Felloni Spekehus – Salami italiani prodotti in Norvegia

andreasIn questi miei mesi norvegesi ho conosciuto molte persone interessanti, una di queste è un italiano, Andreas Kleven-Felloni, originario di Roma, che ormai si trova in Norvegia da 17 anni.
Andreas, nel 2015, insieme al suo partner Rocco Addona, ha fondato un’azienda, la Felloni Spekehus, che si occupa della produzione di salumi italiani tradizionali. La Felloni Spekehus, che tradotto in italiano significa “Casa dei Salumi Felloni”, ha avuto una rapida crescità grazie alla qualitá dei prodotti che sono molto apprezzati nel mercato della ristorazione: salumi, insaccati, salsicce, prosciutti e chi più ne ha più ne metta…
Perchè sono interessato a questa realtà?
Ovviamente, perché si tratta di un’azienda del settore Food dedicata alla produzione artigianale di prodotti di qualitá, ma anche perché ha un cuore tutto italiano, pur essendo norvegese.

Oggi sono in compagnia di Andreas, uno dei soci fondatori, a cui ho rivolto alcune domande.

fellonispekehus_squared-med-tekstAndreas, qual’è il tuo background culturale?
La mia istruzione universitaria inizia alla Business school di Oslo con un master in Strategia aziendale. Successivamente ho preso 2 specializazzioni: gestione aziendale e revisione dei conti. Nel 2015 ho vinto un corso formativo sponsorizzato dalla confindustria Norvegese come giovane talento straniero, finalizzato allo sviluppo delle propie capacità manageriali.

Quindi nulla a che vedere con l’agroalimentare….come è nata questa idea?
Ho iniziato a lavorare nella ristorazione già subito dopo il Liceo, come lavapiatti, e poi cuoco improvvisato. Ho lavorato 6-7 anni in diversi ristoranti in giro per l’Europa prima di decidere di venire a vivere ad Oslo. Questo mi ha dato un bagaglio formativo che si è rivelato estremamente importante per le scelte che ho potuto fare dopo la Laurea. Insomma mi ha dato una conoscienza ed un network indispensabili per il progetto avviato assieme a Rocco nel 2015.

aqq_0294-1Quali sono le caratteristiche fondamentali dei vostri prodotti ed i punti di forza della vostra attività?
Diciamo che per oggi siamo una piccola produzione artigianale orientata verso ristoranti che vogliono prodotti italiani origianali e tradizionali e che vogliono pagare per la qualitá che ricevono. Nel nostro portafoglio di prodotti, abbiamo salumi fatti con carne di maiali allevati allo stato brado, quindi carne ricercata per la qualitá dell allevemanto, la razza ed il rispetto dei principi ecologici.
Allo stesso tempo produciamo in esclusiva salami e petti d’oca per una cooperativa di fattorie norvegesi che allevano un antica razza d’oche, originaria della Norvegia, che prende il nome della regione di allevamento: Smaalens.
Anche se principalmente produciamo prodotti italiani rispettando i disciplinari, facciamo acnhe altri prodotti dove prendiamo ispirazione da altri paesi sud europei, come, ad esempio, per quanto riguarda l’uso del
pimenton nei salami.

det-handler-omDove si trova lo stabilimento produttivo e quante persone vi lavorano?
Il nostro locale di produzione è ad Årnes e si trova a ca. 55km dalla capitale. Al momento abbiamo 2 dipendenti fissi, a cui abbiamo fornito un training di primo livello che li rende autonomi a produrre la maggior parte dei prodotti, sotto il controllo qualitativo mio o del mio socio Rocco. Nel 2017 avremo la necessità di trovare un terzo dipendente responsabile per la produzione. È possibile che cercheremo in questo caso qualche talento in Italia.

Quali sono i principali mercati, in Norvegia, che attualmente richiedono i vostri prodotti e quali, invece, quelli su cui avete intenzione di puntare nel prossimo futuro?
Oggi il nostro mercato principale è costituito da gli hotel e ristoranti. Nel prossimo futuro ci piacerebbe puntare sul mercato dei consumatori privati, ma questo richiede una rete di distrubuzione che non abbiamo, oppure la formalizzazione di un contratto per la distribuzione dei nostri prodotti da parte di una ditta d’ingrosso alimentare.

