#RadiniRecensioni – ALMA…il mio sogno!!

#RadiniRecensioni  – ALMA è un sogno nel cassetto, che ho tirato fuori e realizzato!
di Federico Radini

Il Master Alma è stato per me un sogno che ha rischiato di rimanere tale per le avversità che ho dovuto affrontare, ma era troppo importante per arrendersi e quindi ho fatto di tutto per concretizzarlo…

Tutto comincia dall’ALMADAY, la giornata dove si ha la possibilità di visitare la Scuola e toccare con mano quello che si andrà a vivere per ben nove mesi: il primo giorno è un susseguirsi di sensazioni, dalla gioia e l’emozione per l’avventura che si stava per vivere, alla curiosità per ciò che ci avrebbe aspettato nel corso dei mesi. Si fa la conoscenza degli altri compagni di master con cui condividere questa esperienza, oltre che una parte della propria vita, avvertendo l’incoscienza di realizzare una propria aspirazione Econ cui comprendere ancor di più il misterioso mondo del vino.

18387351_10212823779537666_1602926782_nSarà perché sono passati tanti anni, ma il mio primo giorno di scuola non lo ricordo, come altri simili, mentre questo primo giorno in ALMA lo sento ancora vivo dentro di me… Vi confesso che mi sono stizzito quando mi hanno tolto un punto per un compito consegnato in ritardo o quando ci hanno riconosciuto un punteggio inferiore per una prova di gruppo: non tanto per punto, ma per l’impegno che non era stato riconosciuto in pieno!

Questo è ciò che mi ha lasciato ALMA: la voglia di mettersi in gioco oltre ogni cosa, buttarsi in ogni occasione per crescere e metterci tutta l’energia che si ha…o tirarla fuori anche quando non se ne ha più!

Gli ultimi mesi, alternati tra le rimanenti lezioni, la prova di gruppo sul marketing e in giro tra le più importanti cantine italiane, seppur meravigliosi, ci hanno messo a dura prova: è lì che la classe e le varie amicizie possono darti quella scintilla necessaria per andare avanti ed affrontare lo stage e la scrittura della tesina, prima della prova finale.

ALMA, prima di tutto è scuola di vita!

18449966_10212823781257709_1413309171_nSentire il vino come un qualcosa di vivo, unico, con una sua anima, che in qualche modo rappresenta lo spirito di chi il vino lo fa!
Persone mosse anch’esse dai propri sogni da realizzare e da tanta passione, ma anche fatica, preoccupazioni e paure…come le improvvise gelate primaverili che hanno certamente tolto il sonno a molti vignaioli.
Allargare la visione e percezione del vino su altri orizzonti, abbandonando le descrizioni tecniche (sicuramente valide ed utili, per certi aspetti, ma talvolta asettiche e prive di coinvolgimento), per cercare di descrivere il vino, il territorio, le storie di come si è arrivati fino ad oggi, raccontando chi c’è dietro, in maniera coinvolgente: sono i produttori i veri protagonisti di quello che troviamo in un calice di vino, dai profumi ai sapori, con tutte le emozioni che ne scaturiscono…
Vi garantisco che quando troverete i vostri “vini” vi accorgerete del senso delle mie parole e se non le comprenderete fino in fondo…bevete un altro calice e l’euforia del vino farà il resto: l’importante che sia vino buono!

18424742_10212823784177782_235701653_nAltro aspetto importante è quello delle degustazioni alla cieca, che ti spingono non tanto a cercare d’indovinare quale vino possa essere, ma ad alzare la sensibilità, cercare di carpirne le sfumature e i dettagli che possono venire dai colori e in particolare dai profumi e dal sapore, anche dopo aver deglutito il vino, e continuare a cercare ogni sensazione che ne possa venir fuori anche dal bicchiere oramai vuoto, imparando a mantenere il giusto equilibrio nella descrizione di quanto si è percepito. Trasformare delle sensazioni, delle emozioni e dei ricordi in parole le prime volte non è facile, ci si sente goffi, timidi e fuori luogo, ma è troppa la voglia di condividere tutto ciò e, passati i primi istanti di smarrimento, ben presto ci si accorge di aver già superato queste insicurezze, cominciando a sviluppare uno stile personale, affinando la propria  comunicazione.

