#RadiniRecensioni – Un Master ALMA su questo blog!!

Capita spesso di incontrare persone molto piene di sé, che pur senza avere validi motivi per esserlo, non perdono l’occasione per ostentare una qualche ipotetica superiorità… Allo stesso modo, capita anche di incontrare persone veramente capaci che, con grande umiltà, non si montano la testa e vanno avanti per la loro strada, senza darsi arie.

In occasione del mio ultimo rientro in Italia, per le festività natalizie, ho avuto modo di incontrare un ex collega dei corsi sommelier, jesino come me, che nel Luglio 2016 ha conseguito il prestigioso (quanto impegnativo) Master ALMA-AIS.

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Federico Radini ha 47anni, Diplomato, in gioventu, Perito tecnico in Telecomunicazioni e, successivamente, sommelier AIS dal 2014, proprio come me.

Davanti ad una birra è nata così l’idea di rendere più “organiche” le sue riflessioni sul mondo del vino (e non solo), costruendo una nuove rubrica: le RadiniRecensioni.

Federico, come nasce la passione per il mondo Food & Beverage?

Sono sempre stato appassionato del buon mangiare e bere, inizialmente più del primo, di più facile approccio, anche se poi bisogna sviluppare la sensibilità per carpire i segreti della cucina ma soprattutto dei singoli elementi. Vi confesso che le prime esperienze food, sono state delle degustazioni che tenevo a Moena, dove per un negozio di prodotti locali, guidavo nel tardo pomeriggio gli assaggi di alcuni formaggi locali, tra cui il fatidico “Puzzone di Moena” ! Beh, la soddisfazione più bella era rivedere, durante gli ultimi giorni della settimana, prima del rientro a casa, i vari ospiti degli alberghi, tornare a fare acquisti proprio di quei formaggi assaggiati in precedenza. Successivamente, nel 2012, ho iniziato il mio avvicinamento al mondo della sommellerì per cercare di apprezzare, almeno così credevo allora, i vini che più m’incuriosivano e piacevano. Come potete ben capire, con l’andar dei corsi AIS, sono andato ben oltre…

Hai, a mio avviso, uno stile sintetico ed asciutto, ma tu, in poche parole, come ti descriveresti?

Sincero e passionale! Sì, Raffaello, hai centrato molto bene il mio attuale stile, anche se sto provando ad affinarlo migliorando il linguaggio, che cerco di tenere sempre molto immediato e semplice, in modo da riuscire a trasmettere in  poche parole l’emozione di un assaggio, di un incontro in cantina con il vignaiolo o la bellezza di una vigna: chi mi legge deve poter rivivere con immediatezza tutto ciò che io ho vissuto. In poche parole, voglio anche trasmettere le emozioni e rendere protagonista chi per mesi e mesi, si prende cura delle vigne, della cantina, che teme la grandine o spera che arrivi la pioggia nel momento giusto o che, semplicemente, vada tutto bene, per arrivare alla vendemmia ed aspettare con impazienza l’assaggio dei primi mosti, dei primi vini da mettere in bottiglia, e ricominciare da capo ogni stagione… Come dice il titolo di un simpaticissimo film <<Io speriamo che me la cavo>> !

14212602_10210319834540606_7138918564266366080_nGrazie alla tua passione prima, al Master ALMA-AIS poi ed ora al desiderio di riuscire a trasformare tutto ciò che hai appreso in un vero e proprio lavoro, stai girando sempre più per l’Italia, confrontandoti con numerosi produttori e ristoratori. Che cosa ti piace e cosa, invece, vorresti cambiare dell’Italia?

Dell’Italia amo tutto, più giro per vigne e luoghi rurali e sempre più mi commuovo nel vedere paesaggi unici, spettacolari che regalano delle emozioni a volte indescrivibili. Vorrei poter cambiare la sensibilità di molti, che sta scemando verso l’insensibilità, complici i mille impegni, pensieri e preoccupazioni che ci portano a trascurare queste bellezze uniche che abbiamo e che saranno il nostro futuro. Fabbriche e industrie ci saranno, ma in misura minore, e per questo dovremo attingere ad altre risorse: turismo ed enogastronomia.

