#RadiniRecensioni – Un Master ALMA su questo blog!!

Capita spesso di incontrare persone molto piene di sé, che pur senza avere validi motivi per esserlo, non perdono l’occasione per ostentare una qualche ipotetica superiorità… Allo stesso modo, capita anche di incontrare persone veramente capaci che, con grande umiltà, non si montano la testa e vanno avanti per la loro strada, senza darsi arie.

In occasione del mio ultimo rientro in Italia, per le festività natalizie, ho avuto modo di incontrare un ex collega dei corsi sommelier, jesino come me, che nel Luglio 2016 ha conseguito il prestigioso (quanto impegnativo) Master ALMA-AIS.

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Federico Radini ha 47anni, Diplomato, in gioventu, Perito tecnico in Telecomunicazioni e, successivamente, sommelier AIS dal 2014, proprio come me.

Davanti ad una birra è nata così l’idea di rendere più “organiche” le sue riflessioni sul mondo del vino (e non solo), costruendo una nuove rubrica: le RadiniRecensioni.

Federico, come nasce la passione per il mondo Food & Beverage?

Sono sempre stato appassionato del buon mangiare e bere, inizialmente più del primo, di più facile approccio, anche se poi bisogna sviluppare la sensibilità per carpire i segreti della cucina ma soprattutto dei singoli elementi. Vi confesso che le prime esperienze food, sono state delle degustazioni che tenevo a Moena, dove per un negozio di prodotti locali, guidavo nel tardo pomeriggio gli assaggi di alcuni formaggi locali, tra cui il fatidico “Puzzone di Moena” ! Beh, la soddisfazione più bella era rivedere, durante gli ultimi giorni della settimana, prima del rientro a casa, i vari ospiti degli alberghi, tornare a fare acquisti proprio di quei formaggi assaggiati in precedenza. Successivamente, nel 2012, ho iniziato il mio avvicinamento al mondo della sommellerì per cercare di apprezzare, almeno così credevo allora, i vini che più m’incuriosivano e piacevano. Come potete ben capire, con l’andar dei corsi AIS, sono andato ben oltre…

Hai, a mio avviso, uno stile sintetico ed asciutto, ma tu, in poche parole, come ti descriveresti?

Sincero e passionale! Sì, Raffaello, hai centrato molto bene il mio attuale stile, anche se sto provando ad affinarlo migliorando il linguaggio, che cerco di tenere sempre molto immediato e semplice, in modo da riuscire a trasmettere in  poche parole l’emozione di un assaggio, di un incontro in cantina con il vignaiolo o la bellezza di una vigna: chi mi legge deve poter rivivere con immediatezza tutto ciò che io ho vissuto. In poche parole, voglio anche trasmettere le emozioni e rendere protagonista chi per mesi e mesi, si prende cura delle vigne, della cantina, che teme la grandine o spera che arrivi la pioggia nel momento giusto o che, semplicemente, vada tutto bene, per arrivare alla vendemmia ed aspettare con impazienza l’assaggio dei primi mosti, dei primi vini da mettere in bottiglia, e ricominciare da capo ogni stagione… Come dice il titolo di un simpaticissimo film <<Io speriamo che me la cavo>> !

14212602_10210319834540606_7138918564266366080_nGrazie alla tua passione prima, al Master ALMA-AIS poi ed ora al desiderio di riuscire a trasformare tutto ciò che hai appreso in un vero e proprio lavoro, stai girando sempre più per l’Italia, confrontandoti con numerosi produttori e ristoratori. Che cosa ti piace e cosa, invece, vorresti cambiare dell’Italia?

Dell’Italia amo tutto, più giro per vigne e luoghi rurali e sempre più mi commuovo nel vedere paesaggi unici, spettacolari che regalano delle emozioni a volte indescrivibili. Vorrei poter cambiare la sensibilità di molti, che sta scemando verso l’insensibilità, complici i mille impegni, pensieri e preoccupazioni che ci portano a trascurare queste bellezze uniche che abbiamo e che saranno il nostro futuro. Fabbriche e industrie ci saranno, ma in misura minore, e per questo dovremo attingere ad altre risorse: turismo ed enogastronomia.

Federico, qual’è secondo te, la criticità principale delle Aziende Marchigiane?