ALMA è una crescita professionale ! 

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#LifeInNorway – Gli Amici del Vino (prima puntata)

Abitare in un Paese che non produce vino, come la Norvegia, può esser visto anche in modo positivo: ho una certa imparzialità nei confronti dei prodotti che mi vengono proposti al Vinmonopolet (o allo shop dell’Aeroporto per i voli internazionali).

Si perché Francia e Italia sono indubbiamente i leader di mercato, per volumi e varietà di prodotti, ma, specie se si visita un negozio abbastanza grande, quasi tutti i Paesi produttori hanno un minimo di spazio a scaffale. Il sito ufficiale del monopolio, inoltre, permette l’acquisto di qualsiasi referenza a catalogo, quindi, considerando sempre la necessità di una certa disponibilità economica, si è relativamente più liberi da condizionamenti pregressi, quando si decide di provare qualcosa di nuovo.

O almeno, di tutto ciò ha provato a convincermi un ragazzo francese, recentemente conosciuto all’interno del gruppo “gli amici del vino” in cui sono stato gentilmente coinvolto dal mio amico Roberto Giovanni Attolico.

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Lo scorso 23 Gennaio, a casa sua, infatti, si è tenuta la prima serata di degustazione con 5 vini, in 6 bottiglie e 7 persone, tutti, ovviamente, “enogastrappassionati” o comunque appassionati abbastanza competenti.

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Ci siamo divertiti a studiare un po’ il vitigno Chardonnay, confrontando un 2015 ed un 2012 australiani, con un 2013 della Borgogna, per poi passare ad un Aligotè dello stesso territorio francese, ma del 2015.
4 bianchi che hanno fatto da apripista al “pezzo da 90” della serata: il Taurasi DOCG “Radici” di Mastroberardino…
Ma andiamo in ordine, riavvolgiamo il nastro e cominciamo dall’inizio:

1) Chardonnay “Stella Bella” Margaret River 2015.
13°Alc.

Si presenta brillante alla vista, di colore giallo paglierino scarico e consistente.
Al naso è intenso, complesso e fine, con note minerali importanti e fiori gialli (come la ginestra), leggermente surmaturi.
In bocca è secco, caldo, morbido…quasi rotondo. Fresco e sapido, non è perfettamente equilibrato, ma da l’impressione di poter migliorare col tempo. Abbastanza persistente ed abbastanza armonico, ha nel complesso una buona finezza.

Un vino che sicuramente si può abbinare bene ad antipasti di pesce, verdure sott’aceto, formaggi a media stagionatura e speziati (tipo un bel pecorino al tartufo).
Vino che mi immagino di gustare in Italia, verso metà settembre, su di una terrazza in collina da cui godersi una bella vista sul mare…

2) Chardonnay De Bortoli Yarra Valley Villages 2012.
12,5° Alc.

Nel bicchiere si presenta brillante, giallo paglierino, consistente.
Abbastanza complesso al naso, intenso (più del vino precedente) e fine. Questo vino fa un periodo di affinamento in botti di quercia e ciò può aver contribuito a coprire un po’ gli odori che, in generale, sono riconducibili a quelli della famiglia olfattiva floreale (essenzialmente fiori gialli) ed erbacea.
All’assaggio risulta secco, caldo, morbido, abbastanza fresco e sapido. La sua acidità sembra iniziare a venir meno, il che non basta ancora per definirlo “sgradevole”, ma ci porta a sospettare che sia iniziata la fase discendente.

Da abbinare a formaggi piuttosto sapidi, in grado di dargli un po’ di quella “verve” necessaria a facilitarne la beva.

3) Chardonnay
Appellatiòn Bourgogne Controllee Terroir Noble 2013, Vincent Girardin.
13°Alc.

Brillante, di colore giallo paglierino con tenui riflessi verdolini, consistente.
Ha un naso complesso, abbastanza intenso e fine, con richiami erbacei (basilico, menta) e floreali.
In bocca, però, delude le promesse fatte al naso, con una acidità un po’ bruciante e l’assenza di quella “grippe” che stimola la beva. Un vino che si siede un po’ troppo e rischia di stancare subito.

4) Bourgogne Aligotè, Joseph Drouhin. Annata 2015.
12°Alc.