Mi sembra, giustamente, di capire che tu sia molto soddisfatto di quanto realizzato in appena due anni. Ora quali sono gli obiettivi aziendali per il prossimo biennio?
A livello finanziario ci siamo proposti di raddoppiare il fatturato del 2017 rispetto a quello del 2016. Per il 2018 ci saranno delle questioni importanti da considerare rispetto la capacità produttiva del nostro attuale locale ed eventualmente aprire delle succursali, difficile poter pronosticare adesso…
Per quanto riguarda il nostro portafoglio di prodotti, abbiamo dei salami monoporzioni in pratiche confezioni, da consumare come snack, che vogliamo introdurre al piú presto perchè riteniamo che possano essere una novità allettante per il mercato Norvegese.
Siamo comunque sempre alla ricerca di prodotti che possano incrementare la domanda su segmenti esistenti e, al contempo, abbiamo un occhio su come riinventare il packaging di alcuni prodotti per poter coprire anche altri segmenti di mercato che promettono margini interessanti.

Personalmente sto conoscendo questi prodotti (davvero niente male!) e, nelle prossime settimane, li andremo a trattare in maniera più approfondita perché è bello pensare che ci siano nostri connazionali che contribuiscono attivamente alla diffusione della Cultura Alimentare anche al di fuori della nostra amata Italia…e chissà che non possa nascerne una bella collaborazione….

Stay tuned!!!

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#LifeInNorway – Gli Amici del Vino (prima puntata)

Abitare in un Paese che non produce vino, come la Norvegia, può esser visto anche in modo positivo: ho una certa imparzialità nei confronti dei prodotti che mi vengono proposti al Vinmonopolet (o allo shop dell’Aeroporto per i voli internazionali).

Si perché Francia e Italia sono indubbiamente i leader di mercato, per volumi e varietà di prodotti, ma, specie se si visita un negozio abbastanza grande, quasi tutti i Paesi produttori hanno un minimo di spazio a scaffale. Il sito ufficiale del monopolio, inoltre, permette l’acquisto di qualsiasi referenza a catalogo, quindi, considerando sempre la necessità di una certa disponibilità economica, si è relativamente più liberi da condizionamenti pregressi, quando si decide di provare qualcosa di nuovo.

O almeno, di tutto ciò ha provato a convincermi un ragazzo francese, recentemente conosciuto all’interno del gruppo “gli amici del vino” in cui sono stato gentilmente coinvolto dal mio amico Roberto Giovanni Attolico.

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Lo scorso 23 Gennaio, a casa sua, infatti, si è tenuta la prima serata di degustazione con 5 vini, in 6 bottiglie e 7 persone, tutti, ovviamente, “enogastrappassionati” o comunque appassionati abbastanza competenti.

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Ci siamo divertiti a studiare un po’ il vitigno Chardonnay, confrontando un 2015 ed un 2012 australiani, con un 2013 della Borgogna, per poi passare ad un Aligotè dello stesso territorio francese, ma del 2015.
4 bianchi che hanno fatto da apripista al “pezzo da 90” della serata: il Taurasi DOCG “Radici” di Mastroberardino…
Ma andiamo in ordine, riavvolgiamo il nastro e cominciamo dall’inizio:

1) Chardonnay “Stella Bella” Margaret River 2015.
13°Alc.

Si presenta brillante alla vista, di colore giallo paglierino scarico e consistente.
Al naso è intenso, complesso e fine, con note minerali importanti e fiori gialli (come la ginestra), leggermente surmaturi.
In bocca è secco, caldo, morbido…quasi rotondo. Fresco e sapido, non è perfettamente equilibrato, ma da l’impressione di poter migliorare col tempo. Abbastanza persistente ed abbastanza armonico, ha nel complesso una buona finezza.

Un vino che sicuramente si può abbinare bene ad antipasti di pesce, verdure sott’aceto, formaggi a media stagionatura e speziati (tipo un bel pecorino al tartufo).
Vino che mi immagino di gustare in Italia, verso metà settembre, su di una terrazza in collina da cui godersi una bella vista sul mare…

2) Chardonnay De Bortoli Yarra Valley Villages 2012.
12,5° Alc.

Nel bicchiere si presenta brillante, giallo paglierino, consistente.
Abbastanza complesso al naso, intenso (più del vino precedente) e fine. Questo vino fa un periodo di affinamento in botti di quercia e ciò può aver contribuito a coprire un po’ gli odori che, in generale, sono riconducibili a quelli della famiglia olfattiva floreale (essenzialmente fiori gialli) ed erbacea.
All’assaggio risulta secco, caldo, morbido, abbastanza fresco e sapido. La sua acidità sembra iniziare a venir meno, il che non basta ancora per definirlo “sgradevole”, ma ci porta a sospettare che sia iniziata la fase discendente.

Da abbinare a formaggi piuttosto sapidi, in grado di dargli un po’ di quella “verve” necessaria a facilitarne la beva.

3) Chardonnay
Appellatiòn Bourgogne Controllee Terroir Noble 2013, Vincent Girardin.
13°Alc.