Come marchigiani siamo per natura molto riservati e schivi, perciò non diamo subito confidenza e prima di aprirci facciamo fatica, perdendo delle volte le opportunità che ci si propongono. Le dimensioni delle Aziende, molte volte piccole e a conduzione familiare, ma con dei prodotti d’eccellenza, sono un altro aspetto critico: ogni piccolo investimento, infatti, rappresenta spesso un grosso sacrificio e questo rende ogni decisione sofferta, specie se non si percepiscono riscontri immediati. Si tende, così, a rimandare a tempi migliori, che forse non arriveranno mai o quando arriveranno, sarà ormai troppo tardi… A volte, inoltre, ho come l’impressione che si tenda a non credere nei nostri prodotti e territori, sminuendoli.

E qual’è, invece, la tua idea per cercare di superare questi limiti?

Aprirsi di più: meno timidezza ed essere più attivi nel cercare nuove occasioni, ovunque esse siano, iniziando in Italia e guardando senza indugi e timori anche all’estero. Maggior collaborazione tra tutti i vari soggetti che ruotano intorno all’enoturismo, l’esclusività serve a poco, frammenta e indebolisce. Credere nei nostri territori e prodotti, non solo quando accadono terremoti e cataclismi vari, che però hanno avuto la capacità di risvegliare un senso d’orgoglio e di apprezzamento per la propria terra, dimenticata nella vita quotidiana e riscoperta in queste circostanze.

Di cosa ci parlerai nella prima “puntata” della tua rubrica?

ALMA! Una splendida esperienza che ha cambiato totalmente il mio approccio al vino.

10561709_10206852945630550_5170179745561309069_nTi aspettiamo con ansia allora e, nel frattempo, qual’è il tuo consiglio per la Festa di San Valentino? Con cosa suggerireristi a due innamorati di brindare?

Festeggiate! Festeggiate comunque l’amore, che sia con la vostra amante, compagna, amica, fidanzata o moglie. Beh se ne avete più di una… sarà impegnativo festeggiare e accontentare tutte, ma ne vale la pena e sicuramente ne gioverete in salute! Bollicine! Perché già a vederle, le bollicine, fanno festa, mettono allegria e contemporaneamente solleticano l’olfatto inebriando i pensieri per quella serata e stuzzicano il palato… tra un bacio e l’altro.

Che bere? Giocando in casa, Verdicchio Metodo Classico o anche Charmat, poi abbiamo delle belle Passerine (maschietti, non equivocate subito, che già vi vedo sorridere sornioni!) e sta crescendo sempre più l’interesse anche per il Ribona (alias Maceratino). Inoltre non possiamo trascurare i grandi classici: il Trento Metodo Classico oppure il Franciacorta. Intramontabile anche lo Champagne! Ad ognuno i suoi gusti…!

Ci uniamo a te, Federico, per augurare un buon San Valentino a tutti i nostri follower!!

#LifeInNorway – Intervista per il sito Viviallestero.com

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di essere intervistato da Stefano Piergiovanni, fondatore del sito (e della community) Viviallestero.com, che ha deciso di raccontare a tutti i suoi lettori la mia esperienza in Norvegia.

Oltre che sul suo sito, riporto anche qui il suo pezzo con la mia intervista…

Buona lettura!!

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Abbiamo il piacere di poter parlare con un italiano che si è trasferito in Norvegia, più precisamente nella capitale Oslo. Raffaello non va alla ricerca di un lavoro, bensi per svolgere un’attività come libero professionista.

Ciao Raffaello, grazie per il tempo che ci stai concedendo. Solitamente noi iniziamo le nostre interviste con la classica domanda del: Perchè hai deciso di lasciare l’Italia?

Prima di tutto volevo ringraziarvi per avermi concesso l’opportunità di farmi conoscere attraverso il vostro sito Viviallestero.com. Il motivo che mi ha spinto a lasciare l’Italia è stato quello di accettare una proposta di lavoro di un mio amico: della serie “o la va o la spacca”. E sta andando pure bene!

Di che città sei?

Sono di Ancona, nelle Marche.

Quindi ci hai detto che sei partito per un progetto ben preciso, raccontaci qualcosa di più. 

Sono partito proprio perché avevo un progetto da svolgere, ma non si trattava di un lavoro “sicuro” come siamo abituati a concepirlo, quanto, piuttosto, di un’opportunità in cui avevo la sola garanzia che, lavorando duro e portando risultati importanti, mi sarei potuto togliere delle belle soddisfazioni.