Limpido, giallo paglierino scarico, abbastanza consistente.
Intenso, abbastanza complesso ed abbastanza fine, con richiami alla frutta tropicale (ananas, pesca bianca) e alle note erbacee (menta).
In bocca è secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, abbastanza sapido, non perfettamente equilibrato, poiché risaltano maggiormente le note dure. Un vino abbastanza persistente, abbastanza fine, abbastanza armonico, che si potrebbe abbinare bene a primi piatti a base di pasta con sughi bianchi con verdure.

5) “Radici” Taurasi DOCG Riserva 2007 Mastroberardino.
13,5 Alc.

Limpido, rosso rubino corposo, consistente.
Intenso, complesso e fine al naso, ricorda sentori fruttati di mora e lampone, ciliegia e liquirizia, sottobosco, spezie, tabacco…un vino che regala emozioni ad ogni respiro, invitandoci a farsi scoprire un po’ alla volta. Nonostante abbia già 10 anni è ancora giovane.

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Bocca piena, rotonda ed affascinante. Secco, caldo, morbido, fresco, con tannini forti ma non invasivi, sapido. Equilibrato e fine, con ulteriori margini di miglioramento, molto persistente ed armonico. Siamo davanti ad un vino importante, con almeno altri 10 anni per evolvere.

Da provare in abbinamento a piatti elaborati, paste al sugo, lasagne, cannelloni, piatti importanti a base di carne e selvaggina, ecc…

Una serata assolutamente piacevole, accompagnata da formaggi, taralli, olive, pomodori secchi e salumi italiani, conclusa con un buon bicchiere di Bourbon del Kentucky.

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E così per una sera, 3 italiani, 2 norvegesi e 2 francesi, tutti ad Oslo per lavoro, si son sentiti un po’ al centro del Mondo…

#ApprofondimentEnologici: i pittogrammi

#ApprofondimentEnologici – I pittogrammi
di Simone Schiaffino

Oggi vi voglio parlare di un metodo che ritengo molto interessante per definire la qualità dei vini: i “Pittogrammi”. Essi sono stati applicati a quest’ambito per la prima volta da un enologo che stimo moltissimo: Donato Lanati.

Tale metodo consiste nell’assaggio dei vini cercando delle relazioni tra i risultati delle prove di laboratorio, rappresentati da numeri, e gli stimoli ricevuti dai nostri sensi, trasmessi poi al cervello. Il pittogramma infatti non è altro che un simbolo assunto convenzionalmente come elemento di scrittura e di misura di un fenomeno.

Donato Lanati ha così pensato di rappresentare tali numeri ricavati dalle analisi attraverso immagini allegre che li fanno risultare meno aridi e freddi.

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I vini bianchi sono rappresentati da un pupazzo di una figura femminile le cui parti del corpo rappresentano i valori analitici del vino.

Il fiocco rappresenta il pH del vino e riflette l’equilibrio dei diversi acidi organici, la testa rappresenta la gradazione alcolica del vino in oggetto e dipende dalla gradazione zuccherina dell’uva.
Il corpo rappresenta l’estratto, ciò il corpo del vino: glicerina, colloidi, polisaccaridi, proteine, acidi, tannini, zuccheri e dai sali minerali.
Le gambe rappresentano i flavani, i tannini responsabili del colore dei vini bianchi.
Infine i piedi rappresentano la misura di ossidazione di un vino, rilevata con uno spettrometro.

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I vini rossi invece sono rappresentati da una figura di uomo che al posto del fiocco ha un cappello che rappresenta i tannini e le sostanze presenti nei vinaccioli. Il pH è invece rappresentato dalla cravatta. Le gambe rappresentano stavolta i pigmenti rossi del vino ovvero gli antociani contenuti nella buccia dell’acino.

Infine Lanati esprime il profilo aromatico dei vini utilizzando l’immagine di un fiore (ma non ho voluto spingermi così oltre, date le mie qualità artistiche non eccelse…) i cui petali rappresentano i composti che si avvertono olfattivamente mentre le foglie ai piedi del gambo indicano i composti legati che sono aromi non percepibili al momento, ma si avvertiranno nel tempo.

E a voi questo metodo piace? Che ne pensate??