Brillante, di colore giallo paglierino con tenui riflessi verdolini, consistente.
Ha un naso complesso, abbastanza intenso e fine, con richiami erbacei (basilico, menta) e floreali.
In bocca, però, delude le promesse fatte al naso, con una acidità un po’ bruciante e l’assenza di quella “grippe” che stimola la beva. Un vino che si siede un po’ troppo e rischia di stancare subito.

4) Bourgogne Aligotè, Joseph Drouhin. Annata 2015.
12°Alc.

Limpido, giallo paglierino scarico, abbastanza consistente.
Intenso, abbastanza complesso ed abbastanza fine, con richiami alla frutta tropicale (ananas, pesca bianca) e alle note erbacee (menta).
In bocca è secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, abbastanza sapido, non perfettamente equilibrato, poiché risaltano maggiormente le note dure. Un vino abbastanza persistente, abbastanza fine, abbastanza armonico, che si potrebbe abbinare bene a primi piatti a base di pasta con sughi bianchi con verdure.

5) “Radici” Taurasi DOCG Riserva 2007 Mastroberardino.
13,5 Alc.

Limpido, rosso rubino corposo, consistente.
Intenso, complesso e fine al naso, ricorda sentori fruttati di mora e lampone, ciliegia e liquirizia, sottobosco, spezie, tabacco…un vino che regala emozioni ad ogni respiro, invitandoci a farsi scoprire un po’ alla volta. Nonostante abbia già 10 anni è ancora giovane.

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Bocca piena, rotonda ed affascinante. Secco, caldo, morbido, fresco, con tannini forti ma non invasivi, sapido. Equilibrato e fine, con ulteriori margini di miglioramento, molto persistente ed armonico. Siamo davanti ad un vino importante, con almeno altri 10 anni per evolvere.

Da provare in abbinamento a piatti elaborati, paste al sugo, lasagne, cannelloni, piatti importanti a base di carne e selvaggina, ecc…

Una serata assolutamente piacevole, accompagnata da formaggi, taralli, olive, pomodori secchi e salumi italiani, conclusa con un buon bicchiere di Bourbon del Kentucky.

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E così per una sera, 3 italiani, 2 norvegesi e 2 francesi, tutti ad Oslo per lavoro, si son sentiti un po’ al centro del Mondo…

Il mio Natale 2016…a cavallo tra Italia e Norvegia

Anche quest’anno le vacanze di Natale sono passate. Tutti o quasi, torniamo a lavoro con qualche kilo in più ed un pizzico di tristezza per questi giorni volati troppo rapidamente.
Mi ero ripromesso di fare un pezzo per parlare del Natale in Norvegia, ma, ovviamente, non cel’ho fatta ed approfitto ora del volo aereo di rientro per buttare giù qualche riflessione…

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Il Natale (“Jul” in norvegese) è sicuramente la Festa più importante ed il suo spirito cala sulla vita di tutti i giorni subito dopo Halloween. Già dai primi di Novembre, infatti, nei supermercati si iniziano a trovare i tipici biscottini di Natale (Småkaker), che, da tradizione, sono di 7 tipologie diverse (il pepperkake – l’omino di pan di zenzero- è probabilmente il più popolare di questi) e tanti altri prodotti vengono “vestiti a festa” con l’etichetta natalizia (la birra, ad esempio, diventa “Juleøl”, cioè Birra di Natale).

Verso la terza settimana di Novembre, iniziano gli “Julebord”, ovvero le “tavolate di Natale”: cene coi colleghi di lavoro, del gruppo di ballo, di sport, corso di studi, ecc… Queste cene proseguiranno fino a ridosso del Natale e riprenderanno a Gennaio dove, di solito, coloro che non hanno potuto prima, come ad esempio i lavoratori del settore della ristorazione, avranno modo di fare la propria “cena di Natale”.

Tra il 23 ed il 25 Dicembre è silenzio assoluto: i famigerati mercatini di Natale chiudono i battenti e tutti trascorrono le feste in famiglia.
I bambini aspettano i regali portati da Babbo Natale (che viene dalla Finlandia) e gli adulti si dilettano a mangiare i piatti tipici della tradizione e bere birra ed Acquavit (distillato di patate aromatizzato con semi di cumino, anice, aneto, finocchio e coriandolo).
La Multekrem, un dessert fatto di more artiche e panna montata, non deve mancare.

Il 26 Dicembre ed il 6 Gennaio non sono festivi.

Il presepe non c’è e l’albero di Natale la fa da padrone: generalmente fresco (difficilmente il norvegese medio acquista un albero di Natale sintetico, da riutilizzare più volte), lo “juletree” viene addobbato e sistemato nella stanza più importante della casa, in modo da potervi ballare e cantare attorno, tenendosi per mano. Generalmente all’interno delle abitazioni private l’albero viene allestito solo un paio di giorni prima del Natale e ha una vita breve: sarà infatti rimosso pochi giorni dopo.