Federico, qual’è secondo te, la criticità principale delle Aziende Marchigiane?

Come marchigiani siamo per natura molto riservati e schivi, perciò non diamo subito confidenza e prima di aprirci facciamo fatica, perdendo delle volte le opportunità che ci si propongono. Le dimensioni delle Aziende, molte volte piccole e a conduzione familiare, ma con dei prodotti d’eccellenza, sono un altro aspetto critico: ogni piccolo investimento, infatti, rappresenta spesso un grosso sacrificio e questo rende ogni decisione sofferta, specie se non si percepiscono riscontri immediati. Si tende, così, a rimandare a tempi migliori, che forse non arriveranno mai o quando arriveranno, sarà ormai troppo tardi… A volte, inoltre, ho come l’impressione che si tenda a non credere nei nostri prodotti e territori, sminuendoli.

E qual’è, invece, la tua idea per cercare di superare questi limiti?

Aprirsi di più: meno timidezza ed essere più attivi nel cercare nuove occasioni, ovunque esse siano, iniziando in Italia e guardando senza indugi e timori anche all’estero. Maggior collaborazione tra tutti i vari soggetti che ruotano intorno all’enoturismo, l’esclusività serve a poco, frammenta e indebolisce. Credere nei nostri territori e prodotti, non solo quando accadono terremoti e cataclismi vari, che però hanno avuto la capacità di risvegliare un senso d’orgoglio e di apprezzamento per la propria terra, dimenticata nella vita quotidiana e riscoperta in queste circostanze.

Di cosa ci parlerai nella prima “puntata” della tua rubrica?

ALMA! Una splendida esperienza che ha cambiato totalmente il mio approccio al vino.

10561709_10206852945630550_5170179745561309069_nTi aspettiamo con ansia allora e, nel frattempo, qual’è il tuo consiglio per la Festa di San Valentino? Con cosa suggerireristi a due innamorati di brindare?

Festeggiate! Festeggiate comunque l’amore, che sia con la vostra amante, compagna, amica, fidanzata o moglie. Beh se ne avete più di una… sarà impegnativo festeggiare e accontentare tutte, ma ne vale la pena e sicuramente ne gioverete in salute! Bollicine! Perché già a vederle, le bollicine, fanno festa, mettono allegria e contemporaneamente solleticano l’olfatto inebriando i pensieri per quella serata e stuzzicano il palato… tra un bacio e l’altro.

Che bere? Giocando in casa, Verdicchio Metodo Classico o anche Charmat, poi abbiamo delle belle Passerine (maschietti, non equivocate subito, che già vi vedo sorridere sornioni!) e sta crescendo sempre più l’interesse anche per il Ribona (alias Maceratino). Inoltre non possiamo trascurare i grandi classici: il Trento Metodo Classico oppure il Franciacorta. Intramontabile anche lo Champagne! Ad ognuno i suoi gusti…!

Ci uniamo a te, Federico, per augurare un buon San Valentino a tutti i nostri follower!!

Le mie amate Marche (#1 parte)

Circa due anni fa ho scritto un pezzo sulla mia Regione che poi non ho pubblicato sul mio blog, ma su altri siti.
A distanza di tempo e dopo quasi un anno trascorso in Norvegia, voglio condividerlo anche con il lettori del mio blog, rivisto e correto.

Buon Viaggio!!

Il nome “Le Marche” deriva dal tedesco Mark: insieme di territori di frontiera, “di marca”, appunto. Questo proprio ad indicare una Regione da sempre un po’ “appartata”, costituita da zone rimaste a lungo divise tra loro e solo nel tempo aggregate in un’unica unità amministrativa. Percorrendola da Nord a Sud si passa dalla zona al confine con la Romagna, dove spiccano il Castello di Gradara ed il Palazzo Ducale di Urbino, alla riviera delle palme di San Benedetto del Tronto, fino ad Ascoli Piceno, patria delle famose (quanto golose) olive all’ascolana, passando per Ancona, il capoluogo, Macerata e Fermo, cuori pulsanti delle attività manifatturiere di questa Regione.