#TradizionInnovazione – Conosciamo Luca Giampaolini

Nel 2010 ho frequentato il corso dell’O.N.A.V. (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino, cui ho dedicato anche un post, ormai diverso tempo fa…), per acquisire la Patente da Assaggiatore. In tale occasione ho conosciuto persone interessanti; di molte di loro, ovviamente, ho perso i contatti, ma con alcune ho ancora il piacere di scambiare, di tanto in tanto, piacevoli chiacchierate.

Uno di loro è senz’altro Luca Giampaolini, che, dal 2014 al 2016, ha anche ricoperto la carica di Delegato O.N.A.V. per la Provincia di Ancona.

Verso la fine del 2014, Luca ha avviato la sua attività di commercializzazione di prodotti enogastronomici di qualità, prevalentemente marchigiani: PerBacco!
Oltre a ciò, si sta dando molto da fare per diffondere la consapevolezza del mangiar bene e la cultura legata alle tradizioni ed alle innovazioni in ambito agroalimentare.
Il suo desiderio di creare nella provincia di Ancona una sorta di polo delle esperienze sensoriali (i
l G.I.A. Gruppo Italiano Assaggiatori), lo ha portato ad attivare importanti iniziative e corsi con l’O.N.A.S. (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Salumi) e con l’O.N.A.F. (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi).

Il mio personale desiderio, quando ho aperto CulturAgroalimentare.com, era quello di diffondere la cultura e la conoscenza del Mondo Agroalimentare, affrontando tematiche rilevanti, rispondendo a dubbi e perplessità.
Questo significava parlare di prodotti tipici, di alimentazione, di nutrizione, di vini, di eventi, ma anche di locali ed attività che contribuiscono, con il loro lavoro di tutti i giorni, a far si che i prodotti di qualità, con la loro storia e le loro caratteristiche, possano esser sempre più conosciuti ed apprezzati.

In tale ottica, dunque, è con grande piacere che vi presento Luca Giampaolini, che da oggi curerà la rubrica “TradizionInnovazione” all’interno di questo blog. Conosciamolo meglio con questa intervista….

– Nome: Luca
– Cognome:
Giampaolini
– Luogo di nascita: Ancona
– Dove abiti oggi? Polverigi (AN)
– Che cosa facevi prima di aprire “PerBacco”?
Ho lavorato nel campo dell’elettronica, ma la passione, sempre molto forte, per il mondo del vino, mi ha portato ad aprire nel 2005 la mia prima enoteca on line, con la quale, per qualche anno, mi sono cimentato nella vendita di vini e prodotti tipici. Successivamente, dopo una breve parentesi nel settore lattiero-caseario, nel 2014 ho aperto PerBacco: un negozio di vendita al dettaglio di vino sfuso e prodotti tipici, dove propongo anche degustazioni ed abbinamenti molto particolari, legati alla tradizione ma rielaborati in modo innovativo.
– A che età ti sei reso conto di avere la passione per il mondo agroalimentare?
Ho sempre avuto questa passione: fin da bambino amavo la campagna ed ero molto curioso ed affascinato dal mondo delle tradizioni, anche perché mio nonno materno era un vero buongustaio e mi portava spesso da amici produttori. Lui stesso amava cucinare e sapeva farlo molto bene. Mio nonno paterno, invece, lavorava per una grande cantina del territorio di Montefano (MC) ed io ho bellissimi ricordi di quando andavo a vedere la vendemmia ed a vivere la magia di quelle giornate.
– C’è un episodio della tua vita che ritieni particolarmente significativo per il tuo percorso come persona, che ti ha segnato, contribuendo in maniera decisiva a farti prendere quelle decisioni che ti hanno portato dove sei ora?
Diciamo che quando sono arrivati i miei figli il desiderio di poter essere custode di conoscenza, sia in fatto di tradizione, ma anche di valutazione degli alimenti a livello sensoriale è cresciuto in maniera esponenziale. Volevo poter trasmettere loro il valore ed il principio del vero agroalimentare.
– Quando e perché hai deciso di aprire “Perbacco”? Nel 2014, in piena crisi e mentre le aziende chiudevano, io ho deciso, completamente in controtendenza e con tanto coraggio, che comunque il mio obiettivo sarebbe stato quello di divulgare la conoscenza e la consapevolezza nei consumator. Per farlo avevo bisogno di una “base operativa” dove incontrare le persone, parlare ed illustrare le varie eccellenze di cui mi occupo.