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Un gioco simpatico di questo periodo consiste nel costruire della villette in miniatura con biscotti alla cannella, da attaccare assieme grazie alla pasta di zucchero e decorare con smarties e zuccherini. E’ una vera e propria sfida, ma l’esito finale è sempre lo stesso: prendere a picconate tutte le abitazioni costruite e mangiarle…

Sempre a proposito di mangiare, uno dei piatti tipici del Natale è il “risgrøt” (che, ovviamente, in questo periodo diventa “Julegrøt”): riso bollito nel latte e, una volta impiattato, condito con burro, cannella in polvere e zucchero. Decisamente qualcosa di poco consueto per noi latini e dalla consistenza non proprio appetitosa…
Pur avendolo mangiato ben due volte, non ne sono rimasto propriamente innamorato, ma ho conosciuto molte persone che ne vanno matte.
La cosa simpatica è che, nel periodo natalizio, si è soliti nascondere una mandorla all’interno di uno dei piatti di Julegrøt: il fortunato che la troverà riceverà un premio.

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Altri piatti tipici del Natale, oltre al Pinnekjøtt di cui avevo già scritto (e qui trovi il post), sono il Ribbe (pancetta di maiale arrosto, di solito servita con crauti e patate bollite, salsicce di Natale, polpette di carne e salsa) ed il Lutefisk (stoccafisso che è stato a mollo in acqua e soda caustica per poi esser cotto al forno). Non avendo ancora avuto modo di assaggiare questi piatti, mi riservo, eventualmente, di parlarne più approfonditamente in futuro.

Per quanto riguarda i salumi, oltre ai salami di renna, alce e balena (in vendita un po’ sempre per la verità), una specialità è il fenalår, la coscia salata ed essiccata di agnello, oltre al fårikål, cioè agnello bollito con cavoli e pepe in grani.

Oltre allo Julebord del posto in cui lavoro, svoltosi presso il Ladegård, un bellissimo edificio risalente agli inizi del 1700, pochi giorni prima avevo avuto il piacere di essere ospite dell’Ambasciatore (Dott. Giorgio Novello) e della sua consorte presso l’Ambasciata Italiana in Norvegia, per un cocktail di Natale.

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Quello del 2016, dunque, è stato per me un Natale speciale, celebrato con stile sia in Norvegia che in Italia. Non sono mancati torroni, panettoni, ma anche salmone e patate dolci, per vivere al meglio quanto di buono abbia da offrire il posto in cui ci troviamo.

E voi invece? Come avete festeggiato? E che cosa non può assolutamente mancare sulle vostre tavolate a Natale?

In attesa di leggere i vostri commenti qui, o sulla nostra pagina Facebook, vi auguriamo un buon anno…o anche, “Godt Nyttår”!!

#LifeInNorway – Pinnekjøtt

Siamo finalmente in quel momento dell’anno in cui il Natale inizia ad entrare nelle nostra quotidinità e allora oggi voglio parlarvi di uno dei piatti tipici della tradizione norvegese, consumati proprio nel periodo natalizio: il pinnekjøtt.

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Prima di tutto, ci tengo a dire che ho avuto il privilegio di assaggiare questo piatto direttamente a casa di un ragazzo italiano (un partenopeo che vive in Norvegia da 11 anni) e della sua compagna.
Francesco, con cui siamo diventati ottimi amici, è molto bravo ai fornelli, tant’è vero che sta sviluppando la sua vita professionale, qui a Oslo, proprio nel campo della ristorazione.
La ricetta che mi ha proposto, comunque, è proprio quella tradizionale norvegese.

Ma che cos’è il Pinnekjøtt?

Si tratta di costolette d’agnello, che possono essere sia salate ed essiccate che salate, affumicate ed essiccate, la cui ricetta è stata a lungo un segreto ben custodito tra le valli e i fiordi della Norvegia occidentale e di alcune zone del Trøndelag, ma che oggi è popolare in tutta la Norvegia.

E’ un piatto che la stragrande maggioranza dei norvegesi è solita consumare alla vigilia di Natale o a Capodanno.
Tuttavia, il periodo natalizio, nei paesi Scandinavi, è molto sentito e va da fine ottobre/inizio novembre a gennaio inoltrato, quindi questo piatto è facile che venga proposto durante questi mesi dell’anno; durante questo periodo, infatti, è più facile reperire sul mercato il pinnekjøtt, anche a prezzi abbordabili, dato che l’offerta di tale prodotto è molto più alta rispetto al resto dell’anno. E’ bene sempre considerare che gli stipendi medi norvegesi sono tra i più alti d’Europa e il costo della vita è decisamente più impegnativo rispetto all’Italia.

