Felloni Spekehus – Salami italiani prodotti in Norvegia

andreasIn questi miei mesi norvegesi ho conosciuto molte persone interessanti, una di queste è un italiano, Andreas Kleven-Felloni, originario di Roma, che ormai si trova in Norvegia da 17 anni.
Andreas, nel 2015, insieme al suo partner Rocco Addona, ha fondato un’azienda, la Felloni Spekehus, che si occupa della produzione di salumi italiani tradizionali. La Felloni Spekehus, che tradotto in italiano significa “Casa dei Salumi Felloni”, ha avuto una rapida crescità grazie alla qualitá dei prodotti che sono molto apprezzati nel mercato della ristorazione: salumi, insaccati, salsicce, prosciutti e chi più ne ha più ne metta…
Perchè sono interessato a questa realtà?
Ovviamente, perché si tratta di un’azienda del settore Food dedicata alla produzione artigianale di prodotti di qualitá, ma anche perché ha un cuore tutto italiano, pur essendo norvegese.

Oggi sono in compagnia di Andreas, uno dei soci fondatori, a cui ho rivolto alcune domande.

fellonispekehus_squared-med-tekstAndreas, qual’è il tuo background culturale?
La mia istruzione universitaria inizia alla Business school di Oslo con un master in Strategia aziendale. Successivamente ho preso 2 specializazzioni: gestione aziendale e revisione dei conti. Nel 2015 ho vinto un corso formativo sponsorizzato dalla confindustria Norvegese come giovane talento straniero, finalizzato allo sviluppo delle propie capacità manageriali.

Quindi nulla a che vedere con l’agroalimentare….come è nata questa idea?
Ho iniziato a lavorare nella ristorazione già subito dopo il Liceo, come lavapiatti, e poi cuoco improvvisato. Ho lavorato 6-7 anni in diversi ristoranti in giro per l’Europa prima di decidere di venire a vivere ad Oslo. Questo mi ha dato un bagaglio formativo che si è rivelato estremamente importante per le scelte che ho potuto fare dopo la Laurea. Insomma mi ha dato una conoscienza ed un network indispensabili per il progetto avviato assieme a Rocco nel 2015.

aqq_0294-1Quali sono le caratteristiche fondamentali dei vostri prodotti ed i punti di forza della vostra attività?
Diciamo che per oggi siamo una piccola produzione artigianale orientata verso ristoranti che vogliono prodotti italiani origianali e tradizionali e che vogliono pagare per la qualitá che ricevono. Nel nostro portafoglio di prodotti, abbiamo salumi fatti con carne di maiali allevati allo stato brado, quindi carne ricercata per la qualitá dell allevemanto, la razza ed il rispetto dei principi ecologici.
Allo stesso tempo produciamo in esclusiva salami e petti d’oca per una cooperativa di fattorie norvegesi che allevano un antica razza d’oche, originaria della Norvegia, che prende il nome della regione di allevamento: Smaalens.
Anche se principalmente produciamo prodotti italiani rispettando i disciplinari, facciamo acnhe altri prodotti dove prendiamo ispirazione da altri paesi sud europei, come, ad esempio, per quanto riguarda l’uso del
pimenton nei salami.

det-handler-omDove si trova lo stabilimento produttivo e quante persone vi lavorano?
Il nostro locale di produzione è ad Årnes e si trova a ca. 55km dalla capitale. Al momento abbiamo 2 dipendenti fissi, a cui abbiamo fornito un training di primo livello che li rende autonomi a produrre la maggior parte dei prodotti, sotto il controllo qualitativo mio o del mio socio Rocco. Nel 2017 avremo la necessità di trovare un terzo dipendente responsabile per la produzione. È possibile che cercheremo in questo caso qualche talento in Italia.

Quali sono i principali mercati, in Norvegia, che attualmente richiedono i vostri prodotti e quali, invece, quelli su cui avete intenzione di puntare nel prossimo futuro?
Oggi il nostro mercato principale è costituito da gli hotel e ristoranti. Nel prossimo futuro ci piacerebbe puntare sul mercato dei consumatori privati, ma questo richiede una rete di distrubuzione che non abbiamo, oppure la formalizzazione di un contratto per la distribuzione dei nostri prodotti da parte di una ditta d’ingrosso alimentare.