– Quali sono le principali difficoltà che stai riscontrando nel tuo lavoro di tutti i giorni?
Le difficolta maggiori arrivano dal fatto che molte persone sono convinte di trovare in grande distribuzione prodotti sani e nutrienti al pari di quelli venduti nei negozi come il mio. Ovviamente non dico che la GDO venda solo veleno, ma i prodotti, spesso e volentieri, sono standard, omologati, tutti uguali. Il consumatore ha perso il vero gusto di quell’alimento ed io a volte faccio fatica a far capir loro come realmente stanno le cose; ad esempio, nel caso dell’olio extravergine di oliva, spesso i consumatori sono convinti di poter acquistare un buon prodotto a cifre che si aggirano attorno ai 5 euro a bottiglia…ma purtroppo la realta’ è ben diversa.
– Come sei arrivato a conoscere l’ONAV e cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
Ricordo bene e con molto piacere quei giorni: il mio carissimo amico, l’enolgo Simone Schiaffino, conoscendo la mia grande passione per il mondo dell’analisi sensoriale, mi chiamò e mi sottopose il progetto O.N.A.V.; l’organizzazione Nazionale Assaggiatori di vino non esisteva nelle Marche e ci demmo un gran da fare per organizzare un primo corso per aspiranti assaggiatori che, ovviamente, frequentai con successo.
In seguito sono rimasto consigliere per altri due anni circa e poi, per problemi familiari, mi sono fatto da parte; nel frattempo, per vari problemi interni alla delegazione, l’O.N.A.V Ancona smette di fare quasi del tutto la sua attività, finché, nelle votazioni del 2014, con grande gioia sono stato eletto Delegato di Ancona.
Un’esperienza che ho portato avanti con passione ottendo ottimi risultati che mi hanno permesso di crescere ulteriormente come persona e come figura professionale.
– Cosa stai cercando di fare ora, anche tramite le altre assocciatori di assaggiatori che stai coinvolgendo?
Attualmente sto cercando di portare le associzioni del G.I.A (Gruppo Italiano Assaggiatori) nelle Marche, in modo da poter creare un polo del gusto ed organizzare serate di assaggi non solo con il vino, ma anche con formaggi salumi, etc… Voglio riuscire, in questo modo, a guidare maggiormente il consumatore nel riconoscere ed apprezzare il nostro patrimonio agroalimentare.

– Che risultati hai conseguito fino ad ora con le tue attività?
Innanzitutto una crescita personale non indifferente. In secondo luogo, i miei titoli aumentano e con essi il mio bagaglio culturale: oltre alla patente di Assaggiatore O.N.A.V. oggi sono anche Sommelier A.I.S., sono Assaggiaotore di Olii d’oliva, iscritto all’albo dei tecnici esperti assaggiatori degli oli di oliva vergini ed extravergini, ho completato il percorso formativo da tecnico Assaggiatore di salumi e, a breve, conseguirò anche il diploma di Assaggiatore di Formaggi.
Sono molto orgoglioso di aver portato nel piccolo paese dove vivo e lavoro, associazioni Nazionali molto importanti che hanno messo in risalto il nome di
Polverigi con articoli su siti e riviste specilizzate ed all’interno degli ambienti di settore.
La speranza è quella di ottenere una maggiore attenzione e la collaborazione da parte delle istituzioni e della proloco per continuare a crescere in questo ambito.

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– Cosa ami maggiormente del tuo lavoro?
Senza dubbio spiegare alle persone le qualità delle mie proposte ed il valore degli alimenti e dei vini Biologici.
– Quali sono i prossimi obiettivi?
Sinceramente sono molto soddisfatto della risposta da parte del pubblico alle mie proposte, anche per quanto riguarda le degustazioni e gli abbinamenti; purtroppo il locale comincia a starmi stretto e le persone aumentano, quindi…chissà…
– In ultimo…vino preferito, formaggio a cui non puoi resistere e salume top per te?
Ho una passione per tutte le tipologie di Verdicchio, dal base alla riserva, ed amo anche quelli passati in legno. Un buon pecorino è un formaggio a cui sono molto legato e che amo particolarmente, ma anche i formaggi muffati e caprini mi piaccono moltissimo. Come salume scelgo sicuramentte il ciauscolo spalmabile: per me è assolutamente il top.