Dato che una buona parte della pietanza è composta da ossa e grasso se ne consigliano 500 gr a persona, nel caso in cui il pinnekjøtt rappresenti la portata unica del pasto, se invece si prevede di servirlo, come da tradizione, assieme a salse ed altri contorni, allora 350 gr a persona dovrebbero essere più che sufficienti.

tavola-imbanditaIngredienti per 4 persone:

– 1-2kg di Pinnekjøtt (costolette), acqua.

Procedimento:

Divedere le costolette in pezzi, tagliandole lungo l’osso; immergerle in acqua fredda per una notte e poi predisporle su di una griglia, sul fondo di una casseruola (meglio se utilizzate quelle con la griglia in corteccia di betulla). Riempire la casseruola d’acqua fino a raggiungere la griglia sulla quale abbiamo adagiato la nostra carne in strati uniformi. Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere la carne al vapore fino a che diventi tenera (circa 2/3 ore), prestando attenzione che vi sia sempre dell’acqua all’interno della casseruola, affinché questa non si non bruci. Durante queta cottura a vapore, il pinnekjøtt essuderà buona parte del suo grasso che finirà, quindi, nell’acqua all’interno della casseruola ed andrà a costituire un sugo grasso e molto saporito, ottimo per condire poi la stessa carne e le verdure con cui la accompagneremo. Una volta terminata la cottura a vapore, generalmente si usa grigliare o friggere le costolette.
Il mio amico Francesco le ha ripassate al forno per circa 15 minuti a 200 gradi, in modo da farle leggermente dorare.

pinnekjott-4In Norvegia, questo piatto viene solitamente servito su piatti caldi con salsicce, patate bollite (servite con tutta la buccia), stufato di cavoli e purea di navone o di kålrot (rapa svedese). Tutti questi contorni possono essere aromatizzati con sughi di cottura, mostarda o mirtilli. Il piatto viene accompagnato con del pane non lievitato e per bevanda una buona birra, possibilmente doppio malto e dalla gradazione alcolica di almeno 8 gradi.
Personalmente ho gustato questo piatto con un bell’Amarone della Valpolicella e vi posso assicurare che l’abbinamento non è stato affatto male, data la complessità del piatto, che richiede una bevanda alcolica con una certa struttura.

Andiamo a vedere meglio la preparazione dei contorni, cominciando dallo stufato di cavolo cappuccio.

Ingredienti per 4 persone:

– 1 cavolo cappuccio da 600/700 grammi,
– vino bianco secco,
– 4 cucchiai di olio extravergine di oliva,
– 1 scalogno,
– sale,
– pepe,

Procedimento:

Togliere le foglie esterne del cavolo cappuccio, tagliarlo spicchi e metterlo in una pentola con acqua salata bollente per farlo lessare per 5/6 minuti. Scolatelo una volta cotto. Prendete una padella antiaderente con bordi alti e metteteci l’olio con lo scalogno tritato finemente, aggiungete il cavolo cappuccio che avrete tagliato a pezzi grossolani. Fate insaporire e sfumate con un po’ di vino. Quando il vino sarà evaporato aggiungete dell’acqua, regolate di sale e pepe e fate cuocere per almeno mezz’ora. Servite caldo.

Passiamo a vedere come realizzare la purea di kålrot (rapa svedese).kalrot

Ingredienti per 4 persone:

– un kålrot di medie dimensioni,
– 5/6 carote,
– panna da cucina (se in Italia) oppure fløte (se in Norvegia),
– burro,
– sale,
– pepe,
– succhi di cottura del pinnekjøtt.

Procedimento:

Il procedimento è piuttosto semplice: sbucciare ed affettare il kålrot per poi cuocerlo in acqua leggermente salata finché non diventa tenero. Rimuovere quasi totalmente l’acqua e frullare il kålrot , aggiungendo panna (o fløte), burro, pepe e succhi di cottura del pinnekjøtt.

In ultimo, vediamo come preparare la purea di navone (ruta).

Ingredienti per 4 persone:

-1 kg di navone,
– acqua,
– pepe,
– sale,
– succhi di cottura del pinnekjøtt.

Procedimento:

Anche in questo caso il procedimento è piuttosto semplice: sbucciare ed affettare il navone per poi cuocerlo fino a che diventi tenero, in acqua leggermente salata. A questo punto si può rimuovere l’acqua e passare o frullare il navone, per poi condirlo con sale, pepe e succhi di cottura del pinnekjøtt.

Si tratta, ovviamente, di piatti piuttosto calorici che appartengono alle tradizioni di un popolo storicamente abituato a fronteggiare diversi di intenso freddo, durante i quali il fabbisogno energetico del corpo è maggiore. Se ne consiglia, quindi, un consumo moderato.