Alla luce di un’esperienza passata nel settore della digitalizzazione, mi è stata offerta la possibilità di gestire un progetto in questo settore, qui ad Oslo. La risposta alla domanda “come hai fatto a trovare lavoro dall’Italia?”, quindi, si riassume in poche parole: partita iva, attitudine al rischio, stanchezza per il “nulla” che stavo facendo in Italia, networking, esperienze pregresse. Mai rifiutare qualcosa solo perché non è attinente a ciò per cui abbiamo studiato. Ogni esperienza può sempre tornare utile….e magari portarci anche lontano.

E come mai proprio la Norvegia?

Sinceramente non era in cima alla lista dei miei desideri, anche se devo dire che è un Paese in cui mi sto trovando bene. Tuttavia, il tipo di lavoro che sto svolgendo qui si può portare avanti anche in altri paesi, quindi non è escluso che, in futuro, io possa confrontarmi con altre nazioni.

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Come era il tuo livello di lingua inglese e di lingua norvegese al momento di partire?

Il mio livello di norvegese era (ed è) assolutamente pari a zero. Fortunatamente nei paesi scandinavi è facile comunicare con tutti in inglese, lingua di cui avevo un livello “average” e che sto inevitabilmente migliorando.

Di cosa tratta questo progetto?

Attualmente mi occupo di acquisire i dati di una lista di documenti dell’archivio di Stato di Oslo, fotografandoli. In pratica lavoro in quello che è il primo step della digitalizzazione di questo archivio. Lavorando da solo, mi occupo di tutte le fasi del progetto e questo mi permette di ottenere l’esperienza necessaria alla risoluzione dei problemi ed all’ottimizzazione della produzione. Un possibile step successivo (che mi auguro fortemente) potrebbe essere quello di occuparmi della selezione e della formazione di nuove persone, per altri progetti dello stesso tipo, in altri archivi d’Europa. Il mio obiettivo, quindi, è quello di crescere professionalmente in questo ambito e diventare responsabile della produzione in altri Paesi.

Da una parte sono dispiaciuto perché sto accantonando completamente i miei studi in tecnologie alimentari e viticoltura ed enologia, tuttavia, superati i 30 anni, era giunta l’ora di guardare con pragmatismo al proprio futuro e fare leva sulle proprie caratteristiche personali (più che sulle competenze acquisite all’università), per prendersi quel posto nella società che più sentiamo vicino al nostro vero io.

Forse un giorno sarò un manager in una qualche azienda alimentare oppure aprirò io la mia azienda. Per ora faccio tesoro di ogni esperienza e di ogni giorno di lavoro qui.

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Quali secondo te sono gli aspetti positivi, nel settore lavorativo e nella tua vita privata, che in Norvegia trovi mentre in Italia no?

Pur lavorando da libero professionista per conto di una azienda che non è norvegese, qui sto notando alcune cose a mio avviso positive: innanzitutto i salari, che sono decisamente più alti che in Italia (e probabilmente i più alti d’Europa). Certo, il costo della vita è “impegnativo”, ma con le giuste attenzioni si vive comunque bene. Le giornate lavorative sono generalmente da 7 ore e mezzo e tutto l’extra work è recuperabile con permessi o pagato come straordinari. Cordialità ed educazione sono all’ordine del giorno e possono veramente sorprendere chi, purtroppo, viene da un paese come il nostro, dove spesso superiori o titolari mancano dei fondamentali della buona educazione. In generale mi sembra di notare una certa tranquillità, sia a lavoro che nella vita di tutti i giorni.

Io lavoro con altri ritmi, dato che non ho un salario base, ma il mio guadagno attuale non è lontanamente paragonabile con ciò che prendevo in Italia.

Stare qui, inoltre, permette di migliorare l’inglese: altro aspetto per me molto importante.

La grande attenzione per l’aspetto fisico (palestre aperte dalle 5.00 del mattino alle 24.00 durante la settimana), fa si che qui tutti prendano sul serio l’attività sportiva e questo è senza dubbio un fatto positivo. Altra cosa che mi piace molto, è quella di poter fare la spesa fino a sera inoltrata. I supermercati, infatti, hanno un orario di apertura molto più ampio di quelli italiani: alcuni dalle 7.00 alle 23.00, altri dalle 6.00 alle 24.00.

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C’è qualcosa che ti manca dell’Italia?

In cima a tutto le persone. E’ inevitabile che lasciando il proprio paese, si lasciano anche le persone che ci vogliono bene ed a cui vogliamo bene e questa senza dubbio è la cosa che manca di più.

Al secondo posto metterei…il bidet!

Infine…la varietà di scelta (ed i prezzi) dei prodotti alimentari e delle bevande alcoliche (sulle quali qui vigono dazi e leggi per noi incomprensibili).