Mi sembra, giustamente, di capire che tu sia molto soddisfatto di quanto realizzato in appena due anni. Ora quali sono gli obiettivi aziendali per il prossimo biennio?
A livello finanziario ci siamo proposti di raddoppiare il fatturato del 2017 rispetto a quello del 2016. Per il 2018 ci saranno delle questioni importanti da considerare rispetto la capacità produttiva del nostro attuale locale ed eventualmente aprire delle succursali, difficile poter pronosticare adesso…
Per quanto riguarda il nostro portafoglio di prodotti, abbiamo dei salami monoporzioni in pratiche confezioni, da consumare come snack, che vogliamo introdurre al piú presto perchè riteniamo che possano essere una novità allettante per il mercato Norvegese.
Siamo comunque sempre alla ricerca di prodotti che possano incrementare la domanda su segmenti esistenti e, al contempo, abbiamo un occhio su come riinventare il packaging di alcuni prodotti per poter coprire anche altri segmenti di mercato che promettono margini interessanti.

Personalmente sto conoscendo questi prodotti (davvero niente male!) e, nelle prossime settimane, li andremo a trattare in maniera più approfondita perché è bello pensare che ci siano nostri connazionali che contribuiscono attivamente alla diffusione della Cultura Alimentare anche al di fuori della nostra amata Italia…e chissà che non possa nascerne una bella collaborazione….

Stay tuned!!!

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Oslo Vinfestival 2017 – Settima edizione

Si è appena conclusa una sontuosa tre giorni di “immersione” nel mondo del Vino qui ad Oslo, per la settima edizione dell’Oslo Vinfestival, manifestazione che sta crescendo di anno in anno, coinvolgendo un numero sempre maggiore di aziende, importatori, addetti ai lavori, curiosi, appassionati e sommelier.

Dal 3 al 5 Febbraio, il quartiere di Tjuvholmen è stato il cuore pulsante della Oslo che ama il vino, con una bella esposizione di vini da tutto il mondo, nelle giornate di venerdì e sabato, e con un’avvincente competizione per decretare il miglior sommelier della Scandinavia, domenica pomeriggio.

Una ghiotta occasione per numerosi importatori di promuovere alcuni dei loro vini presenti all’interno del Vinmonopolet e un’ottima opportunità per fare un po’ il “giro del mondo” senza doversi spostare dal cuore di Oslo.

Ecco la lista di tutti i produttori che sono stati proposti durante le prime due giornate di manifestazione:

img_20170204_183042Bache Gabrielsen Cognac
Roland Champion Champagne
Domaine Jean Touzot (Macon Village)
Meleto (Chianti Classico)

Moet & Chandon

Campo Viejo
Pazo de Villarei

Louis Roederer (Champagne)
Abbazia (Prosecco)
Delapierre (Cava)
Fresita (Chile)
Philipp Kuhn (Germany)
Charles Smith Wines (Washington)
Zonnebloem (South Africa)
Casal Garcia (Vinho verde doc)
Ravenswood (California)
Cave de Turckheim (Alsace)
Finca Manzanos (Rioja)

img_20170204_181720Villa Borghetti (Valpolicella)
Cecilia Beretta (Valpolicella)
Speri (Valpolicella)
Lorenzo Nifo Sarrapocchiello (Ponte – BN – Italy)
André Brunel (Cotes du Rhone)

Bodega Faustino (Rioja)
Recorrido Itata (Chile)

Dr. Henry John Lindeman (Australia but with a Puglia IGT red wine too)
Penfold Wines Road Magill SA (Australia)
Matua Wines (New Zeland)
Henri Bourgeois (France)
Clos Henri (New Zeland)

Barefoot cellars (Modesto, California)
Miguel Torres (Spain)
Reh Kendermann GmbH Weinkelkerei, Black tower (Germany)

André Delorn (France)
Henriot (France)
Domaine William Fevre (France)

Huber-Verderau (France)img_20170204_174902
STK Gutsabfullung Sattlerhof GmbH (Austria)
Lalama Dominio Do Bibei (Spain)
Barone Ricasoli (Italy)
Alamos (Argentina)
Dr. Loosen (Germany)

