazione è la 2012 che ha un bel colore rosso con sfumature granata. Al naso è intenso, complesso e fine: frutti rossi (ciliegia e amarena su tutti), cioccolata, vaniglia, tabacco. Tendenzialmente abboccato, caldo, morbido, in bocca avvertiamo quasi una leggera tostatura; ha un corpo pieno, persistente, importante e lascia un sapore gradevolissimo…E’ un vino da abbinare a piatti complessi, di selvaggina, brasati, stufati, ma anche a carne con le prugne o, perchè no, a fine pasto, con biscotteria o pesche.

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L’evento è poi proseguito con gli incontri con i produttori e ancora tanti altri assaggi (particolarmente interessante l’Azienda Sani di Verona), alla presenza di addetti ai lavori, appassionati ed importatori.

Una giornata che ricorderò con piacere e che mi auguro possa aver aiutato i produttori che hanno partecipato a sviluppare contatti utili per “colonizzare” #Oslo e la #Norvegia, anche se tanto lavoro, sopratutto in termini di Cultura Enogastronomica, è da fare in questo Paese. I consumatori, infatti, in molti casi devono essere ancora formati, prima di poter avere la comprensione del valore di ciò che, dall’Italia, possiamo proporre.

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Come sempre, cliccando qui potrete vedere tutte le foto di quest’evento direttamente dala pagina Facebook del blog.
Personalmente auspico che altre iniziative come questa possano essere promosse nella capitale norvegese e finchè sarò qui (e ne verrò a conoscenza) sarò lieto di continuare a raccontarvele.

Amarone e Recioto: gemelli eterozigoti della Valpolicella

BREVE TOUR DEL VENETO – PRIMA PUNTATA

Negli ultimi mesi ho avuto il piacere di conoscere da vicino 2 interessanti realtà della Valpolicella, avvicinandomi, così, ad un vino tanto importante, quanto conosciuto: l’Amarone!!

Nato “per errore” in una zona da sempre abituata a produrre vino dolce (il Recioto), l’Amarone si è affermato negli anni, divenendo uno dei prodotti enologici italiani più diffusi all’estero. Soprattutto in paesi dai climi piuttosto rigidi, come quelli Scandinavi o in Russia.

Approfittando delle vacanze di Ferragosto, sono andato a trovare un caro vecchio amico, l’avvocato Bazzea di Vicenza, che, assieme all’esperto Sommelier Riccardo Calderato, mi ha fatto da Cicerone attraverso alcune parti di questa splendida zona d’Italia.

La prima tappa di un breve, ma intenso tour del Veneto si è svolta presso la Cantina Dal Forno.

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Ci troviamo nella Val d’Illasi, presso la Frazione del Comune di Illasi, nota come Cellore. Questa è una zona collinare con pendii che salgono gradatamente da 100 fino a 400 metri sul livello del mare.

La zona classica del Valpolicella è quella a ridosso del Comune di Negrara; la Cantina Dal Forno, invece, si trova nella zona allargata, vicino a Soave.

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Che si tratti di Amarone o di Valpolicella, le fasi produttive sono sempre le stesse. Le differenze, le vedremo alla fine…e nel bicchiere…!!

La vinificazione avviene separatamente per ogni lotto e prevede una macerazione breve, ma intensa.
Si usano esclusivamente barrique, invece delle botti grandi.
I circa 30 ettari di vigneto sono coltivati a Guyot, con una densità impressionante: 13000-14000 ceppi per ettaro. Oltre alle normali potature, in estate si esegue anche una defogliazione.
Importante è anche lo sfruttamento della tecnologia disponibile. Tanti ingredienti che portano a trovare le bottiglie che escono da quest’azienda anche a 400 o più dollari l’una sul mercato americano.

I vigneti coltivati sono esclusivamente Corvina, Corvinone, Rondinella e Coratina. La Molinara è stata tolta da qualche anno perché dava aromi che non corrispondevano alla loro idea di Valpolicella.

Durante la mia visita, ho avuto la possibilità di intervistare Luca Dal Forno, uno dei tre figli di Romano, il fondatore dell’azienda.
La cantina è nata negli anni ’80 e le prime vinificazioni sono state eseguite in vasche di cemento. Tra il 1995 ed il 1997 si è passati all’acciaio; ora, dal 2008, sono stati acquistati 6 nuovi vinificatori a secco dotati di 4 pistoni per la follatura. Tali vasche vengono lavate con acqua a 150 bar e 75 gradi.

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La raccolta viene eseguita a mano e l’uva viene riposta in plateau da 5 kg, dove subirà l’appassimento in sale ventilate per circa 2 mesi. Tali sale prevedono la gestione computerizzata anche dell’apertura delle finestre.

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La fermentazione dura circa 12-15 giorni, con una ossigenatura iniziale; dopodiché le vasche vengono chiuse e si effettuano numerose follature variabili a seconda della fase della fermentazione. Tutta questa fase avviene sotto vuoto, con il solo sfogo della CO2 e controllato nel dettaglio in maniera computerizzata.

Terminata la fermentazione, il vino viene subito passato in barrique di rovere (americana fino a qualche anno fa, ora francese) di primo passaggio, dove permarrà per 2 o 3 anni. Qui avviene una iniziale fermentazione Malolattica, dopodiché si spostano le barrique in barriquaia, a 9 metri sotto terra. Per dare un’ulteriore idea delle dimensioni di questa azienda, vi dico che vengono acquistate circa 200 barrique all anno…

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Si torna ora nella sala dove sono presenti tutti i vinificatori, per “assemblare” i vini in varie vasche, tra cui una da 711 hl: in tal modo si ottiene un’ottima omogenizzazione del prodotto. Questa fase dura per uno o due mesi, durante i quali si ha modo di svolgere le chiarifiche e le filtrazioni, prima di passare ad imbottigliare il prodotto.
Affinamento in bottiglia: 2 anni in barrique e 3 in bottiglia oppure 3 anni in barrique e 2 in bottiglia. Il sesto anno il prodotto viene messo in commercio.

Le differenze tra l’Amarone ed il Valpolicella sono esclusivamente legate ai tempi di appassimento delle uve (ovviamente maggiori per l’Amarone) ed all’età delle vigne (più giovani quelle usate per il Valpolicella).

Il Recioto si produce solo quando l’annata lo permette e prevede un appassimento dei grappoli fino a gennaio e la successiva fermentazione, che si interromperà da sola quando il vino avrà raggiunto una gradazione alcolica di circa 14 gradi.
Prima di essere imbottigliato, il prodotto è sottoposto ad una micro filtrazione con membrane da un micron.
Il residuo zuccherino del Recioto è di circa 150 g/l, ma si avverte bene anche la presenza del tannino, capace di asciugare la bocca. E’ un vino straordinario!!

Come sempre, tutte le foto di questa visita sono disponibili sulla nostra pagina Facebook, cliccando qui!!

Io concludo questo post invitandovi a rimanere connessi con CulturAgroalimentare, in attesa della prossima puntata…

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Prosit!!