Cosa consiglieresti a chi vuole seguire i tuoi passi?

Organizzatevi! A seconda di ciò che decidete di fare, valutate se iniziare già a studiare il norvegese prima di partire o se può esservi sufficiente un buon livello di inglese; ma dev’essere buono per davvero, eh! Spesso leggo gente che sostiene di avere un livello di inglese “scolastico”. A mio avviso questa è una definizione “scaricabarili”, con cui si cerca di incolpare il sistema formativo scolastico per la propria mancanza di voglia di apprendere seriamente questa lingua.

Altra cosa importante: avete almeno 5.000 euro da parte? Io qui pago sulle 650 euro al mese per una stanza singola in un appartamento condiviso con altre persone e posso ritenermi fortunato. Stando attenti riuscirete a non superare i 100 euro a settimana per la spesa, ma dovete evitare le bevande alcoliche e ridurre al minimo indispensabile gli acquisti al di fuori dei supermercati. Ah, se fumate, smettete quanto prima: ne va della vostra salute finanziaria…

Inoltre, considerando che vi chiederanno quasi ovunque tre mensilità di deposito, oltre al primo mese, si parte subito con spese considerevoli: pensateci bene, onde evitare di ritornare a casa con le osse rotte, anche perché la stragrande maggioranza di chi propone case o stanze in affitto, vi sottoporrà un contratto annuale. Cercate di partire con le idee ben chiare e non allo sbaraglio!

Per quanto riguarda il gran freddo, per mia fortuna ancora non l’ho incontrato, ma parlando con altre persone, so che è bene dotarsi di materiali termici e calzamaglie. Nei mesi di gennaio e febbraio, inoltre, conviene procurarsi integratori di vitamina D per fronteggiare la carenza di luce solare (che invece sarà abbondante nei mesi estivi).

A parte questo, la Norvegia è un Paese bellissimo, con un sistema di welfare all’avanguardia ed ideale per gli amanti dello sport e della natura. Se riuscite ad integrarvi, farete fare un considerevole step in avanti alla vostra vita.

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Grazie mille Raffaello per il tempo che ci hai concesso, ti auguriamo che i tuoi progetti vadano a gonfie vele. Tienici aggiornati!

Certo, non mancherò! Un saluto a tutti i lettori di Viviallestero.com.

Tisane al Ganoderma: un’idea di business da condividere

Oggi l’ospite di CulturAgroalimentare.com è Antonio Mannocchi, fondatore di Mitos World, un’azienda che ha l’obiettivo di diffondere la cultura del benessere, attraverso prodotti semplici e naturali, contenenti Ganoderma lucidum in pezzi.

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1) Ciao Antonio, benvenuto su CulturAgroalimentare.com. Oggi con te vogliamo parlare di un tema inflazionato, ma davvero importante: il benessere. 

Alla base della scelta operata con la tua azienda, infatti, c’è una decisione importante per la tua vita: quella di diventare vegan. Non pensi che oggi ci sia davvero tanta confusione sull’alimentazione e sul concetto stesso di benessere che trapela dai mass media? E perchè proprio questa scelta, invece di altre, tipo, semplicemente, l’essere vegetariani?

Si oggi c’è davvero una grande confusione dal punto di vista dell’alimentazione, dettata prevalentemente dalle cattive abitudini che abbiamo ereditato dopo la seconda guerra mondiale: il grande benessere e la corsa all’industrializzazione, infatti, hanno fatto perdere di vista la natura e le genuinità delle cose naturali.
La mia scelta di diventare vegano è stata presa a seguito di un lungo percorso personale che mi ha portato a riflettere molto ed a capire che questa era la scelta giusta per la mia salute… e per quella di tutti…

2) Quando e perchè hai deciso di avviare questa azienda?

La decisione di fondare Mitos World è fortemente collegata al mio percorso ed alla decisione di usare per me e per le persone a me più care, prodotti naturali, da riscoprire anche grazie ad una costante attività di ricerca e sviluppo su ciò che è il meglio che Madre Terra può dare ad ognuno di noi.

3) Qual’è stata l’idea che ti ha portato a puntare sulle tisane come tipologia di prodotti da distribuire tramite i negozi Mitos World? e perchè proprio le tisane invece di altre tipologie di prodotti, come, ad esempio le pillole?