Masi Agricola S.p.A. (Italy)
Odfjell Vineyards Padre Hurtado (Chile)
Lagar de Fornelos (Spain)
Espelt Viticultors (Spain)
Bodegas Gran Feudo (Spain)
Bodega Santa Julia (Argentina)
Wongraven wines (Italy)
Miopasso Italia The Wine People Srl
Von Winning Gmbh
Marchesi Carboni (Campania)
Blanc Foussy (France)

img_20170203_180401Chateauneuf-du-pape (vaucluse) (France)
Laroche
Pietro di Campo (Italy)
Francois Lurton (France)
Zanni Valpolicella (Italy)

Jose Maria da Fonseca (Portugal)
Bottega Spa Godega di Sant’Urbano (Italy)
Priocca da Ricossa (Italy)
Gabriel Meffre (France)
Banfi (Italy)
Vinergia (Spain)
Georg Breuer (Germany)
Castellblanch sau (Spain)
Old coach road (New Zealand)
Viña Cono Sur (Chile)

E. Michel (France)
Bodega Argento (Argentina)
Altareggia (Italy)
Baron Aimé (France)
Foucher (France)
Chioccioli (Italy)
Giannoni Fabbri (Italy)
Charles & Charles (Washington)

La Monacesca (Italy)
Loxarel (Spain)
Musella Agricola (Italy)img_20170203_191431
Jaffelin (France)
Domaine Jean Monnier & Fils (France)
Schwedhelm (Germany)
Veuve Ambal (France)

Bodegas Bentomiz (Spain)
Scarzello Giorgio e Figli (Italy)
Mas conscience (France)
Boffa (Italy)
Petrucca e Vela (Italy)
Capuano Ferreri (France)
Laderas de Cabama (Spain)
Quinta do Portal (Portugal)

Bodega Mustiguillo (Spain)
Matsu (Spain)
Siegrist (Germany)

Sicuramente l’anno prossimo bisognerà pensare ad uno spazio ancor più grande per ospitare sia gli espositori che il pubblico, sempre più numeroso.

img_20170203_184408Personalmente ho avuto il piacere di ritrovare prodotti di aziende che già conoscevo (“La Monacesca” delle Marche e l’abruzzese “Villa Reale”), ma anche di scoprire qualche interessante Champagne (su tutti “E. Michel”) ed un eccellente Moscatel de Setubal Portoghese (“Josè Maria Da Fonseca”).

All’interno del Latter, sempre ad Aker Brygge, invece, Domenica 5 si è tenuta la giornata conclusiva della manifestazione, durante la quale altri produttori vitivinicoli hanno esposto i propri prodotti, in attesa degli eventi clou del festival: le competizioni per decretate il miglior sommelier junior ed il miglior sommelier senior della Scandinavia.

Ho assistito con piacere alla competizione dei Senior, che ha visto anche un italiano (Fancesco Marzola) in gara e proprio nella rosa dei tre finalisti.

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Per prima cosa, uno alla volta, i sommelier hanno dovuto assaggiare 5 vini, riconoscerli e trovare il “punto comune”. Nella fattispecie, si è trattato di 5 diversi Sherry, quindi il punto comune era proprio legato alla tipologia e provenienza di questa speciale tipologia di vini.

La seconda prova consisteva nel leggere una carta dei vini che riportava diversi errori, legati all’annata, alla tipologia di vino o alla sua provenienza geografica ed individuarli.

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Terza prova: il servizio. Una tavola con 5 commensali che richiedono un menù francese e dei vini, uvaggio bordolese, provenienti da tutto il mondo…meno che dalla Francia. Mentre ogni sommelier esponeva le sue proposte, la leader della tavolata estraeva una bottiglia proveniente dall’Argentina, chiedendo al sommelier di illustrarla e servirla, mediante il decanter. Successivamente, bisognava indicare un caffè adatto alla chiusura del pasto ed un’altra bevanda: due sommelier su tre hanno suggerito un tè giapponese, mentre il terzo ha proposto uno whisky. Per concludere, i commensali hanno richiesto anche il suggerimento di un sigaro ed il servizio dello stesso. E’ in questo momento della competizione che si sono raggiunti momenti anche esilaranti, data la difficoltà che alcuni dei partecipanti hanno avuto nel riuscire ad accendere il sigaro stesso.