Grazie Luca, ti aspettiamo presto con il tuo primo articolo della nuova rubrica “TradizionInnovazione”.
Siamo davvero curiosi di approfondire tanti temi assieme a te…
A presto!

# LifeInNorway – 10.10.2016: Simply Italian Great Wines

#SimplyItalianGreatWinesNorway, il 10 ottobre a Oslo

Dove c’è buon vino, dove c’è buon cibo, c’è sempre il vostro CulturAgroalimentare.com!!
Che sia in Italia, in Norvegia o ovunque io mi possa trovare, come una calamita finisco spesso per attrarre notizie, eventi ed avvenimenti interessanti dal punti di vista Agroalimentare.

E così quest’oggi vi giro il comunicato stampa di un interessantissimo evento che si terrà ad Oslo dopodomani (lunedì 10 ottobre), al quale avrò il piacere e l’onore di partecipare: il primo Simply Italian Great Wines Norway!

NORVEGIA: ITALIA AL PRIMO POSTO TRA I PAESI ESPORTATORI DI VINO
Un mercato in continua crescita che punta alla qualità dei nostri prodotti

Il 10 ottobre si terrà ad Oslo, presso la prestigiosa e suggestiva Gamle Logen, la prima edizione di Simply Italian Great Wines Norway organizzata da I.E.M. (International Exhibition Management) società veronese leader nella promozione del vino italiano sui mercati internazionali.

Per la prima volta, dunque, la collaudata formula dei Simply Italian Great Wines approda in Norvegia con una trentina di aziende provenienti da diverse regioni italiane ed un mirato programma con un seminario dedicato ai grandi rossi italiani, condotto dal Master of Wine Arne Ronold, seguito dal walkaround tasting entrambi dedicati a operatori del Monopolio, importatori, ristoratori, sommelier rappresentanti della stampa e opinion leader.

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La Norvegia è un mercato in costante crescita soprattutto per quanto riguarda l’importazione di vini Made in Italy di qualità e quindi un Paese interessante per le aziende italiane che intendono allargare i loro sbocchi commerciali.

Il Paese scandinavo infatti si posiziona al sesto posto, prima della Cina, per importazione di vini italiani con una domanda del valore di 126 milioni di euro nel 2015 (fonte: Wine Monitor).

I dati relativi all’export di vino italiano per il primo semestre del 2016 registrano un aumento, sia in termini di volumi sia in termini di valore: gli spumanti sono quelli che tirano maggiormente (+25% in volumi e +22% in valore), seguiti dal vino in bottiglia (+1,6% in volumi e +3,8% in valore) e dal vino sfuso (+1,5% in volumi e +2,4 in valore) (fonte: Il Corriere Vinicolo).

I Paesi scandinavi sono un’area nuova nel nostro calendario eventi – spiega Marina Nedic, Managing Director di I.E.M. e la Norvegia è un mercato particolare per la presenza del Monopolio, l’unico organismo autorizzato alle vendite al dettaglio di alcolici con gradazione superiore ai 4,7% vol., pertanto siamo contenti di essere riusciti a portare anche qui parte dell’identità italiana rappresentata dai nostri prodotti vinicoli.

Siamo più che convinti che questa sia una grande opportunità per le aziende partecipanti per far conoscere i loro prodotti sul mercato internazionale e potersi confrontare con gli operatori di settore”.

Negli ultimi anni il vino italiano ha goduto di una forte spinta nelle vendite fino a superare il primato che per anni ha mantenuto la Francia; una tendenza che sembra destinata a proseguire considerato il crescente interesse dei consumatori norvegesi per i vini italiani e l’ampia e variegata offerta che i nostri produttori possono esprimere e che ancora non è conosciuta.

L’incontro – conclude Marina Nedic- avverrà nella suggestiva Gamle Logen che significa Casa della Cultura: quale luogo migliore se non proprio la casa della cultura per promuovere e far conoscere i vini, i territori e la cultura del vino italiani.”