Per quanto riguarda la scelta del prodotto che commercializziamo con Mitos World, abbiamo cercato di lasciarlo il più naturale possibile, riducendo al minimo l’intervento “umano”, anche perché nel documentarci, abbiamo visto che nell’antichità il Ganoderma lucidum (presente dal 20 al 30% in tutti i nostri prodotti) veniva utilizzato a decotto o in infusione e siamo convinti che questo sia photoil metodo migliore, visti anche i risultati dei nostri clienti.

4) Antonio ci racconti gli effetti più eclatanti che hai potuto notare su di te e su alcuni dei tuoi clienti in questi primi mesi di utilizzo del prodotto?

Prima di tutto ci tengo a dire che è fondamentale bere ogni giorno da uno a due litri di tisana: questo farà si che il Ganoderma possa compiere il suo percorso in 5 fasi. La seconda fase, che va dal secondo mese fino al settimo, è quella della depurazione. In questa fase, io personalmente ho perso circa 20 kg, ma anche molti clienti hanno avuto i loro benefici: chi nel dormire meglio, chi nell’aumentare il proprio metabolismo basale e quindi perdere peso più facilmente, percependo anche un benessere diffuso in tutto il corpo, chi nel miglioramento dei livelli di pressione arteriosa e di colesterolo.

5) In cosa si differenziano i tuoi prodotti rispetto a tutti quelli presenti sul mercato e come pensi di migliorare ancor di più la tua offerta nei prossimi mesi?

Per Mitos World la finalità è quella di fare del bene a più persone possibili ed è per questo che siamo entrati sul mercato con prezzi davvero concorrenziali ed ora stiamo per uscire con due nuovi prodotti : due decotti al 40 % di Reishi, quindi con una altissima percentuale di Ganoderma lucidum! Ciononostante, riusciremo a mantenere un prezzo davvero concorrenziale, che non supererà i 25 €. Il vero valore aggiunto, però, è che i nostri prodotti sono il massimo del naturale.

6) Saluta i nostri lettori e stupiscili con un’anteprima assoluta…..

Ringrazio tantissimo CulturAgroalimentare.com ed il suo impegno per far conoscere a sempre più persone i fatti e le cose con il massimo della trasparenza, contribuendo a diffondere la conoscenza del buono. Il ringraziamento più grande, però, va a tutti i lettori che mi hanno dedicato una parte del loro prezioso tempo. Vorrei chiudere, allora, con una notizia in anteprima: stiamo studiando dei nuovi prodotti con una percentuale del 50 % di Reishi e
Con queste novità e con tutte le tisane che già è possibile acquistare nei nostri punti vendita (ma anche online, grazie alla convenzione con CulturAgroalimentare.com), ci auguriamo di poter aiutare più persone possibili, ovunque!
Grazie ancora, a prestissimo.

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Antonio grazie per le belle parole e le interessanti novità che hai introdotto.

Concludo questa intervista, ricordando anche il tuo passato da networker che ti ha portato a voler condividere con quante più persone possibili questo progetto.

E’ proprio in virtù di ciò, allora, che ricordiamo a tutti i lettori la nostra convenzione con Mitos World, in vigore da alcune settimane: stampando e presentando il coupon riportato qui sotto, presso uno dei punti vendita di Mitos World o contattando direttamente la nostra info line (349/1790549 o via mail a info@culturagroalimentare.com), si ha diritto ad uno sconto di 2 euro su TUTTI i prodotti (acquistandone, in prima battuta, almeno 4) PER SEMPRE!

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Per maggiori informazioni clicca qui!

Io Scelgo Italiano… La mia “controintervista”

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con uno dei responsabili del progetto “Io Scelgo Italiano“. Ne venne fuori un’intervista che ha toccato diversi punti (e che, se ti sei perso, puoi rileggere cliccando qui).

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Dato che il progetto merita di essere compreso meglio e diffuso, ho deciso di inviargli qualche domanda e….ecco il risultato finale:

1) Chi è IO SCELGO ITALIANO? Chi c’è dietro questo sito? Quando/dove/come e perchè è nato questo progetto?
Il progetto “Io scelgo italiano” nasce, quasi per caso (come si dice in questi casi!) dalla comune passione per la buona cucina e le eccellenze del territorio, di un gruppo di amici che nella vita lavorano in vari settori: c’è un informatico marchigiano , una guida turistica che vive nel Lazio, un insegnante abruzzese con la passione per la buona cucina, una giornalista che scrive su siti di moda ed è sempre in movimento tra Roma e le Marche.