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Successivamente, i sommelier sono stati messi alla prova, stavolta in contemporanea, con una serie di quiz: 20 domande sono state proiettate sul maxischermo ed i nostri finalisti, in pochi secondi, hanno dovuto fornire la loro risposta, scrivendola su di una lavagnetta da mostrare ai giudici.

L’ultima prova, è consistita nel servizio di una bottiglia magnum di spumante Ferrari, da utilizzare per riempire una serie di coppe, proprio come se si fosse ad un matrimonio o ad un ricevimento.

Ecco di seguito il video di questa fase della finale…

Purtroppo per noi italiani, il nostro connazionale non è riuscito ad andare oltre una, comunque ottima, terza posizione. E’ stato il norvegese Simon Zimmermann, del ristorante Happolati di Oslo, a trionfare, dimostrando grandissima competenza, ma anche simpatia e brillantezza in fase di servizio.

Prima della premiazione dei “sommelier senior” è stato dato spazio anche alla premiazione dei “sommelier junior”, che si erano dati battaglia nel primo pomeriggio.

Come sempre, sulla nostra pagina Facebook trovate anche l’album con tutti i migliori scatti (oltre 100!!) di questa tre giorni “divina”…non perdeteli!!!

#LifeInNorway – Gli Amici del Vino (prima puntata)

Abitare in un Paese che non produce vino, come la Norvegia, può esser visto anche in modo positivo: ho una certa imparzialità nei confronti dei prodotti che mi vengono proposti al Vinmonopolet (o allo shop dell’Aeroporto per i voli internazionali).

Si perché Francia e Italia sono indubbiamente i leader di mercato, per volumi e varietà di prodotti, ma, specie se si visita un negozio abbastanza grande, quasi tutti i Paesi produttori hanno un minimo di spazio a scaffale. Il sito ufficiale del monopolio, inoltre, permette l’acquisto di qualsiasi referenza a catalogo, quindi, considerando sempre la necessità di una certa disponibilità economica, si è relativamente più liberi da condizionamenti pregressi, quando si decide di provare qualcosa di nuovo.

O almeno, di tutto ciò ha provato a convincermi un ragazzo francese, recentemente conosciuto all’interno del gruppo “gli amici del vino” in cui sono stato gentilmente coinvolto dal mio amico Roberto Giovanni Attolico.

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Lo scorso 23 Gennaio, a casa sua, infatti, si è tenuta la prima serata di degustazione con 5 vini, in 6 bottiglie e 7 persone, tutti, ovviamente, “enogastrappassionati” o comunque appassionati abbastanza competenti.

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Ci siamo divertiti a studiare un po’ il vitigno Chardonnay, confrontando un 2015 ed un 2012 australiani, con un 2013 della Borgogna, per poi passare ad un Aligotè dello stesso territorio francese, ma del 2015.
4 bianchi che hanno fatto da apripista al “pezzo da 90” della serata: il Taurasi DOCG “Radici” di Mastroberardino…
Ma andiamo in ordine, riavvolgiamo il nastro e cominciamo dall’inizio:

1) Chardonnay “Stella Bella” Margaret River 2015.
13°Alc.

Si presenta brillante alla vista, di colore giallo paglierino scarico e consistente.
Al naso è intenso, complesso e fine, con note minerali importanti e fiori gialli (come la ginestra), leggermente surmaturi.
In bocca è secco, caldo, morbido…quasi rotondo. Fresco e sapido, non è perfettamente equilibrato, ma da l’impressione di poter migliorare col tempo. Abbastanza persistente ed abbastanza armonico, ha nel complesso una buona finezza.

Un vino che sicuramente si può abbinare bene ad antipasti di pesce, verdure sott’aceto, formaggi a media stagionatura e speziati (tipo un bel pecorino al tartufo).
Vino che mi immagino di gustare in Italia, verso metà settembre, su di una terrazza in collina da cui godersi una bella vista sul mare…

2) Chardonnay De Bortoli Yarra Valley Villages 2012.
12,5° Alc.

Nel bicchiere si presenta brillante, giallo paglierino, consistente.
Abbastanza complesso al naso, intenso (più del vino precedente) e fine. Questo vino fa un periodo di affinamento in botti di quercia e ciò può aver contribuito a coprire un po’ gli odori che, in generale, sono riconducibili a quelli della famiglia olfattiva floreale (essenzialmente fiori gialli) ed erbacea.
All’assaggio risulta secco, caldo, morbido, abbastanza fresco e sapido. La sua acidità sembra iniziare a venir meno, il che non basta ancora per definirlo “sgradevole”, ma ci porta a sospettare che sia iniziata la fase discendente.