Le aziende partecipanti sono:

Brunello La Togata (Toscana); Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (Toscana); La Sala (Toscana); Le Macioche (Toscana); Masciarelli (Abruzzo); O.M.T. (Veneto); Parol Vini (Veneto); Sani (Veneto); Tenuta San Jacopo (Toscana); Tenute Falezza (Veneto); Villa Mattielli (Veneto); Diwinexport: Antica Cascina dei Conti di Roero (Piemonte), Azienda Agricola Camparo (Piemonte), Azienda Agricola Giovanni Boroli (Sicilia), Azienda Agricola Marini (Calabria), Cascina Alberta (Piemonte), Filodivino (Marche), L’Autin (Piemonte), Podere 29 (Puglia), Prosecco Ardenghi (Veneto), Società Agricola Lovera (Lombardia),Tenuta Tamburnin (Piemonte); I.ter Camera di Commercio di Udine (Friuli Venezia Giulia): Cà Tullio, Castellargo, Piera Martellozzo, Reguta di Anselmi.

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Con il mio blog, assieme a due collaboratori, sarò presente già dalle 11.00 per una degustazione guidata, tenuta dal Master of Wine Arne Ronald: “L’esperienza della diversità italiana”.

Seguiranno aggiornamenti su questo interessantissimo evento, quindi….Stay tuned!!

Non è un paese per bevitori…

Le bevande alcoliche in Norvegia

Che siate immancabili sostenitori del bicchiere ai pasti, amanti di una birretta ogni tanto o che facciate uso di un goccio di vino giusto per cucinare, in Norvegia l’acquisto di bevande alcoliche è normato da una serie di leggi precise e, di fatto, decisamente ostacolato.

Tutte le bevande alcoliche con una gradazione superiore ai 5 gradi, per esempio, si possono acquistare solo nei bar/ristoranti o all’interno del Vinmonopolet: una rete di negozi gestiti direttamente dallo Stato.

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E’ il Governo stesso, quindi, che decide che tassazione imporre sulle bevande alcoliche e se ho ben capito è di almeno 10 euro a bottiglia, per tutti i prodotti con meno di 22 gradi.

Volete portare vino o alcolici dall’estero?
Visitate prima l’apposita pagina di Toll.no onde evitare brutte sorprese…

Tornando ai Vinmonopolet, questi negozi sono in grado anche di fare consegne a domicilio in tutto il Paese, anche nei centri abitati più sperduti. In tal modo, anche gli abitanti dei piccoli paesi che sono sprovvisti di un Vinmonopolet o ne hanno uno di piccole dimensioni e con un assortimento ridotto, possono richiedere ciò che fa parte del “catalogo generale”, con costi di spedizioni uguali in tutto il Paese.

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E’ lo stesso Vinmonopolet, inoltre, che organizza eventi “ufficiali” o corsi sul vino o sui distillati.

Il problema principale è che questo tipo di negozi osserva un orario abbastanza ridotto ed una chiusura totale dalle 15.00 del sabato alle 9.00 del Lunedì.

Se a questo uniamo il fatto che la vendita delle birre (possibile solo in supermercati da una certa metratura in su che, però, la Domenica sono chiusi) è vietata dopo le 20.00 durante la settimana e dopo le 18.00 il Sabato…capiamo subito quanto possa esser facile ritrovarsi in crisi nel week end…

Bisogna, inoltre, considerare che nei bar è possibile tranquillamente pagare oltre 13 euro per un bicchiere di vino (senza alcun accompagnamento o stuzzichino) e nei ristoranti il costo di una bottiglia può tranquillamente partire dai 50 euro….

86 - Pinot Noir neozelandese a cena con Matt - fronte 89 - Pollo preso a cena con Matt

Ok, ma ci sarà qualcosa tipo il Tavernello….no?!?!
NO!
Niente Tevernello! Per cucinare (o in caso di disperazione) nei supermercati vengono venduti vini leggermente dealcolati (gradazione inferiore ai 5 gradi), il cui commercio segue quello degli altri alcolici (cioè, niente vendita dopo le 20.00 in settimana e dopo le 18.00 il sabato) e la cui “modica cifra” normalmente parte dagli 8 euro a bottiglia.