L’idea di creare un sito per parlare di eventi culturali e prodotti “made in Italy” nasce agli inizi del 2012; dopo averne parlato di persona subito decidiamo di mettere in piedi un blog e ci mettiamo alla ricerca di prodotti tipici e di attività artigianali di nicchia, a cui dare visibilità attraverso le pagine di “Io scelgo italiano”.

2) In un mondo sempre più globalizzato, ha senso parlare ancora di Italia o dovremmo cercare di abituarci a ragionare da “cittadini europei”?
Sicuramente dobbiamo abituarci a ragionare da cittadini europei, nel senso che dobbiamo renderci conto che ogni realtà locale, per quanto bella e caratteristica,
deve rapportarsi con altre realtà. Non a caso negli ultimi anni si parla sempre più di “reti d’impresa”, perchè è proprio la collaborazione, la libera circolazione (di persone, di merci e di idee) e la condivisione, che permette a tutta una comunità di migliorare, di crescere ed aumentare il proprio benessere.
Sicuramente quindi, confrontarsi con gli altri Paesi europei è un vantaggio; una volta di diceva “quanto sei provinciale” per sottolineare la chiusura mentale di qualcuno, nella realtà odierna, sempre più globalizzata, essere provinciali, non porta a valorizzare il proprio patrimonio culturale ma solo all’isolamento.
D’altra parte è però importante valorizzare la nostra cultura,le nostre tradizioni, i nostri paesaggi, la cucina italiana e le produzioni manifatturiere del Bel Paese.
Chi viene a visitare l’Italia non si innamora solo dei monumenti e dei paesaggi ma anche del nostro modo di vivere, dei nostri piatti, del folklore e delle nostre tradizioni. Nel nostro piccolo, noi di “io scelgo italiano” vogliamo contribuire a valorizzare questo patrimonio.

3) Qual’è la mission di IO SCELGO ITALIANO e come, concretamente, cercate di perseguirla giorno dopo giorno?
La nostra mission è quella di contribuire a promuovere i prodotti e la cultura italiana, valorizzando sopratutto quelle eccellenze spesso nascoste, ovvero piccole realtà che sono poco note ma che sono di grande valore. Cerchiamo di perseguire questa mission andando alla ricerca, tra le tante notizie che appaiono ogni giorno sui siti, di quelle realtà “di nicchia” che meglio rappresentano secondo noi lo spirito dell’ italianità (prodotti artigianali di qualità, sapori tradizionali, eventi storici e culturali che caratterizzano i vari territori) e dando voce, spesso tramite vere e proprie interviste, ai protagonisti di questi piccoli esempi di “made in Italy”.

4) Secondo voi, come possono le aziende italiane superare il momento di contrazione degli acquisti (leggi “crisi”) che ormai ci attanaglia da tanto tempo? L’export è l’unica soluzione?
L’export è sicuramente importante, ma non dimentichiamoci che abbiamo un patrimonio storico ed artistico che può permetterci di attirare in Italia ogni anno milioni di stranieri, che proprio durante il soggiorno nel nostro Paese, hanno modo di apprezzare i prodotti italiani e ne diventano consumatori. Il turismo è sicuramente una grande risorsa e ci può dare una grande mano in tempi di crisi come questi. Le aziende italiane che lavorano nel campo agro-alimentare o del fashion sicuramente possono trarre vantaggio da questo appeal che l’Italia (e la cultura italiana) suscita negli stranieri, contribuendo a far conoscere prodotti italiani di qualità. Compito delle istituzioni è quello di tutelare il made in Italy. Se tutti gli attori collaborano, alla fine il successo per le aziende italiane (e per tutto il Paese) sicuramente arriverà.

5) Dove volete arrivare con il vostro progetto e che obiettivi avete per i prossimi mesi?
Sicuramente vogliamo incrementare il numero di lettori che ci segue, in questi ultimi mesi abbiamo iniziato a ricevere email di piccoli artigiani che, dopo aver scoperto il nostro sito, ci hanno chiesto di essere intervistati. Questa per noi è davvero una grande soddisfazione. Oltre a scrivere, ovviamente cerchiamo di partecipare a vari eventi culturali e manifestazioni di settore in giro per l’Italia. In questo modo siamo sicuri di poter toccare con mano la qualità dei prodotti di cui parliamo.
Altra attività in cui ultimamente ci siamo cimentati è l’utilizzo di Tripadvisor. Per lavoro spesso siamo a pranzo o a cena fuori e ci sembrava giusto parlare dei vari locali in cui ci fermiamo. Sicuramente Tripadvisor, se ben utilizzato, è un servizio davvero utile.