Da abbinare a formaggi piuttosto sapidi, in grado di dargli un po’ di quella “verve” necessaria a facilitarne la beva.

3) Chardonnay
Appellatiòn Bourgogne Controllee Terroir Noble 2013, Vincent Girardin.
13°Alc.

Brillante, di colore giallo paglierino con tenui riflessi verdolini, consistente.
Ha un naso complesso, abbastanza intenso e fine, con richiami erbacei (basilico, menta) e floreali.
In bocca, però, delude le promesse fatte al naso, con una acidità un po’ bruciante e l’assenza di quella “grippe” che stimola la beva. Un vino che si siede un po’ troppo e rischia di stancare subito.

4) Bourgogne Aligotè, Joseph Drouhin. Annata 2015.
12°Alc.

Limpido, giallo paglierino scarico, abbastanza consistente.
Intenso, abbastanza complesso ed abbastanza fine, con richiami alla frutta tropicale (ananas, pesca bianca) e alle note erbacee (menta).
In bocca è secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, abbastanza sapido, non perfettamente equilibrato, poiché risaltano maggiormente le note dure. Un vino abbastanza persistente, abbastanza fine, abbastanza armonico, che si potrebbe abbinare bene a primi piatti a base di pasta con sughi bianchi con verdure.

5) “Radici” Taurasi DOCG Riserva 2007 Mastroberardino.
13,5 Alc.

Limpido, rosso rubino corposo, consistente.
Intenso, complesso e fine al naso, ricorda sentori fruttati di mora e lampone, ciliegia e liquirizia, sottobosco, spezie, tabacco…un vino che regala emozioni ad ogni respiro, invitandoci a farsi scoprire un po’ alla volta. Nonostante abbia già 10 anni è ancora giovane.

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Bocca piena, rotonda ed affascinante. Secco, caldo, morbido, fresco, con tannini forti ma non invasivi, sapido. Equilibrato e fine, con ulteriori margini di miglioramento, molto persistente ed armonico. Siamo davanti ad un vino importante, con almeno altri 10 anni per evolvere.

Da provare in abbinamento a piatti elaborati, paste al sugo, lasagne, cannelloni, piatti importanti a base di carne e selvaggina, ecc…

Una serata assolutamente piacevole, accompagnata da formaggi, taralli, olive, pomodori secchi e salumi italiani, conclusa con un buon bicchiere di Bourbon del Kentucky.

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E così per una sera, 3 italiani, 2 norvegesi e 2 francesi, tutti ad Oslo per lavoro, si son sentiti un po’ al centro del Mondo…

#DegustazionItineranti – Conosciamo Alessandro Serenellini

Cari lettori, devo ammettere che ci sto prendendo gusto ad avviare nuove collaborazioni con altri “enogastroappassionati” o esperti di qualche specifico settore inerente il mondo del Food & Beverage.

Dato che due teste sono meglio di una, va da se che anche…due nasi siano meglio di uno.

In questi mesi norvegesi ho conosciuto un giovane, rampante sommelier toscano, con cui ci siamo ritrovati qualche volta a degustare un buon vino assieme. Ne è nata una bella amicizia che oggi compie un ulteriore passo in avanti, arrivando fin sulle pagine di CulturAgroalimentare.com

Alessandro Serenellini esplorerà, da sommelier che sta iniziando a sviluppare anche una certa esperienza internazionale, il mondo del vino, guidandoci in alcune “DegustazionItineranti”: la nuova rubrica di CulturAgroalimentare con cui conosceremo vini di tutto il mondo.

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Conosciamolo meglio con questa breve intervista:

– Nome: Alessandro.
– Cognome: Serenellini.
– Città: San Giovanni Valdarno, cittadina alle porte di Firenze.

– A che età ti sei avvicinato al mondo del vino? Domanda molto complicata… Diciamo che come la maggior parte dei ragazzi toscani, il vino è diventato parte della mia vita verso i 14 anni dove, oltre alle cene in pizzeria a base di vino ESCLUSIVAMENTE ROSSO (e abbastanza “a buon mercato” diciamo), le prime visite in enoteca erano tutte le domeniche dopo il motomondiale dove in gruppo raggiungevamo in motorino i vari paesini del chianti, Greve, Radda e Gaiole in primis.