Veduta dal monastero di Fabriano

Le Marche hanno una popolazione numericamente piuttosto esigua (appena un milione e mezzo di abitanti), ma sono estremamente varie anche dal punto di vista del territorio, passando dal mare alle dolci colline. Da sempre vocate all’agricoltura ed ai prodotti di eccellenza (basti pensare alla storica sagra del tartufo di Acqualagna), dal 2003 possono vantare anche una certificazione di qualità dei loro prodotti, attraverso il marchio QM: qualità garantita dalle Marche. Questa varietà si rispecchia, ovviamente, anche a tavola e, soprattutto, nel bicchiere: 5 DOCG, 19 DOC e una IGT. Il vigneto marchigiano conta circa 24 mila ettari coltivati a Vitis vinifera, per lo più distribuiti lungo la fascia orientale, prevalentemente collinare. Le più importanti zone produttive sono quelle dell’area dorica (zona del Conero, ad Ancona) e dell’area Picena (zona dell’ascolano), ottimamente esposte a sud.
Montepulciano, Sangiovese e Verdicchio sono i vitigni più diffusi, da cui si ottengono buona parte dei vini prodotti in questa Regione.Grappolo di Montepulciano
In particolare il Verdicchio, nelle sue due declinazioni (Castelli di Jesi e Matelica) ha portato in auge Le Marche nel Mondo: è questo, infatti, stando ad uno studio dell’Università Politecnica delle Marche e dall’Istituto Marchigiano di tutela Vini, il miglior vino bianco d’Italia.
Dal Verdicchio otteniamo due DOCG (Castelli di Jesi Verdicchio Riserva e Verdicchio di Matelica Riserva) e due DOC (Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica). L’areale di produzione è lo stesso sia per la DOC che per la DOCG: 22 comuni della provincia di Ancona e due della provincia di Macerata per il Verdicchio jesino, sei comuni della provincia di Macerata e due di quella di Ancona per il Verdicchio matelicese. Non è ammesso l’uso di uve a bacca bianca diverse dal Verdicchio, in quantità superiore al 15% ed il periodo di invecchiamento, per entrambe le DOCG, deve essere di minimo 18 mesi, di cui almeno sei in bottiglia. Dai colli pesaresi a quelli ascolani, passando per i maceratesi: Le Marche non sono solo il Verdicchio.
Tra Pesaro ed Urbino vengono realizzate due DOC: Bianchello del Metauro (da uve Biancame e Malvasia Toscana) e Colli Pesaresi (da vitigni tradizionali a bacca bianca, oltre a Trebbiano e Biancame, per la tipologia Bianca e Sangiovese per le tipologie Rosato e Rosso).
Rimanendo sempre a Nord, ma spostandoci verso Pergola, incontriamo un’altra DOC: Pergola. Le tipologie sono svariate: Rosso, Novello, Superiore, Riserva, Rosato Frizzante e Rosato, o Rosè, Spumante (vitigno Aleatico per almeno il 60%), mentre il Pergola Aleatico, Aleatico Superiore, Aleatico Riserva, Aleatico Spumante ed Aleatico Passito si ricavano sempre dal vitigno Aleatico, presente per almeno l’85%.
Ancona - il Passetto
Spostandoci verso la zona dorica, incontriamo l’area della Lacrima di Morro o Lacrima di Morro d’Alba: DOC presente in versione base, Superiore e Passito. Tale vino, particolarmente profumato e dalla beva estremamente gradevole, è ottenuto dalle uve del vitigno autoctono Lacrima, unico di questa zona d’Italia. A ridosso di Ancona possiamo gustarci una DOCG e ad una DOC: se il Montepulciano incontra il Sangiovese (per non più del 15%) ecco nascere il Rosso Conero Riserva DOCG, se invece, assieme al Montepulciano vi sono altri vitigni a bacca nera (sempre non oltre il 15%) potremo avere il Rosso Conero DOC. Comune alle provincie di Ancona e Macerata, la DOC Esino: Rosso (può essere anche novello) e Bianco (anche frizzante). Per i bianchi ci deve essere un minimo del 50% di Verdicchio, mentre per i rossi i vitigni Sangiovese e Montepulciano, da soli o congiuntamente, devono costituire almeno il 60%. Possono concorrere, per le percentuali restanti, tutte le uve autorizzate e/o raccomandate nelle province di Ancona e Macerata.
Altra DOC molto importante delle Marche è quella delRosso Piceno che attraversa buona parte della Regione: è presente, infatti,nelle province di Ancona (ad esclusione della zona del Rosso Conero), Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno.vigneti del Piceno
Il Rosso Piceno si ottiene da uve Montepulciano (35-85%) e Sangiovese (15-50%), ma possono essere aggiunte, fino ad un massimo del 15%, anche tutte le uve non aromatiche, a bacca rosse, idonee alla coltivazione nella Regione Marche. Le tipologie? Rosso Piceno o Piceno, Sangiovese e Superiore.
Un discorso a parte merita il Rosso Piceno Superiore che si può produrre solo in una ristretta zona del territorio della provincia di Ascoli, comprendente appena 13 comuni; la sua immissione al consumo deve essere successiva al primo novembre dell’anno successivo alla vendemmia.
Nel prossimo post parleremo del maceratese e della IGT Marche. Restate connessi!!