Detto questo…non mi resta che augurarvi “God Appetitt“!!

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Simply Italian Great Wines Norway 2016

Il 10 ottobre scorso ho avuto il piacere di partecipare alla prima edizione del Simply Italian Great Wines, che si è svolta ad Oslo e ha permesso a circa 30 aziende italiane di farsi conoscere ad importatori e ristoratori locali.

L’evento è iniziato con una degustazione guidata dal Master of Wine norvegese Arne Ronald, che ha illustrato a grandi linee le principali aree produttive italiane e ci ha condotto all’assaggio di 9 vini, principalmente toscani e veneti, con due eccezioni dal Piemonte e dall’Abruzzo. Andiamoli a vedere in dettaglio:

  1. #Chianti DOCG “Poggio ai Grilli” dell’Azienda Tenuta San Jacopo (Cavriglia – AR).
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    Solo 25.000 bottiglie per questo Sangiovese 100% del 2014, le cui uve sono raccolte a mano, pressate dolcemente per ottenerne un mosto che viene tenuto due giorni a bassa temperatura prima di iniziare la fermentazione, condotta, a temperatura controllata, in vasche d’acciaio per circa 15 giorni. 13°Alc. Si presenta con un colore rosso rubino non particolarmente intenso, limpido e consistente. Al naso è intenso, abbastanza complesso ed abbastanza fine, con note fruttate (ciliegia e fragola) e qualche richiamo di sottobosco. In bocca è secco caldo, abbastanza mordibo, fresco, abbastanza tannico. Un vino corretto.
  2. #Chianti Classico DOCG “La Sala” dell’Azienda La Sala-Il Torriano (San Casciano in Val di Pesa – FI).img_20161010_122818
    Tra le 20 e le 30.000 bottiglie prodotte nel 2013 per questo blend Sangiovese (85%) e Merlot (15%). Anche in questo caso la vendemmia è manuale e il vino affronta un periodo di affinamento di 12 mesi, di cui sei in botti di rovere francese da 38,5 hl. 13°Alc. Rosso rubino abbastanza intenso, limpido e consistente. Al naso è fine, intenso, quasi complesso: lampone, pepe, tabacco, leggera nota di cuoio. Si avverte l’uso (sapiente) del legno. Il 15% di Merlot completa il bouquet sia al naso che in bocca, dove risulta secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, con un tannino gradevole; un buon equilibrio, armonia e persistenza abbastanza buone.
  3. DOC #Piave “Raboso” dell’Azienda Ornella Molon (Campo di Pietra – TV).
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    Abbiamo assaggiato l’annata 2011, la cui produzione conta solo 6500 bottiglie. Un 100% Raboso che completa la fermentazione malolattica in barrique, tra la primavera e l’estate successive alla vendemmia e che deve attendere ben 5 anni prima di essere immesso sul mercato: 24 mesi in barrique di rovere francese di secondo e terzo passaggio, ulteriori 12 mesi in tonneau da 50 hl e poi altri due anni di affinamento in bottiglia. Si presenta con un bel colore rosso rubino quasi impenetrabile. Ciliegia sotto spirito, cuoio e liquirizia al naso. Tannino importante, forse un po’ verde, che asciuga quasi completamente la bocca e ben si abbina con piatti abbastanza grassi, sughi e stracotti.
  4. Vino #Nobile di #Montepulciano Riserva DOCG “Carpineto” del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (SI).
    img_20161010_122829Nel 2015 l’annata 2010 di questo vino si è attestata alla 26esima posizione della lista dei 100 migliori vini, secondo Wine Spectator. Noi abbiamo assaggiato l’annata 2012. Blend di Sangiovese, Canaiolo ed altre varietà autorizzate, il cui mosto è lasciato in macerazione sulle bucce per 10/15 giorni a 25/30°C, questo vino si presenta con un colore rosso rubino abbastanza profondo, limpido e consistente; al naso offre una nota aromatica particolare, eterea e tendenzialmente legnosa che sorprende notevolmente, data l’assenza dell’uso di botti in lavorazione. In bocca è tendenzialmente morbido, con un tannino quasi setoso, gradevolissimo. E’ un vino pieno, rotondo, da gustare con formaggi ed affettati.
  5. #Montepulciano d’#Abruzzo DOC Riserva “Marina Cvetic San Martino Rosso” dell’Azienda Masciarelli (San Martino sulla Marrucina – CH).
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    “Uno stile molto moderno di fare Montepulciano” secondo il relatore della degustazione. Un Montepulciano in purezza che ha un periodo di affinamento di 12 mesi in botti di rovere di primo passaggio, più ulteriori 12 mesi in bottiglia. L’annata 2013 che abbiamo degustato ha ben 14°Alc. e un bel colore rosso rubino con riflessi violacei, un naso fine, intenso ma non particolarmente complesso (complice anche una temperatura di servizio un po’ bassa); in bocca è una bomba di frutti e spezie (violetta, vaniglia, cioccolato amaro). Pieno, armonico, assolutamente rispondente alle caratteristiche del Montepulciano, anche se forse un po’ pesante.
  6. DOCG #Brunello “La Togata”, dell’omonima azienda La Togata (Montalcino – SI).
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    Sangiovese 100% con alle spalle 36 mesi di botti di Slavonia. L’annata 2011 proposta in degustazione si presenta con un intenso rosso rubino con riflessi granati. Al naso rivela profumi di more, spezie, erbaceo, tabacco. In bocca è secco, caldo, morbido, tannico, ma non ruvido, complesso, strutturato, bilanciato, armonico e persistente. Un vino importante, da abbinare a cibi complessi, cacciagione, selvaggina, stracotti…Assolutamente interessantissimo.
  7. #Brunello di #Montalcino DOCG “Le Macioche”, dell’omonima azienda Le Macioche (Montalcino – SI).
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    La fermentazione viene condotta con lieviti indigeni, in botti di legno di Slavonia. L’annata 2011 dichiara 14,5°Alc e si presenta con un colore rosso rubino ed un naso fruttato ed etereo, che richiede tempo prima di aprirsi e regalare una morbidezza assolutamente particolare. In bocca è molto caldo, con un tannino un po’ pungente e, almeno ad un primo assaggio, non sembra totalmente equilibrato. Da abbinare a piatti di carne, soprattutto cacciagione e selvaggina.
  8. #Barolo DOCG “Boiolo” dell’Azienda Camparo (Diano d’Alba – CN).img_20161010_122914