– In che anno hai conseguito il Diploma di Sommelier AIS? Il diploma mi è stato consegnato nel 2015, dopo quasi un paio d’anni di studio e belle degustazioni.

16130119_10210165052916211_2023374182_o– Com’è nata la passione per il Vino? Allora, per me ci sono state due tappe fondamentali: la prima a Berlino dove, lavorando in un ristorante italiano (come lavapiatti), gestito da austriaci e tedeschi, mi sono accorto di come il mondo del vino italiano non fosse rappresentato adeguatamente, soprattutto per quanto riguarda la passione e la conoscienza reale. Il mio orgoglio toscano ha fatto scattare la prima scintilla, anche se poi la fiamma vera e propria ha cominciato ad ardere quando, nel 2015, sono stato assunto da una piccola ma discretamente importante cantina in toscana, il podere “Il Carnasciale” dove si vinifica l’unico CABERLOT, un incrocio che combina le caratteristiche del Cabernet Franc con quelle del Merlot. Lì da prima ho cominciato a lavorare in vigna e poi in cantina. Magico!

– Qual’è stato il primo servizio? Anche qui è abbastanza complicato dato che i miei genitori hanno gestito un ristorante quando io ero un ragazzino di 11-15 anni. Sono, quindi, cresciuto “dietro le quinte” della ristorazione e mi risulta un pò difficile individuare un vero e proprio inizio “canonico”. Sono stato quasi sempre dentro ad un ristorante, ma come sommelier, la data del mio primo servizio è il 21 settembre 2015, a Oslo.

– Le tue più significative esperienze all’estero? Sicuramente la più lunga e bella è stata nella città che reputo la mia seconda casa: Berlino. Dal 2010 al 2013, ho fatto tutta la gavetta: da lavapiatti a cameriere, iniziando a dedicarmi anima e corpo prima alla cucina e poi alla sala. Successivamente, 8 mesi a Barcellona, nel 2014, dove ho lavorato per una fantastica pizzeria napoletana e di napoletani, il N.A.P., dove mi sono costruito una buona cultura sulla pizza e sul lavoro in pizzeria. Un lavoro che spesso si tende a banalizzare, ma è davvero molto studiato ed impegnativo. In quella pizzeria, come in talune davvero importanti di Napoli, nei weekend i clienti avevano 20 minuti per mangiare e bere, per poi lasciare il tavolo al prossimo cliente. Con questi ritmi serrati, arrivavamo anche a fare quasi 300 pizze in 3 ore e mezza.
L’ultima esperienza all’estero è qui ad Oslo, dove mi trovo da oltre un anno e sto lavorando per un bellissimo locale: il Grefsenkollen. Questo periodo in Norvegia mi sta dando l’opportunità di sviluppare una discreta esperienza su servizio, vini e cucina francese.

16129316_10210165057556327_1857748607_o– Cosa ti porta sulle pagine di CulturAgroalimentare.com? Prima di tutto penso che l’esperienza dell’assaggio abbia tutto un altro sapore se condivisa con gli altri; in secondo luogo, mi piace l’idea di poter sviluppare un mio “diario on-line” su vini, distillati, birre, cibo e tutto quello che riguarda l’enogastronomia, che ho modo di affrontare sia per il mio lavoro, sia semplicemente per passione. Sto cominciando ad avere un buon bagaglio di professionalità, a cui abbinare molte idee e voglia di scoprire.

– Progetti per il futuro? I miei progetti per il futuro sono meravigliosamente incerti. Oltre ad avere la voglia di aprire una mia attività, chissà quando e chissà dove, vorrei continuare a lavorare nel “maledetto” mondo della ristorazione, ma anche continuare a studiare, per accrescere il mio bagaglio di competenze e conoscenze.

– Il tuo vino toscano preferito? Anche qui non ho una sola risposta, ma due. Oggettivamente parlando, da appassionato di vini bordolesi sono obbligato a rispondere Sassicaia, senza alcun dubbio, ma se dovessi ascoltare il cuore ed i ricordi: Lamole di Lamole etichetta Blu.