Versiano 2014, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOP Classico Superiore – Az. Vignamato

Jesi is a small city located in the Province of Ancona. The most important wine from this part of Le Marche Region is the Verdicchio from Jesi Castles, “a red wine dressed in white”. In fact, this white wine usually reachs 13° alc. at least and has an important structure, that permits it to be paired with meat, cheese and complexes dishes of fish.
Recently, directly from Oslo, where I’m living at the moment, I tasted a Verdicchio by the Company “Vignamato“, a pretty important brand.

A wine deserving to belong to the WinElite by CulturAgroalimentare.com

Nome del vino: “Versiano” Verdicchio dei Castelli di Jesi DOP Classico Superiore
Azienda: Vignamato
Annata: 2014
Gradazione Alcolica: 13%
Data di assaggio: 28 maggio 2016

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Versiano, un bell’esempio di classico Verdicchio di Jesi

Ne si intuisce la giovinezza già dal colore: giallo paglierino tendente al verdolino. Il colore è brillante e il vino nel bicchiere ha una buona consistenza.

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Al naso è minerale, fresco, leggermente floreale, fruttato, con una nota di mandorla forte.
In bocca si avverte subito un leggero petillant, gradevole. Secco, caldo, abbastanza morbido, con una freschezza importante ed una corposità esplosiva sostenuta da un certo grado alcolico. Armonico ed elegante, non stanca nella beva e presenta una buona persistenza.
E’ un vino che avrei potuto assaggiare tranquillamente anche tra 2 o 3 anni e, probabilmente, mi avrebbe regalato ancor più spunti.
Da abbinare a: risotto frutti di mare, rustici e voulevant, orecchiette alle cime di rape, formaggi a media stagionatura, formaggi con le noci.

Il vestito di questo vino è elegante e la scelta cromatica dell’etichetta suggerisce un prodotto di un certo livello.

È il vino giusto se…in primavera o a fine estate volete organizzare un aperitivo o una cena in terrazzo con amici. Ha, infatti, un discreto potere pseudocalorico e nei mesi più caldi dell’anno potrebbe risultare un po’ difficile. E’ un vino che accende l’allegria ed il piacere di stare insieme.