    Un barolo biologico, annata 2011, prodotto in sole 6000 bottiglie. Nebbiolo 100% con alle spale 24 mesi in barrique di rovere francese da 25 hl ed un grado alcolico di 15°Alc.
    L’annata 2011 ha un naso che richiede tempo per farsi apprezzare, intenso, ma non molto complesso (frutti rossi). In bocca è molto caldo, secco, abbastanza fresco. Si avverte l’importante carica alcolica. Rotondo, ma non molto persistente.

  9. #Amarone della #Valpolicella DOCG dell’Azienda Villa Mattielli (Soave – VR).
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    L’uvaggio dichiarato di questo Amarone, annata 2012, è il seguente: Corvina (50%), Corvinone (30%), Rondinella (15%), Oseleta (5%).
    12/15 mesi in barrique e tonneaux di rovere francese ed ulteriori 2 anni in bottiglia. L’annata proposta in degustazione è la 2012 che ha un bel colore rosso con sfumature granata. Al naso è intenso, complesso e fine: frutti rossi (ciliegia e amarena su tutti), cioccolata, vaniglia, tabacco. Tendenzialmente abboccato, caldo, morbido, in bocca avvertiamo quasi una leggera tostatura; ha un corpo pieno, persistente, importante e lascia un sapore gradevolissimo…E’ un vino da abbinare a piatti complessi, di selvaggina, brasati, stufati, ma anche a carne con le prugne o, perchè no, a fine pasto, con biscotteria o pesche.

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L’evento è poi proseguito con gli incontri con i produttori e ancora tanti altri assaggi (particolarmente interessante l’Azienda Sani di Verona), alla presenza di addetti ai lavori, appassionati ed importatori.

Una giornata che ricorderò con piacere e che mi auguro possa aver aiutato i produttori che hanno partecipato a sviluppare contatti utili per “colonizzare” #Oslo e la #Norvegia, anche se tanto lavoro, sopratutto in termini di Cultura Enogastronomica, è da fare in questo Paese. I consumatori, infatti, in molti casi devono essere ancora formati, prima di poter avere la comprensione del valore di ciò che, dall’Italia, possiamo proporre.

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Come sempre, cliccando qui potrete vedere tutte le foto di quest’evento direttamente dala pagina Facebook del blog.
Personalmente auspico che altre iniziative come questa possano essere promosse nella capitale norvegese e finchè sarò qui (e ne verrò a conoscenza) sarò lieto di continuare a raccontarvele.

# LifeInNorway – 10.10.2016: Simply Italian Great Wines

#SimplyItalianGreatWinesNorway, il 10 ottobre a Oslo

Dove c’è buon vino, dove c’è buon cibo, c’è sempre il vostro CulturAgroalimentare.com!!
Che sia in Italia, in Norvegia o ovunque io mi possa trovare, come una calamita finisco spesso per attrarre notizie, eventi ed avvenimenti interessanti dal punti di vista Agroalimentare.