– Il tuo vino italiano (non toscano) preferito? Lo so, sono antipatico, ma proprio non riesco ad essere troppo schematico, quindi ne sceglierò due, anche perchè così includo anche nord e sud italia: Franciacorta e Aglianico del Vulture.

– Il tuo vino preferito in assoluto? Un po “scomodo” dirlo ma è lo Château Latour…. Si, come avrete ben capito, sono da vini rossi….

Bene Ale, grazie per averci raccontato le tue esperienze. Ti aspettiamo quanto prima su queste pagine per raccontarci le tue DegustazionItineranti!!

Un campione del Mondo a Oslo…

La settimana che si sta concludendo è stata, per me, come per ogni italiano amante della pizza che viva ad Oslo, particolarmente piacevole e stimolante: Giulio Scialpi, campione del del Mondo da Aprile 2014 a Maggio 2015 nella competizione di Pizza classica, ha infatti, visitato la Norvegia e realizzato un mini-tour di 3 appuntamenti.

Due tappe a Oslo ed una a Tonsberg, hanno permesso a centinaia di norvegesi (e non solo) di conoscere un po’ meglio la vera pizza italiana, quella col cui nome spesso ci si riempie la bocca, ma che non molti (specie al di fuori degli italici confini) sono in grado di realizzare a regola d’arte, con la giusta serietà e l’adeguata professionalità.

Ovviamente, come ho saputo della presenza di un personaggio così rilevante nella capitale scandinava, mi sono organizzato per poterlo incontrare di persona e rivolgergli qualche domanda.
Ho avuto, così, il piacere di conoscere un maestro della Pizza (con la “P” maiuscola) che è anche una persona estremamente umile ed alla mano, con un vissuto davvero interessante, in giro per il Mondo e centinaia di migliaia di pizze sfornate….

Ne è venuta fuori un’intervista divertente e ricca di spunti che vi invito a guardare…

Non potevo, però, accomiatarmi “a bocca asciutta” e allora ho deciso di partecipare anche ad uno dei suoi eventi (quello al centro commerciale Mathallen a Oslo) e assaggiare di persona un paio delle sue creazioni: una pizza con melanzane, peperoni, scamorza affumicata e burrata ed una pizza dolce, alla nutella, ricoperta di zucchero a velo.

(Per vedere tutte le foto di questa manifestazione, clicca qui.)

I “segreti” di Giulio, carpiti a microfoni spenti, risiedono fondamentalmente in una lievitazione di 14 ore, con un uso di quantità molto ridotte di lievito e l’utilizzo di prodotti di eccellenza Made in Italy (anzi, quasi tutti Made in Puglia), rigorosamente freschissimi.

Qui a Oslo, Giulio è stato ospite del corregionale Roberto Giovanni Attolico, titolare del negozio “Giù, Torshov Delikatesse“, ma nella vita di tutti i giorni, il nostro campione abita e lavora a Noci (BA), dove è sposato e ha tre bellissimi bambini che lo aspettano con ansia dai suoi viaggi in giro per il Mondo, attraverso i quali diffonde la cultura e l’amore per questo meraviglioso alimento, con cui è possibile realizzare menù in grado di coprire tutto il pasto e soddisfare anche i palati più esigenti.

Ora Giulio sta lavorando ad un suo marchio, per promuovere la cultura del Km zero e ha anche in mente dei progetti didattici, ad ampio respiro, di livello internazionale. Chissà che CulturAgroalimentare.com non possa realizzare qualche puntata speciale su questi temi in futuro…

L’unico modo per scoprirlo, è continuare a seguirci… Alla prossima puntata!!

# LifeInNorway – 10.10.2016: Simply Italian Great Wines

#SimplyItalianGreatWinesNorway, il 10 ottobre a Oslo

Dove c’è buon vino, dove c’è buon cibo, c’è sempre il vostro CulturAgroalimentare.com!!
Che sia in Italia, in Norvegia o ovunque io mi possa trovare, come una calamita finisco spesso per attrarre notizie, eventi ed avvenimenti interessanti dal punti di vista Agroalimentare.

E così quest’oggi vi giro il comunicato stampa di un interessantissimo evento che si terrà ad Oslo dopodomani (lunedì 10 ottobre), al quale avrò il piacere e l’onore di partecipare: il primo Simply Italian Great Wines Norway!