Giudizio complessivo: Vino da WinElite by CulturAgroalimentare.com

Come ulteriore approfondimento, riporto anche la scheda tecnica presente sul sito dell’Azienda:
Denominazione: Verdicchio dei Castelli di Jesi DOP Classico Superiore
Uve: Verdicchio 100%

DEGUSTAZIONE
Colore: colore giallo paglierino con riflessi verdi
Profumo: fruttato con note floreali, complesso
Sapore: secco, vellutato con note di frutta matura, pesca, mela
Abbinamenti: piatti di pesce molto saporiti ed elaborati; eccellente con piatti tradizionali di carni bianche
Temperatura di servizio: 12°/14° C

REGIONE E CLIMA
Luogo della vinificazione: cantina di proprietà, sulle colline dei Castelli di Jesi (San Paolo di Jesi), nelle Marche, nell’area più antica definita Classica
Superficie del vigneto: 2.50 ha
Altitudine: 250 metri sul livello del mare
Esposizione: nord-est
Tipo di terreno: argilloso di medio impasto
Ceppi per ha: 3000
Sistema di allevamento: Guyot
Anno di piantagione: 1977

VINIFICAZIONE E AFFINAMENTO
Rese per ha: 75/80 q.li
Epoca della vendemmia: prima decade di ottobre
Vendemmia: manuale, in casse
Pressatura: soffice
Fermentazione: acciaio
Temperatura di fermentazione: controllata a 18°C
Tempo di fermentazione: circa 3 settimane
Malolattica: si
Affinamento: 7/8 mesi in acciaio
Affinamento in bottiglia: 2 mesi
Grado alcolico: 13.5% Vol.
Vinificazione: pressatura soffice, decantazione statica del mosto fiore, fermentazione in serbatoi d’acciaio, permanenza per alcuni mesi sulle “fecce fini” di fermentazione.

Degustazione cerveza Modelo Especial presso Irish Pub Jesi

Non sono mai stato un particolare amante dei pub, ma devo ammettere che, se piccoli e ben curati, possono essere luoghi dove è piacevole trascorrere ogni tanto un po’ di tempo, spizzicando qualcosa di gustoso ed ampliando un po’ la propria conoscenza sulle birre.

E’, quindi, con piacere che Sabato sera mi sono fermato all’Irish pub di Jesi (Via Marche 7, cell: 393/6063361), per uno spuntino attorno alle 20.00, attratto dall’insegna “Guinness” (unico elemento di riconoscimento per capire che si trattasse di un pub e non di un locale privato).

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Il locale si divide in 2 ambienti, non eccessivamente grandi, puliti e dal tipico stile “irish pub all’italiana”.

La scelta di birre è piuttosto ampia e la stuzzicheria strizza l’occhio ai piatti messicani, da me sempre apprezzati, ma non molto in linea con lo stile irlandese…

Opto per una birra che non avevo ancora mai provato: la Modelo Especial.

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Si tratta di una birra messicana da 4,5 gradi che, come generalmente tutte le birre centramericane, presenta una schiuma che sparisce subito e un’effervescenza molto lieve.

– Il colore è un interessante biondo scuro;
– Al naso si avverte un leggero aroma di miele di castagno;
– In bocca la birra mostra un buon corpo e una discreta persistenza. Ottimo l’equilibrio, tendente ad un retrogusto dolce.
Voto: 80

Decido di affiancarci delle olive ascolane (veramente non all’altezza ne della birra ne del loro nome) ed una quesadilla con queso, salsiccia e salsa tacos.

Quanto basta per sfamarmi a prezzi leggermente alti per un pub (12,50€ tra birra e stuzzichini vari), ma comunque accettabili…

Voi che ne dite? Conoscete questo pub? Ne avete altri da consigliarmi?

Per chi lo desidera, anche stavolta ulteriori foto sono disponibili presso la pagina facebook di culturagroalimentare.com e la pagina dell’irish pub Jesi.

BUONA DOMENICA!!