6) Salutate in modo originale i lettori di CulturAgrolimentare.com…
Cari amici di CulturAgroalimentare.com , sicuramente anche voi sarete amanti della buona tavola e delle tradizioni italiane..per cui siete sulla buona strada per diventare affezionati lettori di “Io scelgo italiano” 🙂

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Intervista a CulturAgroalimentare.com

Nella mia (purtroppo ancora breve) carriera televisiva o quando conduco un video aziendale, di norma sono io ad intervistare una persona e rivolgere domande inerenti un determinato campo…

Questa volta, invece, sono stato messo “dall’altra parte” dai ragazzi di “Io Scelgo Italiano” che hanno voluto intervistarmi, come “promotore” della diffusione della Cultura per il cibo e per il vino di qualità.

Oltre che sul loro sito, ho deciso di riproporre questo breve scambio di battute e di idee anche qui…

Buona lettura!!

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1) Potresti dirci, in poche righe, come è nata l’idea di creare il blog CulturAgroalimentare ?

Era Luglio del 2013 e stavo seguendo i corsi di un Master in Agrifood Management. Una delle relatrici parlava dell’importanza di avere un blog e forniva spunti su come svilupparlo….e lì mi venne l’idea! Inizialmente volevo usare il mio blog esclusivamente come mezzo “di ripasso” per le lezioni, da poco concluse, del secondo livello del corso per diventare sommelier e per narrare qualche aneddoto o approfondire tematiche legate al mondo del vino.
I blog incentrati su questo prodotto, però, erano già parecchi e non ritenevo fosse giusto limitarmi a parlare solo di argomenti che avessero a che fare con le mie competenze acquisite con Laurea in Enologia e con i vari corsi da sommelier ed assaggiatore di vino. Volevo poter sfruttare anche la mia Laurea principale: quella in Tecnologie Alimentari, oltre a parlare anche di olio, dato che sono un assaggiatore iscritto alla Camera di Commercio di Ancona…. e così, anche con una certa dose di ambizione, è nato CulturAgroalimentare.com

2) La “mission” del tuo progetto è legata al tuo desiderio di condividere la passione per il vino e per il cibo di qualità. In tempi in cui si sente spesso parlare di scandali nel settore alimentare (un esempio per tutti, le “mozzarelle blu” di qualche anno fa), è difficile, per il consumatore medio, riuscire a riconoscere un prodotto di qualità da uno mediocre?

Difficile se non impossibile…. Tempo fa sentivo un medico criticare un olio che “gli pizzicava in gola…” Il nostro “amico”, a quanto pare, non sapeva che il piccante e l’amaro sono due indizi della qualità di un olio, poichè legati al contenuto polifenolico. Se l’ignoranza parte da chi dovrebbe, invece, essere un po’ una guida per il consumatore, tutto diventa più difficile….
Mettiamoci anche che la Globalizzazione permette a prodotti dalla dubbia qualità di arrivare sugli scaffali dei nostri negozi a prezzi estremamente competitivi, ecco che diventa sempre più arduo tenere fede al principio di Ippocrate che vorrebbe che il cibo sia la nostra medicina”.

3) Siti come il tuo, in cui i vari prodotti vengono analizzati in modo rigoroso possono essere d’aiuto per indirizzare il consumatore verso produttori affidabili ed educarlo dal punto di vista agroalimentare. Dovendo valutare la qualità dei prodotti, in base alla tua esperienza, che voto complessivo daresti ai produttori locali che hai incontrato? Sono mediamente attenti a curare la qualità dei loro prodotti?

In questo primo anno e mezzo mi sono concentrato quasi esclusivamente sui vini, anche grazie alle competenze abbastanza approfondite in materia di analisi sensoriale e degustazione sviluppate negli anni. Tuttavia, non mi dispiacerebbe affatto assaggiare anche oli d’oliva ed altri prodotti, per poter dare spunti utili a tutti gli “enogastrocuriosi” come me.
E’ chiaro che, se potessi vivere esclusivamente della mia passione per la comunicazione del mondo agroalimentare, concentrandomi sulle fiere di settore, sulle visite alle aziende e sulle degustazioni, potrei approfondire molto di più tanti aspetti interessanti legati al mondo del Food & Beverage.
Tuttavia, anche grazie agli eventi in cui sono stato coinvolto come blogger, posso dire che l’Italia è senza dubbio una delle zone del mondo più gratificanti per i palati esigenti e noi che viviamo tra le Marche e l’Abruzzo, siamo senz’altro molto fortunati: dal Montepulciano d’Abruzzo del Teramano, al Tartufo di Acqualagna, passando per il Vin Cotto del Maceratese ed il Verdicchio della Valle dell’Esino…. Abbiamo produttori attenti alla cura del dettaglio ed alla valorizzazione delle tipicità. Elementi fondamentali per difendersi da chi cerca di immettere sul mercato solo prodotti low cost, provenienti da fabbriche dislocate ben lontane dal nostro Paese.