NORVEGIA: ITALIA AL PRIMO POSTO TRA I PAESI ESPORTATORI DI VINO
Un mercato in continua crescita che punta alla qualità dei nostri prodotti

Il 10 ottobre si terrà ad Oslo, presso la prestigiosa e suggestiva Gamle Logen, la prima edizione di Simply Italian Great Wines Norway organizzata da I.E.M. (International Exhibition Management) società veronese leader nella promozione del vino italiano sui mercati internazionali.

Per la prima volta, dunque, la collaudata formula dei Simply Italian Great Wines approda in Norvegia con una trentina di aziende provenienti da diverse regioni italiane ed un mirato programma con un seminario dedicato ai grandi rossi italiani, condotto dal Master of Wine Arne Ronold, seguito dal walkaround tasting entrambi dedicati a operatori del Monopolio, importatori, ristoratori, sommelier rappresentanti della stampa e opinion leader.

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La Norvegia è un mercato in costante crescita soprattutto per quanto riguarda l’importazione di vini Made in Italy di qualità e quindi un Paese interessante per le aziende italiane che intendono allargare i loro sbocchi commerciali.

Il Paese scandinavo infatti si posiziona al sesto posto, prima della Cina, per importazione di vini italiani con una domanda del valore di 126 milioni di euro nel 2015 (fonte: Wine Monitor).

I dati relativi all’export di vino italiano per il primo semestre del 2016 registrano un aumento, sia in termini di volumi sia in termini di valore: gli spumanti sono quelli che tirano maggiormente (+25% in volumi e +22% in valore), seguiti dal vino in bottiglia (+1,6% in volumi e +3,8% in valore) e dal vino sfuso (+1,5% in volumi e +2,4 in valore) (fonte: Il Corriere Vinicolo).

I Paesi scandinavi sono un’area nuova nel nostro calendario eventi – spiega Marina Nedic, Managing Director di I.E.M. e la Norvegia è un mercato particolare per la presenza del Monopolio, l’unico organismo autorizzato alle vendite al dettaglio di alcolici con gradazione superiore ai 4,7% vol., pertanto siamo contenti di essere riusciti a portare anche qui parte dell’identità italiana rappresentata dai nostri prodotti vinicoli.

Siamo più che convinti che questa sia una grande opportunità per le aziende partecipanti per far conoscere i loro prodotti sul mercato internazionale e potersi confrontare con gli operatori di settore”.

Negli ultimi anni il vino italiano ha goduto di una forte spinta nelle vendite fino a superare il primato che per anni ha mantenuto la Francia; una tendenza che sembra destinata a proseguire considerato il crescente interesse dei consumatori norvegesi per i vini italiani e l’ampia e variegata offerta che i nostri produttori possono esprimere e che ancora non è conosciuta.

L’incontro – conclude Marina Nedic- avverrà nella suggestiva Gamle Logen che significa Casa della Cultura: quale luogo migliore se non proprio la casa della cultura per promuovere e far conoscere i vini, i territori e la cultura del vino italiani.”

Le aziende partecipanti sono:

Brunello La Togata (Toscana); Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (Toscana); La Sala (Toscana); Le Macioche (Toscana); Masciarelli (Abruzzo); O.M.T. (Veneto); Parol Vini (Veneto); Sani (Veneto); Tenuta San Jacopo (Toscana); Tenute Falezza (Veneto); Villa Mattielli (Veneto); Diwinexport: Antica Cascina dei Conti di Roero (Piemonte), Azienda Agricola Camparo (Piemonte), Azienda Agricola Giovanni Boroli (Sicilia), Azienda Agricola Marini (Calabria), Cascina Alberta (Piemonte), Filodivino (Marche), L’Autin (Piemonte), Podere 29 (Puglia), Prosecco Ardenghi (Veneto), Società Agricola Lovera (Lombardia),Tenuta Tamburnin (Piemonte); I.ter Camera di Commercio di Udine (Friuli Venezia Giulia): Cà Tullio, Castellargo, Piera Martellozzo, Reguta di Anselmi.

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Con il mio blog, assieme a due collaboratori, sarò presente già dalle 11.00 per una degustazione guidata, tenuta dal Master of Wine Arne Ronald: “L’esperienza della diversità italiana”.

Seguiranno aggiornamenti su questo interessantissimo evento, quindi….Stay tuned!!