E così quest’oggi vi giro il comunicato stampa di un interessantissimo evento che si terrà ad Oslo dopodomani (lunedì 10 ottobre), al quale avrò il piacere e l’onore di partecipare: il primo Simply Italian Great Wines Norway!

NORVEGIA: ITALIA AL PRIMO POSTO TRA I PAESI ESPORTATORI DI VINO
Un mercato in continua crescita che punta alla qualità dei nostri prodotti

Il 10 ottobre si terrà ad Oslo, presso la prestigiosa e suggestiva Gamle Logen, la prima edizione di Simply Italian Great Wines Norway organizzata da I.E.M. (International Exhibition Management) società veronese leader nella promozione del vino italiano sui mercati internazionali.

Per la prima volta, dunque, la collaudata formula dei Simply Italian Great Wines approda in Norvegia con una trentina di aziende provenienti da diverse regioni italiane ed un mirato programma con un seminario dedicato ai grandi rossi italiani, condotto dal Master of Wine Arne Ronold, seguito dal walkaround tasting entrambi dedicati a operatori del Monopolio, importatori, ristoratori, sommelier rappresentanti della stampa e opinion leader.

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La Norvegia è un mercato in costante crescita soprattutto per quanto riguarda l’importazione di vini Made in Italy di qualità e quindi un Paese interessante per le aziende italiane che intendono allargare i loro sbocchi commerciali.

Il Paese scandinavo infatti si posiziona al sesto posto, prima della Cina, per importazione di vini italiani con una domanda del valore di 126 milioni di euro nel 2015 (fonte: Wine Monitor).

I dati relativi all’export di vino italiano per il primo semestre del 2016 registrano un aumento, sia in termini di volumi sia in termini di valore: gli spumanti sono quelli che tirano maggiormente (+25% in volumi e +22% in valore), seguiti dal vino in bottiglia (+1,6% in volumi e +3,8% in valore) e dal vino sfuso (+1,5% in volumi e +2,4 in valore) (fonte: Il Corriere Vinicolo).

I Paesi scandinavi sono un’area nuova nel nostro calendario eventi – spiega Marina Nedic, Managing Director di I.E.M. e la Norvegia è un mercato particolare per la presenza del Monopolio, l’unico organismo autorizzato alle vendite al dettaglio di alcolici con gradazione superiore ai 4,7% vol., pertanto siamo contenti di essere riusciti a portare anche qui parte dell’identità italiana rappresentata dai nostri prodotti vinicoli.

Siamo più che convinti che questa sia una grande opportunità per le aziende partecipanti per far conoscere i loro prodotti sul mercato internazionale e potersi confrontare con gli operatori di settore”.

Negli ultimi anni il vino italiano ha goduto di una forte spinta nelle vendite fino a superare il primato che per anni ha mantenuto la Francia; una tendenza che sembra destinata a proseguire considerato il crescente interesse dei consumatori norvegesi per i vini italiani e l’ampia e variegata offerta che i nostri produttori possono esprimere e che ancora non è conosciuta.

L’incontro – conclude Marina Nedic- avverrà nella suggestiva Gamle Logen che significa Casa della Cultura: quale luogo migliore se non proprio la casa della cultura per promuovere e far conoscere i vini, i territori e la cultura del vino italiani.”

Le aziende partecipanti sono:

Brunello La Togata (Toscana); Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (Toscana); La Sala (Toscana); Le Macioche (Toscana); Masciarelli (Abruzzo); O.M.T. (Veneto); Parol Vini (Veneto); Sani (Veneto); Tenuta San Jacopo (Toscana); Tenute Falezza (Veneto); Villa Mattielli (Veneto); Diwinexport: Antica Cascina dei Conti di Roero (Piemonte), Azienda Agricola Camparo (Piemonte), Azienda Agricola Giovanni Boroli (Sicilia), Azienda Agricola Marini (Calabria), Cascina Alberta (Piemonte), Filodivino (Marche), L’Autin (Piemonte), Podere 29 (Puglia), Prosecco Ardenghi (Veneto), Società Agricola Lovera (Lombardia),Tenuta Tamburnin (Piemonte); I.ter Camera di Commercio di Udine (Friuli Venezia Giulia): Cà Tullio, Castellargo, Piera Martellozzo, Reguta di Anselmi.

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Con il mio blog, assieme a due collaboratori, sarò presente già dalle 11.00 per una degustazione guidata, tenuta dal Master of Wine Arne Ronald: “L’esperienza della diversità italiana”.

Seguiranno aggiornamenti su questo interessantissimo evento, quindi….Stay tuned!!