4) Parlare di qualità spesso in passato significava rivolgersi ad una clientela di livello medio-alto, persone che possono permettersi di spendere di più rispetto al comune consumatore. Pensi che questo discorso sia sempre valido ed addirittura enfatizzato dalla crisi economica? Oppure anche il consumatore medio ha iniziato ad interessarsi alla qualità del cibo che mette nel carrello della spesa, privilegiando magari produttori locali?

Penso che pochi mesi fa ho partecipato ad una serie di eventi in cui ho capito quanto siamo fortunati a poterci permettere la Sardina dell’Adriatico: il miglior esempio di come non sempre sia necessario svenarsi per portare in tavola qualcosa che sia al contempo buono e salutare.
Caviale, sushi e sashimi ed altre mode provenienti da altri paesi, stanno facendo in parte cambiare i gusti degli Italiani, in parte convincendoci che sia buono solo ciò che è “trendy” e che, ovviamente, ha un costo abbastanza elevato.
Sicuramente la contrazione economica che viviamo da ormai troppo tempo, ha portato la maggior parte di noi a puntare i prezzi più bassi segnalati sugli scaffali dei Discount, prestando meno attenzione a tutto ciò che è riportato in etichetta.
Per vincere le difficoltà di questo periodo, possiamo ricercare idee utili anche nei programmi di cucina che sono ormai trasmessi su ogni canale: prendiamo spunti ed idee per realizzare a casa piatti “da leccarsi i baffi“. E’ possibile. Con il km zero e l’attenzione al produttore, tutti, dal consumatore medio a quello più istruito fino a quello che non ha problemi di denaro, possiamo trattarci bene, alimentando l’economia della zona in cui viviamo e mettendo in tavola qualcosa di sano e gustoso.
Particolarmente importante è, in questo momento, il ruolo della Ristorazione che deve costantemente rinnovarsi ed aggiornarsi, proponendo piatti legati al territorio, realizzati con materie prime semplici, ma imbattibili: spezie, erbe aromatiche, pesce o carne, a seconda della zona, farine italiane.

5) Puoi dirci quale è il tuo vino preferito tra tutti quelli che hai assaggiato e a quali piatti della tradizione locale ti piace abbinarlo? Magari senza dirci il nome dell’azienda che lo produce!

Io sono un amante di tutti quei vini caldi e profumati, ideali da bere da soli o con qualche dolce…. Quindi passiti e vino cotto… Da buon marchigiano, nato a Jesi, sono un fan del Verdicchio, con un debole per la Lacrima.
Il vino migliore in assoluto, però, è il prossimo….
Quello che ancora non ho assaggiato.
Perchè la vita è una ricerca continua e la vite è un dono di Dio agli uomini, che devono saperla amare ed utilizzare nel miglior modo possibile.
Abitando ad Ancona, sono sempre molto contento quando c’è dell’ottimo pesce sulla mia tavola, quindi, a seconda della cottura, un bel Verdicchio importante oppure una fresca bollicina! Anche un Prosecco, purchè DOCG!

6) Puoi darci qualche anticipazione su nuove rubriche che hai in programma di inserire nel tuo blog?

Prima di tutto, un progetto: il Circuito CulturAgroalimentare. Un numero ristretto di Aziende che realizzino prodotti di qualità, da conoscere e comunicare sul mio blog e sugli altri siti sui quali posso scrivere. Vorrei diventare ambasciatore, in Italia e non solo, di quelle realtà che hanno passione, ambizione e voglia di emergere, per aiutarle a comunicare più efficacemente il valore del loro Brand e dei loro prodotti.
In secondo luogo, vorrei riuscire ad inserire nel mio blog, una rubrica video, di approfondimento sul mondo del vino e sulla degustazione. Per dare a tutti, con filmati brevi e semplici, le nozioni principali per capire ciò che mettiamo nel bicchiere.
Per il resto….restate connessi e mettete il vostro like sulla pagina facebook di CulturAgroalimentare!
In fin dei conti, l’unico limite, è la nostra fantasia…!

Fantasia3