Si, avete capito bene: niente vino in cartone, ma, in compenso, una versione “indebolita” di un Tavernello la pagate circa 8 volte…

Wow!! Allora voglio fare l’importatore in Norvegia!! Sai quanta “cresta” ci posso fare?? Ok, se avete intenzione di trasferirvi qui, aprire una società in Norvegia, dedicare tempo, soldi ed energia a quest’impresa…in bocca al lupo: sarà un percorso ad ostacoli. Più facile, invece, sarebbe provare a diventare importatori di prodotti che la Norvegia non è in grado di prodursi da sola.

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Altra cosa che vi può portare ad esser “guardati male” è bere alcolici a pranzo durante la settimana: solo gli alcolizzati lo fanno! Non solo, ma è proprio vietato per legge all’interno degli uffici… Dato che qui è piuttosto normale disporre di una cucina e di un frigorifero nello spazio comune dell’ufficio, di norma non si va “a mensa” o al bar/ristorante per la pausa pranzo (che dura circa 30 minuti, perchè il norvegese medio sta in ufficio più o meno 7 ore al giorno: dalle 9.00 alle 16.00/16.30, pausa pranzo inclusa), quindi potrebbe sembrare normale portarsi una birretta da consumare durante lo spuntino di metà mattino (il “pranzo” si fa alle 11.30), no??!!??
NO!!
Non si può fare: è illegale!! Se il vostro capo dovesse vedervi, potreste passare guai….IMG_20150914_204548

Il grande “rispetto” nutrito nei confronti dell’Alcol da questo popolo, sembra derivi direttamente dallo spirito vichingo: i Vichinghi, infatti, bevevano quasi esclusivamente bevande contenenti alcol per non bere acqua, la cui salubrità non sempre poteva essere garantita e per l’effetto vasodilatatore dell’alcol, che dava loro l’impressione di sentire più caldo ed affrontare meglio il freddo locale…

I popoli nordici sono noti per il grande rispetto per le leggi (a proposito: è illegale anche passeggiare con una bottiglia di vino o una lattina di birra aperte!), che fa si che la presenza di Politi (la Polizia) sia sempre estremamente ridotta. Tuttavia, nel week end….si scatena l’inferno e tutta la “repressione” ed il rispetto per le regole che ci si porta sempre dentro, vengono spazzate via per lasciare spazio all’unico modo con cui un popolo con un così forte senso del “self control” può lasciarsi andare: l’alcol!!!

In questo modo (e quindi, in generale, quasi esclusivamente nel week end) vi sarà più facilmente possibile parlare con qualcuno ed andare oltre la minima richiesta di informazioni turistiche (sono tutti sempre molto cordiali, ma parecchio chiusi). Il problema, ovviamente, è che gli eccessi, in un senso o nell’altro, non fanno mai bene e non di rado si assiste a scene poco esaltanti, con gente che vomita oppure che barcolla o si accascia al suolo.

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Ecco: questi sono i pochi momenti in cui vi capiterà di vedere la Politi in giro…e sono convinto che a molti maschietti una perquisizione da parte di certe poliziotte (più assomiglianti a bamboline di porcellana che a rudi “vichinghe”) potrebbe anche piacere… Ma questo è un altro discorso.

Altra cosa alquanto strana è l’abitudine, nelle feste private in appartamento, di portare l’alcol che poi si andrà a bere: non si porta l’alcol per gli altri, bensì per se stessi. Costando uno sproposito, ognuno si porta (e quindi consuma) il proprio vino/birra…. Bisogna tenerne conto, onde evitare di rischiare la propria incolumità bevendo qualcosa portato da qualcun altro.

Chiudo con una delle poche (forse l’unica) nota positiva sul mondo dell’alcol: la possibilità di consegnare presso appositi dispositivi, situati all’interno di tutti i supermarket, lattine (ed anche bottiglie di plastica) recanti il codice a barre norvegese, per ottenerne uno scontrino col quale esser pagati una corona/una corona e mezzo (tra i 10 e i 17 centesimi, in base alla dimensione dell’articolo) per ogni singolo pezzo.

Per questo motivo è frequente vedere, nel week end, barboni agire da “spazzini” a ridosso dei locali o delle vie maggiormente frequentate. Un modo per loro per fare qualche soldo e per mantenere più pulita la città.